Il Ponte

Plautus, il Festival fa sessanta

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Il teatro, inteso come luogo fisico e spazio di riflessione, è indispensabile per vivere

Della sua mancanza ce ne siamo resi conto in questi lunghi mesi, nonostante televisioni e web abbiano proposto innumerevoli iniziative: dalle repliche di storici spettacoli a monologhi creati ex novo.

Niente, però, è in grado di ricreare quel rapporto specialissimo – in grado di condizionare gli esiti di una serata e renderla unica – che s’instaura tra il pubblico e chi sta in palcoscenico. Per questo bisogna essere grati a quelle manifestazioni che non si sono rassegnate a sospendere l’attività e hanno deciso di misurarsi con le attuali rigide norme di distanziamento, accettando pure il rischio di consistenti perdite economiche per la forzata riduzione del numero di spettatori.

Tra coloro che non hanno rinunciato a organizzare una stagione c’è il Plautus Festival, che quest’anno ha raggiunto l’importante traguardo dei sessanta anni (è nato nel 1956): del resto, lo spazio dell’Arena Plautina – in località Calbano, ad appena un chilometro dal centro di Sarsina – ha tutte le caratteristiche per consentire il distanziamento. Di fatto è un teatro all’aperto (anzi, nell’essere un’oasi rispetto alla calura estiva della riviera sta uno dei segreti del suo successo), ma un sistema di tende mobili, che copre cavea e palcoscenico, consente le rappresentazioni anche in caso di maltempo: una garanzia non sempre assicurata dai tanti spazi di fortuna su cui hanno dovuto ripiegare in questi giorni pure gloriose istituzioni.

Anche se il numero dei titoli sono sei gli appuntamenti – non potrà rivaleggiare con quello delle scorse edizioni, la programmazione messa a punto dal direttore artistico Cristiano Roccamo, e che si snoda in un arco di tempo compreso da sabato 1 a martedì 18 agosto, offre un ventaglio di quel teatro classico che da sempre è stata la cifra distintiva del Festival.

Si comincia ovviamente nel segno di Tito Maccio Plauto, il grande commediografo nativo di Sarsina che seppe contaminare in modo efficacissimo la lezione della commedia greca con gli elementi popolari della farsa italica, esercitando nel tempo grande influenza su tutto il teatro occidentale. Il titolo scelto per l’inaugurazione è Aulularia (il sipario ogni volta è alle 21,30): una commedia che ha saputo ispirare i grandi della scena – da Molière a Totò, ma se ne è appropriato pure Walt Disney – di cui è protagonista Euclione, impegnato a difendere una preziosa pentola piena d’oro. La sua patologica avarizia, che lo spinge a spacciarsi per povero, rappresenta quasi un archetipo teatrale che, passando per Fazio della Lena di Ariosto, trova i suoi massimi rappresentanti nell’Arpagone di Molière e nello Shylock shakespeariano. L’allestimento, che porta la firma registica dello stesso Roccamo (è una produzione del Teatro Europeo Plautino, la compagnia ufficiale del Festival), è affidato a soli interpreti maschili, compreso il ruolo della figlia del protagonista: gli attori Massimo Venturiello, Massimo Boncompagni, Simone Cástano, Fabrizio Careddu e Ludovico Rohl. Nel secondo appuntamento, il 4 agosto, un grande classico: Il borghese gentiluomo, commedia di Molière il cui protagonista Monsieur Jourdain, divenuto ricco, aspira a nobilitarsi, divenendo così vittima di parassiti intenti a sfruttarne la dabbenaggine. Lo interpreta Vito, che dopo aver conquistato la popolarità con la televisione, frequenta sempre di più la scena teatrale. Sarà affiancato da Matteo Alì, Tamara Balducci, Filippo Beltrami, Leonardo Bianconi, Elisa Lolli, Giulio De Santi e Chiara Sarcona, per la regia di Gabriele Tesauri.

Con Lisistrata, sabato 8 agosto, entra in scena il greco Aristofane. In questa vicenda di emancipazione femminile ante litteram – la commedia risale al 411 a.C. – è una donna ad allearsi con le altre per porre fine all’interminabile conflitto del Peloponneso, che gli uomini non sono intenzionati a far cessare. Nello spettacolo di Nicasio Anzelmo (che cura traduzione, adattamento e regia) il testo si trasforma, concentrando l’attenzione soprattutto sulla guerra, in una sorta di monologo affidato a Marisa Laurito, con Mario Scaletta al suo fianco e Andrea Nicolini alla fisarmonica.

Ancora un’altra produzione del Teatro Europeo Plautino, il 10 agosto: Nerone, contraddittorio personaggio, che ha affascinato numerosi autori. Di questa rilettura, che tende a far luce su episodi veri o presunti (gli storici nutrono molti dubbi, ad esempio, sul famigerato incendio di Roma), è autore e interprete Massimo Boncompagni diretto dal regista Riccardo Bartoletti. Lo spettacolo si avvale, per la scenografia, dei contributi grafici forniti dalla cooperativa sociale L’Albero e la Rua di San Sepolcro.

Prometeo di Eschilo – in un adattamento di Patrick Rossi Gastaldi, che ne firma anche la regia andrà in scena il 12. Interpreti del celebre mito sono Ruben Rigillo, Silvia Siravo, Gabriella Casali e Alessandro D’Ambrosi, mentre protagonista è Edoardo Siravo, cui di recente è stato assegnato il premio alla carriera “Flaiano Teatro” 2020. Conclusione in chiave femminile, il 18, con La locandiera, commedia fra le più perfette di Goldoni. A vestire i panni di Mirandolina, donna di spirito e di buon senso, Amanda Sandrelli, mentre i suoi corteggiatori sono Alex Cendron, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, e le due commedianti Giuliana Colzi e Lucia Socci. Regia a quattro mani: Paolo Valerio e Francesco Niccolini, che ha curato anche adattamento e drammaturgia.

Da ricordare che molti di questi spettacoli sono audio descritti per il pubblico non vedente o ipovedente.

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