Il Ponte

Quaresima: il digiuno aumenta la carità

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La Quaresima si presenta come il tempo propizio per custodire e alimentare il fuoco della carità. La Chiesa indica tre strumenti, inscindibile tra loro, per vivere in pienezza questo tempo: la preghiera, il digiuno e la carità. È Papa Francesco stesso che ce lo ricorda.
Digiunare, cioè imparare a cambiare il nostro atteggiamento verso gli altri e le creature: dalla tentazione di “divorare” tutto per saziare la nostra ingordigia, alla capacità di soffrire per amore, che può colmare il vuoto del nostro cuore.

Pregare per saper rinunciare all’idolatria e all’autosufficienza del nostro io, e dichiararci bisognosi del Signore e della sua misericordia. Fare
elemosina per uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi, nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene. E così ritrovare la gioia del progetto che Dio ha messo nella creazione e nel nostro cuore, quello di amare Lui, i nostri fratelli e il mondo intero, e trovare in questo amore la vera felicità. ( Quaresima 2019)

La Carità ci aiuta a vivere questa relazione nei nostri rapporti quotidiani.
“L’esercizio dell’elemosina ci libera dall’avidità e ci aiuta a scoprire che l’altro è mio fratello: ciò che ho non è mai solo mio. Come vorrei che l’elemosina si tramutasse per tutti in un vero e proprio stile di vita! Come vorrei che, in quanto cristiani, seguissimo l’esempio degli Apostoli e vedessimo nella possibilità di condividere con gli altri i nostri beni una testimonianza concreta della comunione che viviamo nella Chiesa”.

Il digiuno che facciamo una volta alla settimana, privandoci di alcuni alimenti, deve richiamarci ad uno stile di vita corrispondente al Vangelo. “Non digiunate più come fate oggi… E’ forse come questo il digiuno che bramo… piegare come un giunco il proprio capo, usare sacco e cenere per letto, forse questo vorresti chiamare digiuno e giorno gradito al Signore? Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo…” (Is 58, 4-7; Cf Ger 14,12).

Ne avevano già parlato i Padri della Chiesa:
“Ma a che ti serve digiunare e fare astinenza dalle carni, se poi con la tua malvagità non fai altro che addentare il tuo fratelllo? Che guadagno ne trai, dinanzi a Dio, dal fatto di non mangiare del tuo, se poi, agendo da ingiusto, strappi dalle mani del povero ciò che è suo?”, San Gregorio di Nissa.

“Senza solidarietà, il digiuno è occasione di avarizia più che proposito di temperanza: poiché, quanto la privazione assottiglia il corpo, tanto ingrassa la tasca. Il digiuno senza misericordia, non è verità ma apparenza, poiché come insegna la Bibbia, là dove sta la misericordia, ivi pure è la verità. Il digiuno senza misericordia non è verità ma ipocrisia. Chi non digiuna per il povero inganna Dio. Chi digiuna e non distribuisce quello che, così facendo, ha risparmiato, ma anzi lo conserva, dimostra che digiuna per cupidigia, non per Cristo. Queste tre cose, preghiera, digiuno, misericordia, sono una cosa sola, e ricevono vita l’una dall’altra. Il digiuno è l’anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno. Nessuno le divida, perché non riescono a stare separate. Colui che ne ha solamente una o non le ha tutte e tre insieme, non ha niente. Perciò chi prega, digiuni. Chi digiuna, abbia misericordia”, San Pier Crisologo.

La quaresima è tempo di conversione personale e comunitario; un tempo in cui i poveri ci sono maestri. Il povero “non è un fastidioso ingombro, ma un appello a convertirsi e a cambiare vita”. Il povero non è una minaccia: è un grido di aiuto. Non è un impiccio: è uno stimolo. Non è un pericolo: è una possibilità di bene. È una spina, certo, ma anche una spinta per costruire insieme una città degna di essere definita umana.

La carità è il regno dell’ascolto, della prossimità della dedizione. Pertanto la carità è lo spazio della crescita spirituale, del dono gratuito di sé: ciò che ricevuto gratuitamente viene gratuitamente donato, condiviso genera una vita di comunione, costruisce la comunità fraterna, costruisce la Chiesa.

La carità allegerisce la nostra vita dal potere del consumismo, ci dice che ciò che siamo e ciò cha abbiamo non è nostro: ci stato dato da Dio perché lo mettessimo al servizio del bene comune, degli altri; ci suggerisce che non dobbiamo farcene schiavi, ma sono strumenti di libertà.

La carità apre alla comunione, sfida le nostre parrocchie, i loro stili di vita, quanto e come spendono per le loro opere come vivono, come ascoltano, come sono disponibili a dare tempo, a vivere in gratuità i propri spazi. Per questo la carità è gioia, è slancio, è vocazione alla prossimità, è la mano tesa ed è la mano che non smette mai di portare i pesi dell’altro.

La missione della carità è di sciogliere i legami di una chiesa potente per farla serva, di essere rimprovero vivente a una società dell’arrivismo e della concorrenza, del consumismo e dello spreco.

Una chiesa che fa spazio alla carità è una chiesa che si edifica come chiesa della carità e della comunione. Un cristiano che si esercita nel servizio è un cristiano che cresce nella carità. Perché alla fine questa è l’unica cosa che rimane.

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