Il Ponte

Parco eolico: tanto rumore, poche certezze

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C’è chi lo sostiene perché lo considera un’importante opportunità per il futuro, chi lo appoggia ma in modo timido, perché è un “male” necessario e chi, invece, ne demolisce l’idea senza se e senza ma, considerandolo come ciò che rovinerà irrimediabilmente il paesaggio e l’economia riminese.

Parliamo del cosiddetto “Parco Eolico”, il progetto di un maxi-impianto di produzione di energia elettrica ricavata dal vento da realizzare a Rimini.

Progetto “maxi” sotto tanti punti di vista: le dimensioni (59 pale eoliche fissate su piloni da 125 metri e con un raggio di 81), l’investimento e le ricadute occupazionali (le stime contenute nel progetto parlano complessivamente di un impegno da un miliardo di euro e di un indotto di circa 10mila lavoratori) e, soprattutto, le accese discussioni che gli ruotano attorno.

Questo Parco Eolico, infatti, vuole essere un impianto di tipo “offshore”, cioè realizzato in mare aperto, sulla scia di ciò che avviene in Nord- Europa. Ed è qui che nasce la questione: se il progetto sarà realizzato, avremo questi imponenti e futuristici “mulini a vento” davanti alla nostra costa, tra Bellaria e Cattolica, a una distanza che va da un minimo di 10 km a un massimo di 22 km dall’arenile.

Quale può essere l’impatto di un’opera del genere? Ambientale, visivo, acustico, sulle attività di navigazione e di pesca, sul turismo, da controbilanciare con l’esigenza, inevitabile, di aprire le porte al futuro dell’energia, quella rinnovabile, naturale, pulita.

Ed è proprio su questi temi che si sta giocando la partita, con dichiarazioni di politici, associazioni ambientaliste, operatori del mare e del turismo che si accavallano giorno dopo giorno. Una partita lontana dalla conclusione.

Per questo occorre fare un passo indietro. Prima dei pareri politici, delle contrapposizioni tra associazioni ambientaliste, delle proteste, occorre andare al nocciolo della questione: ha senso tutto questo a livello tecnico? Un impianto del genere ha senso di esistere lì dov’è stato pensato, a pochi chilometri dalla costa adriatica? Il dibattito sta andando nella giusta direzione?

Risponde, riflettendo su questi interrogativi, Gianni Gurnari, idrogeologo e ingegnere riminese. Dottor Gurnari, andiamo subito al cuore della questione. Ha senso un impianto eolico del genere nel nostro mare?

“La questione, ovviamente, è molto complessa e necessita di una premessa. Dobbiamo prima chiederci: perché l’eolico e perché in mare? Avendo detto di no al nucleare, sono tre le possibili fonti d’energia alternative ai C combustibili fossili: l’idroelettrica (energia ricavata dall’acqua), il fotovoltaico (dalla luce solare) e l’eolico. Per diversi fattori, però, la prima è molto difficile da realizzare in Italia, mentre la seconda ha il problema fondamentale che produce energia solo nelle ore diurne, mentre tutti noi, com’è ovvio, abbiamo sempre bisogno di energia, anche di notte. L’eolico, dunque, rimane l’opzione più percorribile, perché presenta diversi vantaggi, come una produzione importante di energia e in modo costante. Nonostante questo, però, non mancano gli svantaggi”.

Quali?

“Gli impianti eolici sono di grandi dimensioni, necessitano di tanto spazio, e questo produce inevitabilmente un impatto ambientale, acustico, visivo, ecc, difficilmente arginabile soprattutto nelle zone ad alta densità di popolazione. Proprio per questo, all’estero si sono sviluppati e realizzati progetti di impianti eolici ‘offshore’ in mare aperto. Ed è su questo esempio che si vuole realizzare il progetto a Rimini”.

E qui si torna alla domanda centrale: il progetto del Parco Eolico di cui si parla sarebbe un inedito, di quelle dimensioni, in Italia. Perché proprio a Rimini?

“Quella zona dell’Adriatico presenta elementi ambientali favorevoli. L’andamento dei venti è piuttosto costante, anche quando il mare è calmo rimangono presenti comunque le brezze al largo; per una vasta area la profondità del mare si attesta tra i 10 e i 30 metri, con fondali che si prestano per questo tipo di installazioni e, infine, la dimensione delle strutture, poste alla distanza dalla costa prevista dal progetto, in linea teorica non dovrebbe arrecare particolare danno da un punto di vista di impatto visivo.

La scelta di realizzare l’impianto davanti alla nostra costa, dunque, non è priva di senso. Partendo da questo, però, occorre fare un’altra riflessione: dobbiamo fare i conti, inevitabilmente, con un mondo che cambia e che si evolve, anche (e soprattutto) dal punto di vista dell’energia. Siamo tutti d’accordo che il petrolio non può essere la fonte d’energia del futuro, e abbiamo già a portata di mano alternative valide e la tecnologia necessaria. Eppure, come accade spesso in Italia, si tende a rifiutare, senza il necessario approfondimento del tema ma ancorandosi a reazioni istintive ed emotive, questa alternativa”.

Il dibattito sul Parco Eolico, dunque, sta andando nella direzione sbagliata?

“Qui si parla di strategia energetica per il futuro. Decisioni di questa importanza devono derivare da valutazioni compiute da chi è competente, da approfondimenti tecnici, da analisi che valutino concretamente e in modo oggettivo l’impatto che questo impianto può avere sul territorio. Quello cui stiamo assistendo, invece, è un dibattito lasciato alle emozioni e condotto cavalcando le sensazioni dell’opinione pubblica: se non si cambia il modo di approcciarsi a questa discussione, si rischiano decisioni sbagliate che costeranno tantissimo in termini di efficienza energetica nel nostro futuro. Le questioni tecniche del progetto devono essere approfondite dagli addetti ai lavori, con tutto il tempo necessario per arrivare a valutazioni chiare, precise ed oggettive, e solo a quel punto si potrà discutere sulla fattibilità, sostenibilità e validità di un progetto del genere. Siamo di fronte a un problema di cultura”.

In che senso?

“Dobbiamo ritrovare la cultura del vivere civile, il senso di comunità. Ricominciare a fidarci di chi parla a livello tecnico, di chi ha le competenze necessarie per darci informazioni concrete e riportare la discussione sul piano dell’oggettività, senza strumentalizzazioni. Per fare un esempio, si dice che l’impianto eolico rovinerà il turismo romagnolo: dove sono i dati oggettivi che lo dimostrano? Chi può sostenerlo in modo ‘scientifico’?

Ad oggi, nessuno. Eppure il dibattito su una scelta fondamentale di strategia energetica per il futuro ruota attorno a questo, a obiezioni avanzate da chi tecnico non è, da chi non è stato formato e non è competente per farlo. Solo cambiando l’approccio culturale si potrà tornare a decidere concretamente per il futuro. Al contrario, quella del Parco Eolico riminese rischia di essere un’altra discussione sterile, che ci impedirà, come comunità, di investire davvero sul domani”.

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