Il Ponte

Il racconto di Natale di Caritas

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La porta della Caritas è sempre aperta. Non è un evento eccezionale, tutti i giorni, alla mensa, si siedono persone sole, persone in difficoltà per le quali un pasto caldo può fare la differenza. E tutti i giorni alla mensa della Caritas ci sono dei volontari che aiutano, porgendo un piatto, una parola gentile e un sorriso.

Ma ci sono dei giorni in cui aprire la porta della Caritas ha un significato diverso e sono i giorni di festa, i giorni dove ci si ritrova con i propri cari, in famiglia. Questi sono i giorni più difficili per chi è solo, per chi è in difficoltà, per chi vive per strada.

Che Natale è un Natale senza festa? Che festa è una festa che non coinvolge tutti? Che tutti siamo, se qualcuno viene escluso?”.

E questo, oggi più che mai, è stato il senso del Natale in Caritas.

Le porte della Caritas sono state aperte, anzi spalancate, per il pranzo del 16 dicembre dove oltre 200 persone hanno condiviso la tavola insieme al vescovo Mons.

Francesco Lambiasi e il vicario don Maurizio Fabbri, che hanno portato una vicinanza ed una testimonianza concreta fatta di gesti e di ascolto.

E poi ancora il 25 dicembre, nel giorno di Natale si è rispettata la tradizione ed il pranzo della mensa è stato più ricco del solito con le tavole apparecchiate a festa, e con un bel clima di rispetto ed amicizia per tutti.

Anche la sera del 31 è stato un momento importante per non lasciare nessuno da solo, con un brindisi ed un augurio di speranza perché il bello della speranza è che è di tutti, e ad essere in Caritas quella sera sono stati davvero tanti tra ospiti e volontari.

Già! I volontari e la loro grande disponibilità e voglia di fare. Ci sono i giovani, ci sono le famiglie, ci sono i gruppi degli scout, c’è anche chi, proveniente da un’altra città, organizza tutti gli anni le proprie ferie per esserci proprio in questi giorni.

E poi c’è stato chi, nella comunità diocesana riminese, ha fatto proprio l’appello del vescovo Francesco Lambiasi che in occasione di queste festività ha chiesto di non dimenticare gli ultimi e di “ accogliere un povero in casa, in famiglia per condividere una giornata così speciale con i fratelli che hanno bisogno, di non amare chi è in difficoltà solo con le parole ma anche con gesti concreti”.

Il Natale può continuare un giorno dopo l’altro, se ciascuno di noi si sente responsabile e chiamato in causa nel far sentire tutti parte di una storia di salvezza.

(Wi.Lu)

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