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“Poste, speriamo che qualcosa possa muoversi”

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Adesso sì, adesso no. Ricordate la famosa barzelletta dei carabinieri e della freccia? Peccato che qui ci sia poco da scherzare. Perché la consegna a giorni alterni della posta, oggi sì domani no, sta creando disagi enormi. A chi la riceve, ma anche a chi la spedisce. Che non fosse un’idea brillante lo si era capito fin da subito. Bastava chiedere ai residenti di Cattolica o Misano, dove la sperimentazione è partita lo scorso 22 febbraio, per capire che sarebbe stato un mezzo disastro. “Il comune capoluogo non verrà toccato” dissero dalle Poste in un primo momento. In realtà da due settimane anche Rimini è schiava del singhiozzo.
“Purtroppo torniamo a parlare di recapito postale – attacca Francesco Zanotti, presidente della Federazione Italiana dei Settimanali Cattolici – nelle nostre redazioni non trascorre giorno senza che arrivino lamentele da parte degli abbonati. Al momento non siamo in grado di stabilire con esattezza quanto sia estesa la mancata consegna dei nostri giornali. Per noi ogni abbonato ha un valore incredibile, sia per il sostegno al giornale sia per il costante collegamento che tiene uniti tutti noi in una trama di amicizie e di rapporti che costituisce il tessuto connettivo dell’esperienza della Chiesa impegnata nel difficile mondo delle comunicazioni sociali. Ecco perché la consegna della posta diventa per noi fondamentale”.

Così facendo si mette a rischio il futuro dei settimanali e anche quello delle centinaia di persone che ci lavorano.
“Rischiamo tutti. E non lo diciamo per la nostra sopravvivenza, si intende, ma per il pluralismo di questo Paese, sempre più messo a repentaglio da normative che di fatto limitano la libertà di espressione. Ammettiamo la buona fede, e ci mancherebbe. Ma di fronte alla presa di coscienza di ciò che accade in conseguenza a un dato provvedimento non si può più fare finta di non sapere. A questo punto chi non interviene per evitare distorsioni e conseguenze non previste se ne rende responsabile. E poi, scriviamolo ancora una volta di più: non è solo questione di giornali. Si tratta di un servizio pubblico universale, in numerosi casi essenziale per i cittadini. Lo ammetto: ormai non so più trovare parole adatte per descrivere questa situazione che ha del paradossale”.
Anche i sindacati che in un primo momento avevano avvallato il progetto per cercare di mantenere più posti di lavoro possibile hanno sottolineato come tutti i cittadini devono poter contare su un trattamento uguale a tutti gli altri, con servizio certo, in grado di offrire le stesse garanzie e le stesse funzionalità che offre altrove.
“Il punto è questo: non ci sono cittadini che appartengono a serie diverse. Tutti devono poter godere dello stesso trattamento. Anzi, aggiungerei: chi si trova in situazioni oggettive di maggiore difficoltà dovrà essere aiutato a superare questi svantaggi. La preoccupazione rimane, tutta intera. Speriamo si muova qualcosa a tutela dei cittadini e delle loro libertà”.

Francesco Barone

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