Il Ponte

Paritarie, il divario è diseducativo

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Questo universo rappresenta circa il 15% dell’offerta formativa in provincia. E vanta una lunga tradizione. Una risorsa che rischia letteralmente di morire di miopia, più che di Coronavirus.

Le scuole paritarie riminesi hanno dovuto affrontare “in solitaria” le spese per il personale, per la didattica a distanza e i costi fissi di gestione. Ma “per continuare ad esserci, chiediamo di essere messi nelle condizioni di poterci essere, anche mediante i contributi che dalle istituzioni potranno pervenire, affinché la costruzione del futuro sia sostenibile da un punto di vista economico oltre che progettabile a livello psicopedagogico”.

L’appello è accorato, ma c’è qualcuno all’ascolto?

“Le scuole paritarie sono invisibili al governo nazionale e regionale. Non c’è rilancio se non è per tutti!” è lo slogan che ha animato le giornate delle scuole paritarie il 19 e 20 maggio. Le scuole Maestre Pie e Sant’Onofrio di Rimini, pur condividendo la linea delle presidenze nazionali Usmi e Cism, per rispetto degli studenti e delle loro famiglie, hanno deciso di non sospendere le lezioni e continuare l’impegno educativo. Ma il problema è drammatico e investe anche queste che sono vere e proprie “istituzioni” educative riminesi.

Se la questione non diventa un tema dell’agenda politica nazionale e locale, i rischi sono molteplici e dietro l’angolo. “Se è vero che l’Italia deve ripartire dalla scuola che cresce cittadini di uno Stato democratico, – affermano le Superiore Generali dei due istituti – allora è altrettanto vero che tutti devono aver l’opportunità di scegliere il proprio percorso scolastico senza essere per questo penalizzati. La crisi rischia di spazzare via una delle componenti fondamentali del sistema educativo italiano. È evidente che il protrarsi di questa condizione, giocoforza renderà difficilmente sostenibile il proseguo delle attività nelle nostre scuole. Le paritarie possono morire di Coronavirus. Il rischio è che a settembre i ragazzi non trovino le aule aperte. Significa quindi perdita di posti di lavoro, liste che si allungheranno per le scuole dell’infanzia e tanti costi per lo Stato per trovare posto a ragazzi dell’obbligo scolastico nelle statali”.

Non è solo una mera questione di numeri: la perdita di un’offerta formativa alternativa impoverisce la scuola statale stessa. “La scuola paritaria è una risorsa per tutti perché rappresenta una differenza, un’alternativa! Le Istituzioni dimostrino di tenere all’istruzione dei propri cittadini mettendoli nelle condizioni di poter scegliere. Non c’è vero rilancio, se qualcuno viene lasciato indietro!”.

Il nodo dell’insufficienza dei posti nella scuola comunale e statale, resta comunque un tema vero. 35 le scuole per l’infanzia aderenti alla Fism in provincia di Rimini.

Solo l’universo Karis Foundation conta 1.300 tra alunni (nella foto) e studenti, e impiega nel suo organico circa 230 persone fra insegnanti, maestre (circa 200) e personale amministrativo/scolastico (30).

Senza le scuole paritarie ci sarebbe un consistente aumento dei costi a carico dello Stato, che dovrebbe far fronte, con l’attuale corpo docente, gli attuali spazi e gli attuali servizi, ad un aumento consistente di alunni e studenti anche nel riminese. Nella scuola del dopo Covid è uno scenario possibile?

Alle criticità strutturali, per le scuole cattoliche si aggiungono poi i mancati o ritardati pagamenti da parte delle famiglie in difficoltà. Aggiunge Laura Colonna, presidente Fism provinciale: “Essendo le nostre scuole molto incentrate sulla relazione personale con le famiglie, si cerca di instaurare un dialogo per andare incontro alle vere necessità della famiglia, determinate dalla perdita del lavoro o dalla cassa integrazione”.

Durante le settimane di lockdown le scuole paritarie hanno affrontato con responsabilità l’emergenza, ma oggi chiedono un reale sostegno per poter continuare a essere una risorsa per ragazzi e famiglie. “Le istituzioni non possono dimenticare le scuole paritarie” rilanciano Maestre Pie dell’Addolorata e Suore Francescane, presenti con la loro offerta formativa anche a Rimini. Le Maestre Pie dell’Addolorata vantano 2.100 studenti nella sola provincia di Rimini, 700 in quella di Bologna, e 100 a Roma; le suore di Sant’Onofrio contano circa 600 alunni in Regione.

Peccato che all’enorme passione (e professionalità) messa in campo dalle scuole paritarie cattoliche riminesi non corrisponda altrettanta considerazione da parte degli enti. “Le scuole paritarie sono invisibili al governo nazionale e regionale”, denunciano le scuole paritarie Maestre Pie e Sant’Onofrio di Rimini.

Il Decreto ‘Rilancio’ prevede quasi 1,5 miliardi per la scuola statale, e un finanziamento del tutto inadeguato per le paritarie, scuole dell’infanzia (80 milioni) e per la primaria e secondaria (70 milioni), ma solo fino ai 16 anni. Un’amara constatazione che rischia di tagliare le gambe alla lunga tradizione scolastica cattolica che da secoli permea il Paese.

Rilancio sì, ma non per tutti. E se non è per tutti, che rilancio è?

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