Il Ponte

Quarantena, le suggestioni del Vescovo: Contro la pandemia dell’ego

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È il terzo pilastro dell’edificio quaresimale: l’elemosina. Si accompagna a carità e amore, suonata in sette note: gratuità, tenerezza, misericordia, intelligenza, concretezza, radicalità e trasparenza.
Miei carissimi fratelli e sorelle, dopo avervi parlato del digiuno e della preghiera, adesso dovrei parlarvi del terzo pilastro dell’edificio quaresimale: l’elemosina. Che – stiamo sereni – non è affatto coprire i rattoppi della giustizia con le pezze calde della carità. Amare il povero non significa assisterlo, significa promuoverlo.

Purtroppo oggi da noi l’elemosina è un cardo spinoso che spunta nel deserto dell’ingiustizia, come alibi a una solidarietà vera, concreta, gratuita.

Allora parliamo di carità, intesa come amore. Ma Amore con l’A maiuscola, che non è un vocabolo: è un vocabolario. Perché dice il tutto della rivelazione cristiana. Ne dice il principio e il fondamento, la meta e la strada, la profezia e il compimento, il centro pulsante e il tutto eccedente.

Amore è parola divina – Dio è Amore! e parola umana: chi non è amato e non ama, muore. È parola bilingue, divinoumana: vedi alla voce “Gesù Cristo”, Amore divino dell’uomo, Amore umano di Dio. Proviamo allora a cantillare le sette note dell’Amore, quale si è rivelato nell’evento capitale di tutta la storia: la Pasqua.

Primo, la gratuità. L’Amore di Dio è totalmente disinteressato. Dio ama l’uomo perché è Amore, non perché insegua un proprio, centripeto tornaconto. Potrebbe il sole non illuminare o il fuoco non bruciare? Chi contempla il Crocifisso scorge un amore tanto gratuito e sconfinato da apparire in-credibile: così Dio ha amato il mondo! Gesù, avendo amato i suoi, li amò fino all’estremo: carità eccessiva, sproporzionata, straripante. Il suo Vangelo parla chiaro. Neppure i torti subiti, le richieste esorbitanti, i soprusi sofferti, le violenze patite, le feroci persecuzioni dei nemici devono essere barriera all’Amore.

La gratuità si traduce in tenerezza.

L’Amore non si indurisce per ostinata volontà di autocoerenza e non si raffredda nella pura correttezza giuridica, ma si porge nei gesti caldi della più premurosa e affettuosa delicatezza. Cosa c’è di più tenero di Cristo che si china a lavare i piedi dei discepoli? o che si lascia spezzare e mangiare dai suoi come un pane fragrante? o che gradisce i baci e il nardo di Maria sui suoi piedi?

La tenerezza si prolunga nella misericordia. L’Amore è veramente tenero perché non giudica e non condanna. Tutto scusa, tutto sopporta.

Non si arresta di fronte alla miseria dell’amato, non vince soltanto il tempo, vince un nemico ancora più accanito: la colpa, l’incorrispondenza, l’infedeltà.

La misericordia si accompagna alla intelligenza. L’Amore vede quello che si può fare immediatamente. E vede quello che si deve fare con leggi giuste, con nuove strutture e riforme continue. Vede che a chi ti chiede un pesce gli devi dare la canna per pescare, e non un pesce bell’e fritto. Ma vede pure che non tutti sono in grado di reggere la canna per pescare.

L’intelligenza si incarna nella concretezza. L’Amore si fa gesto e storia, non scade mai a buonismo tenerone o a morboso sentimentalismo, ma raggiunge la persona, qui e adesso. Ci è richiesto un Amore tangibile, spicciolo, che traduca l’impulso emotivo nel servizio operoso, che non si ferma mai.

E non fermarsi mai nell’Amore significa andare molto lontano, nella direzione di una croce che salva.

La concretezza si fonda sulla radicalità. L’Amore che ha il volto e il nome del Crocifisso, al mondo dell’egoismo e della violenza, dell’interesse e del profitto, contrappone l’offerta di sé, la disponibilità totale e gratuita della propria vita, senza difese, senza limiti, senza revoche. Si regala, si spende, si consuma tutto fino a morire.

La radicalità si illumina nella trasparenza. L’Amore è la carità di Dio, non la nostra. Il nostro è vangelo – buona notizia – a patto che lasci trasparire l’Amore di Dio. Perché è questo che gli uomini cercano, non semplicemente il nostro. Che è troppo piccolo per dissetare l’arsura d’infinito, che brucia in cuore dell’umanità ferita e sfinita. Il nostro Amore può diventare grande, solo se sa mettersi da parte per attirare l’attenzione sull’Amore di Dio, non sul nostro.

Miei carissimi, ma non vi pare che se noi cristiani ci lasciassimo contagiare dall’antidoto di un Amore così, riusciremmo a sconfiggere la pandemia dell’Io egoista e autocentrato che ammorba il mondo?

Vi saluto Vostro +FrancescoLambiasi

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