Il Ponte

Parigi

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Parigi è sempre Parigi… Parigi val bene una messa… E così via: a parlare della capitale francese ti vengono in mente tante cose, oltre all’immancabile Torre Eiffel. Parigi è anche una notevole città cinematografica: ci hanno girato di tutto e di più e l’ultimo arrivato in ordine di tempo è il regista Cédric Klapisch (L’appartamento spagnolo, Bambole Russe) che dedica proprio il titolo della sua ultima fatica alla metropoli, assoluta co-protagonista assieme al numeroso gruppo di personaggi messi insieme in questa pellicola.
Cast francese delle grandi occasioni (Juliette Binoche, Romain Duris, Fabrice Luchini, Albert Dupontel, François Cluzet e qualche bella “francesina” assortita come Julie Ferrier e Olivia Bonamy: la Binoche la conoscono tutti, gli altri sono invece volti noti a chi frequenta il cinema francese) per questi 130 minuti di impaginazione corale dove lo spettatore segue vicende intrecciate: un ballerino con il cuore malandato, la sorella che si prende cura di lui, bancarelle di frutta e pesce al mercato con venditori innamorati, una fornaia un po’ “acida”, un professore invaghito di una bella allieva ed un architetto dalla lacrima facile. Molti chilometri più in là, in Camerun, un giovane africano vive con il desiderio di raggiungere Parigi ed i suoi familiari…
Amori, dolori, rimpianti, crisi, speranze, eventi felici ed improvvise situazioni luttuose, all’ombra della Torre Eiffel, sugli scalini del Sacro Cuore, per i bar e i bistrò, per le vie della città, persino nel grande mercato coperto all’ingrosso, dove si possono incontrare addirittura splendide fotomodelle alla ricerca di intriganti avventure diverse dal solito…
Parigi non offre certo nulla di nuovo rispetto ad altri film corali ambientati nella capitale e si nota un po’ di affanno nel raccontare così tanti personaggi in una “botta” sola, lasciando irrisolti inevitabilmente alcuni caratteri. Ma si notano alcuni tocchi di cuore (attenzione ad una cartolina in bianco e nero), diverse belle immagini della città con la macchina da presa che “vola” tra case, palazzi e monumenti e idee simpatiche come l’incubo “digitale” dell’architetto.
Klapisch mette in mostra piccole storie in una grande città, lo fa con professionalità e ci fa venir voglia di un trasferimento parigino, anche solo per comprare una bella “baguette” appena sfornata…
Colonna sonora con tocchi musicali cool jazzati “alla francese” e la dolente ed efficace Gnossienne n. 1 di Satie che sottolinea in più punti la dolente condizione del giovane ballerino Pierre (Romain Duris, l’attore preferito di Klapisch) che non riesce a darsi pace per via del suo “cuore matto”.

Paolo Pagliarani

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