Il Ponte

Pensare per immagini

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Se qualcuno tra il pubblico si aspettava una tranquilla presentazione di un libro forse è rimasto deluso trovandosi nel vortice di immagini e parole in cui il filosofo Massimo Cacciari ha abilmente condotto. Nell’Aula Magna dell’Università di Rimini, il professore emerito di Filosofia all’Università “Vita e Salute S. Raffale” di Milano, non è partito da Generare Dio, il titolo del libro della collana “Icone. Pensare per immagini”, ma si è spinto oltre. Verso ciò che nel libro non c’è.

In che senso pensare per immagini?

“Innanzitutto bisogna distinguere tra le immagini, che hanno un significato evidente quasi diretto, e i simboli che invece provocano a pensare oltre, ci interrogano e inquietano continuamente. Inoltre il nostro cervello per pensare si appoggia spesso a delle immagini; e i simboli sono destinati a cambiare con il passare del tempo, con il mutare dell’immaginario collettivo e del sentire comune, dei nostri codici linguistici, con noi insomma”.

E la figura di Maria con il Bambino, che ha anche messo in copertina del Suo libro, come può spingerci a riflettere?
“È l’immagine che provoca di più a pensare. Sia per i filosofi che hanno studiato il cristianesimo, sia ai teologi la figura di Maria è sempre passata in secondo piano, come una un po’ sentimentale, quasi buonista. Invece Maria è straordinaria, è colei che ha permesso al cristianesimo di esistere”.

Dagli artisti Maria invece è stata molto raccontata.
“Sì, potremmo parlare di un vangelo fatto di immagini in un certo senso. I quadri e le statue riproducono certo quello che i Vangeli descrivono, ma riescono a raccontare in maniera più profonda la figura della Vergine”.

Quali sono queste caratteristiche che ci danno una prospettiva più a tutto tondo su Maria?
“Spesso è raffigurata con un libro, una donna che medita, o con espressioni di dubbio, di ritrosia, quella che poteva avere subito dopo le parole dell’Angelo. Maria deve superare il dubbio per accogliere l’annuncio. Non dobbiamo pensarla come una predestinata. Tutto ciò che nel Vangelo avviene va letto nella più completa libertà”.

Quando ci si riferisce a Maria si parla del suo atto di Fede.
“Esatto. Il suo è un libero atto di fede nell’impossibile, cioè nell’annuncio dell’Angelo. Quale sicurezza può dare credere nell’impossibile? Eppure credere nel possibile lo facciamo tutti, per andare avanti nella nostra vita. La fede nell’impossibile si conquista con il dubbio e l’angoscia”.

Quali altre rappresentazioni di Maria particolarmente rilevanti puoi indicarci?
“Maria viene raffigurata sia come obbediente, ma sempre in dialogo con l’Angelo che porta il logos di Dio, la sua parola non i suoi ordini, sia come Domina che benedice il messaggero. Sono due variazioni sul ruolo della donna, personaggio fondamentale per l’incarnazione. Come fai a incarnarti senza il grembo di una donna? Maria è madre pensante e vivente che viene cum-crocifissa assieme al figlio”.

L’iconografia occidentale e quella orientale di Maria: in quali aspetti sono diverse?
“Nelle raffigurazioni occidentali i personaggi sembrano chiedersi: «Dov’è il Padre?», si fatica a immaginare la costituzione trinitaria. Si deve cercare il Padre nelle rappresentazioni di Maria e Gesù. Mentre nelle icone orientali la luce avvolge tutte le figure e ci mostra il Padre che ci è così più facile vedere”.

A chiusura dell’incontro, quando il pubblico iniziava già a controllare gli orologi e a indossare le sciarpe nonostante il caldo, Massimo Cacciari usa una parola che ci fa tremare un po’ dentro, che fa rizzare la schiena e stringere le spalle. Si domanda come abbia potuto la nostra civiltà immaginare la centralità della figura della donna – l’incarnazione, Dio che si fa uomo attraverso il grembo di una donna – e poi l’ha relegata nel posto che ha occupato per millenni. E poi dice quella parola. Scandalo. Sottolinea il paradosso di quello che la civiltà ha immaginato e quello che poi ha fatto.
La sfida della nostra civiltà e del cristianesimo allora è il credere nell’impossibile, l’affrontare il dubbio e la fatica che si porta dietro.

Lucia Zoffoli

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