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Rimini, a San Giovanni o si vince o si perde

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Meglio di così, non si può. Il Rimini vince, segna quattro reti, tiene la propria porta inviolata, ma soprattutto gioca un bel calcio. Avvantaggiato certamente da un Sasso Marconi imbarazzante. Una vittoria, la sedicesima in totale, l’ottava in casa, che permette ad Arlotti (nella foto) e compagni di volare a +9 in classifica, lasciando alle proprie spalle un terzetto composto da Fiorenzuola, Villabiagio e Imolese. Ed è proprio quest’ultima quella che deve impensierire di più i biancorossi: perché, come detto sull’ultimo numero, hanno ancora lo scontro diretto a favore e, rose alla mano, sono sicuramente più forti. Ma il Rimini ha qualcosa in più: la riminesità dei propri giocatori. Tutti, o quasi tutti, sono nati all’ombra dell’Arco d’Augusto o sono diventati figli adottivi e quindi hanno un sacro fuoco che in questi mesi è diventata l’arma in più. Grande merito, per questo, va dato al Direttore Sportivo, Pietro Tamai. Non solo è riuscito a riportare a «casa» pezzi da novanta, ma ha fatto spendere a Grassi anche un budget risicato. Adesso, però, l’importante è riuscire a tenere a freno i facili entusiasmi. I nove punti sono tanti e davvero il ritorno in serie C è vicinissimo. Ma sulla strada ci sono ancora dei trabocchetti, come quello di domenica che vedrà Scotti e compagni scendere sul campo della Sangiovannese dell’ex Real Rimini, Agostino Iacobelli. I toscani fino a questo momento, in casa, non hanno mai pareggiato: otto vittorie e sette sconfitte. Insomma, è una di quelle partite da prendere con le classiche molle. Dall’altra parte, invece, l’Imolese se la vedrà con i cugini del Romagna Centro, e forse, per la prima volta, da Rimini si tiferà Cesena. Forse.

Francesco Barone

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