Il Ponte

Giuida breve per la chiesa dei santi Bartolomeo e Marino detta di Santa Rita

5.00

autore: Pier Giorgio Pasini
fotografo: Luciano Liuzzi
editore: ilPonte
numero pagine: 32
stampato: novembre 2014
prezzo: 5 euro
informazioni: redazione@ilponte.com

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Descrizione

La chiesa dei Santi Bartolomeo e Marino, dai riminesi più conosciuta come “la chiesa di Santa Rita”, sorge in fondo a via Castelfidardo, una strada diritta tracciata nel XVI secolo, ora affiancata da edifici ricostruiti in gran parte dopo l’ultima guerra. Appare semplice e solida, quasi isolata al margine di un grande piazzale informe dovuto ad uno “sventramento bellico”: vi insisteva una caserma ottocentesca polverizzata dai bombardamenti del 1943. Per molti secoli questa zona è stata periferica e disabitata nonostante la sua vicinanza al centro cittadino; ora gode di una certa vivacità grazie ad una lottizzazione del primo Novecento e soprattutto alla costruzione in anni recenti dell’attiguo “mercato coperto” cittadino sull’area dell’ex convento di San Francesco, che sorgeva accanto al Tempio Malatestiano.

Nonostante le modifiche e i restauri l’edificio denuncia ancora molto bene la sua origine medievale e francescana dovuta alle Clarisse, che lo fecero ricostruire nella seconda metà del XIII secolo. Al suo posto esisteva già una chiesa monastica, sempre dedicata a san Marino; non sappiamo da quanto tempo, ma forse dai secoli più bui del Medio Evo, quando la devozione per questo santo scalpellino ed evangelizzatore era ancora viva nella città che tra i primi egli aveva contribuito a convertire al cristianesimo.

Fino all’inizio dell’Ottocento la chiesa è stata dedicata solo a san Marino; è molto antica e all’esterno reca chiari segni dei rimaneggiamenti subiti. Sulla facciata sono ben visibili due alte monofore gotiche cieche, ripristinate durante i restauri seguiti al terremoto del 1916; affiancano la finestra centrale che è molto più tarda (e che sostituisce un modesto rosone) e sovrastano il portale settecentesco; monofore simili e ugualmente cieche compaiono sui fianchi, il cui paramento murario compatto e uniforme (benché visibilmente ripreso in molti punti) è dovuto ad un accurato ripristino. L’abside, fondata sulle mura urbiche romane, è cinquecentesca, ma sorretta da contrafforti moderni, e moderno è pure il campanile.

 

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