Il Ponte

Quella Promessa Sposa riminese

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E’stata La prima “Lucia” sonora de I Promessi Sposi cinematografici aveva sangue riminese nelle vene. Dina Sassoli, morta alcuni giorni fa all’età di 88 anni, è una delle presenze nel cinema italiano provenienti dalla città celebre in tutto il mondo grazie a Federico Fellini, ma che ha fornito anche altri importanti contributi al mondo dello spettacolo.
Nasce il 5 agosto del 1920 a Rimini e da ragazza non sembra avere particolari attenzioni nei confronti dello scintillante mondo della “settima arte”. Ma un concorso cinematografico promosso dall’Azienda Automa di Soggiorno di Rimini, dalla rivista Film e dalla casa di produzione Scalera Film, da lei vinto nel 1938, la porta a Roma come giovane attrice. L’esordio è in Follie del secolo (1939) di Amleto Palermi. Alcuni ruoli secondari in film come Kean di Guido Brignone e Miseria e nobiltà di Corrado D’Errico (ambedue del 1940) e poi il ruolo di una carriera, ovvero Lucia Mondello ne I Promessi Sposi diretto da Mario Camerini nel 1942, non la prima in quanto del capolavoro manzoniano esistono versioni filmiche in tempi “muti”, ma certo la prima Lucia ad avere a disposizione il parlato.
Seguono film ancora con Camerini (Due lettere anonime, 1945), Alessandro Blasetti (Nessuno torna indietro 1943; e Un giorno nella vita 1946) e Alberto Lattuada (Il mulino del Po, 1948, altro titolo di punta della sua carriera). Ritornò a Kean che recitò anche in teatro, grazie al film diretto da Vittorio Gassman nel 1956 ed ebbe anche la possibilità di lavorare, anche se in un piccolo ruolo, in una produzione internazionale in Mercoledì delle ceneri di Larry Peerce, interpretato nel 1973 da Elizabeth Taylor e Henry Fonda, filmetto trascurabile e non certo memorabile. Meglio ripensare alla sua feconda attività teatrale (oltre a Kean con Gassman e la Proclemer c’è anche un Cyrano dove ritrova sul palcoscenico Gino Cervi, il Renzo de I Promessi Sposi, oltre ad uno zio Vania di Gabriele Lavia) e televisiva (chi se le scorda Le sorelle Materassi di Mario Ferrero, annata 1973, ai tempi della gloriosa tv in bianco e nero, con Ave Ninchi e Rina Morelli?) e ripercorrere le sue ultime apparizioni cinematografiche in L’Agnese va a morire di Giuliano Montaldo (1976) e Voltati Eugenio di Luigi Comencini e Oggetti smarriti di Giuseppe Bertolucci, entrambi del 1980.
Per la vita privata (e gli anni della gioventù riminesi) non si hanno molte informazioni, per la discrezione della Sassoli. Le cronache registrano un breve e sfortunato matrimonio con il giornalista antifascista Silvano Castellani, ricercato dalla polizia e morto nel 1945, ed una passione per Massimo Serato, interrotta dall’entrata in campo di Anna Magnani nella vita sentimentale dell’attore.

Paolo Pagliarani

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