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Parco eolico, a Poggio Tre Vescovi cosa può girare?

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È un vento che spira dal 2009. E ancora non ha trovato la maniera di incanalarsi. Ma ora il progetto del parco eolico di Poggio Tre Vescovi (località di Casteldelci) ha ripreso a soffiare con nodi nuovi.
Il nuovo progetto porta sempre la firma di Geo Italia, la società italo-tedesca che da otto anni sta provando a far “girare” le pale all’impianto (che oltre al comune di Casteldelci coinvolge anche quelli di Badia Tedalda e Verghereto), ed è differente da quello precedente. Prevede infatti almeno la metà di pale eoliche, da 36 a 12-16.
L’impianto in origine doveva essere composto da 12 turbine, poi prese il volo e divenne faraonico: 36 turbine, alte 175 metri ciascuna, diventando la struttura più grande in Italia e la seconda in Europa. Per diversi cittadini e ambientalisti l’impatto ambientale e i costi elevati, non giustificherebbero il vantaggio in termini di risparmio energetico. Dopo il blocco del progetto e il ricorso al Tar da parte di Geo Italia, ora l’azienda – che prevede un investimento di 98 milioni di euro – ha presentato un nuovo progetto che comporterebbe sostanziali modifiche riduttive, sia a livello quantitativo che qualitativo, dell’impianto.
L’Unione dei Comuni della Valmarecchia si è espressa in materia con un documento più possibilista, rispetto alle posizioni nettamente contrarie espresse in precedenza da varie amministrazioni. Se Novafeltria e Pennabilli sono sempre stati più “morbidi” rispetto al Parco Eolico, spicca la nuova posizione del Comune di Casteldelci, in primis interessato dalla natura dell’impianto. “Ero imbestialito quando la ditta utilizzava approcci inappropriati, con interventi su singoli consiglieri e raccolta firme all’incrocio delle strade. – esprime la sua posizione il primo cittadino di Casteldelci, Luigi Cappella –  Il nostro territorio vive delle problematiche serie ma non intendiamo svenderci. Ora la dialettica è più condivisa”.
Nel documento dell’Unione è citato anche il Vescovo di San Marino-Montefeltro mons. Andrea Turazzi, il quale ha di recente affermato che i soldi non sono il male in assoluto, anzi se usati bene possono creare miglioramenti nelle condizioni anche ambientali.
Al documento è seguita una Conferenza di Servizi a Bologna. L’Autorità di Bacino Conca e Marecchia si è disciolta e ha trasferito le proprie competenze all’Autorità di Bacino del Po, la quale ha bisogno di tempo per studiare la documentazione relativa al progetto e alle criticità segnalate in precedenza. In totale sono 32 gli enti tra Toscana ed Emilia Romagna ai quali è stato presentato il progetto di Geo Italia. Andrea Gnassi, nelle vesti di presidente della provincia, è sempre stato chiaro. “Il tema richiede la ponderazione di posizioni egualmente condivisibili ma talvolta contrapposte: da un lato, l’incentivazione della produzione di energia da fonti rinnovabili e sostenibili, dall’altro la necessità che la realizzazione degli impianti sia inquadrata in un processo di pianificazione che tuteli il paesaggio, a maggior ragione quando questo presenta un elevato valore di natura ambientale, storica e culturale. Ora è evidente che l’area interessata, proprio per la sua bellezza naturalistica e paesaggistica, ha una vocazione turistica che non può e non deve essere compromessa”.
Per il sindaco Cappella il problema non è l’avifauna e neppure solo quello di deturpare i paesaggi (“i tralicci dell’alta tensione sfregiano di più”). Servono certezze. Ad esempio, “se si parte per investimento, non rimanga a metà. – conclude il primo cittadino di Casteldelci – Che l’impianto funzioni: purtroppo esistono in Italia diversi esempi di malfunzionamento. Terzo, l’impianto generi ricadute positive per i territori montani dell’alta Valmarecchia: custodia territorio, turismo ed ecosostenibilità”.

Paolo Guiducci

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