Il Ponte

Il nostro mare? Un unicum nel Mediterraneo

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La stagione estiva è ufficialmente partita e il nostro mare è tornato ad essere il protagonista della vita della Riviera. Come ogni anno, infatti, con l’arrivo della bella stagione si torna a parlare dell’Adriatico, anche se in un’ottica prettamente turistica: è pronto per accogliere la consueta ondata di vacanzieri? È ancora attraente e attrattivo in quel senso? Siamo ancora in grado di valorizzarlo?
Ma non c’è solo questo. Spesso, infatti, tendiamo a dimenticare che il nostro mare, prima di essere un “fattore strategico-commerciale”, è un elemento naturale vivo e ricco, che porta con sé una biodiversità e un mosaico di ecosistemi dalle caratteristiche peculiari se non, in alcuni casi, uniche. A descriverle e illustrarle nel dettaglio è il dottor Attilio Rinaldi, biologo e presidente del Centro Ricerche Marine di Cesenatico.

Dottor Rinaldi, cominciamo con una panoramica generale sul nostro mare.
“L’Adriatico è un mare molto particolare, ha una sua unicità anche a livello di Mediterraneo. È un mare composto da molti ecosistemi: la parte nord-occidentale, che riguarda quindi le regioni del nord Italia fino alle Marche, ha valori di salinità mediamente più bassi rispetto al resto del Mediterraneo, a causa delle acque del Po, mentre procedendo verso sud gradualmente gli apporti fluviali vengono a mancare e le acque sono più salate. Un altro elemento di originalità è legato alle coste: mentre sul versante orientale, da Slovenia, Croazia fino all’Albania, ci sono coste rocciose e arcipelaghi, su quello italiano abbiamo coste lineari e sabbiose. E anche questo è un elemento piuttosto peculiare, che si differenzia molto dalle altre aree”.

E per quanto riguarda le correnti?
“La corrente sale dal versante croato, entrando dallo Ionio, procede fino a lambire le coste dell’ex Jugoslavia e poi ricomincia a scendere sul versante italiano, fino a uscire nuovamente nello Ionio meridionale attraverso lo stretto di Otranto. Questo percorso della corrente è un elemento importante: in questo modo mentre sul versante orientale sono presenti acque generalmente più salate e quindi più povere di nutrienti, e quindi di plancton, sulle coste italiane le acque, trasportate verso sud, raccolgono quelle dei fiumi che sono ricche di azoto e fosforo, in grado di far fiorire i fitoplancton. In sostanza, dunque, l’Adriatico è molto peculiare: pur essendo molto stretto (il punto più largo è di circa 220 km) è costituito da ecosistemi molto diversi tra loro. A tutto questo, va aggiunto un altro elemento interessante che rende l’Adriatico un unicum”.

Di che si tratta?
“Nella parte settentrionale abbiamo un’escursione termica di ben 24-25 gradi tra le stagioni: in inverno arriviamo a 4-5 gradi, addirittura 3 in quelli più rigidi, mentre in estate si possono toccare, nelle stesse zone, i 30 gradi. Un’escursione termica che ha dello straordinario, e che è unica a livello mediterraneo”.

Come influiscono tutte queste caratteristiche sulla biodiversità?
“Come abbiamo visto, pur essendo un mare di limitata estensione l’Adriatico presenta aree dalle caratteristiche molto diverse, rappresentando un vero e proprio mosaico di ecosistemi diversi che fa del nostro mare uno di quelli con i livelli di biodiversità più elevati dell’area mediterranea. Spesso l’Adriatico viene dipinto come misero o povero, ma da un punto di vista naturale non è assolutamente così. Una ricchezza di biodiversità dovuta anche ad altri ecosistemi che sono adiacenti al mare e con esso hanno rapporti: mi riferisco alle lagune e alle dune, presenti nella fascia costiera che va da Trieste e Cattolica. Le lagune sono zone di riproduzione di massa di molte specie ittiche come la spigola, l’orata o l’anguilla che poi, una volta cresciute, tornano in mare, mentre le dune sono particolari ecosistemi terra-mare che presentano una straordinaria biodiversità, soprattutto per quanto riguarda le componenti vegetali”.

Questo il mosaico generale. Ma oggi, nello specifico, si registrano nuove specie o interi nuovi ecosistemi?
“Più che interi ecosistemi, si registrano nuove specie animali arrivate nell’Adriatico da altri mari attraverso migrazioni spontanee: ad esempio dal sud del Mediterraneo, a causa del riscaldamento complessivo dei mari e degli oceani, alcuni organismi termofili, che ricercano cioè le acque calde, hanno cominciato a trovare condizioni favorevoli anche nell’Adriatico, al contrario del passato: si pensi alla leccia, al tombarello o alla lampuga, che sono predatori. Va comunque detto che queste nuove specie, ad oggi, non hanno portato a squilibri da segnalare nell’ecosistema adriatico. E poi ci sono altre specie importate dall’uomo, volontariamente o meno”.

Ad esempio?
“Tra quelle importate volontariamente la più conosciuta è certamente la vongola verace, ormai comunissima nelle cucine dei ristoranti della Riviera (e non solo) ma che è di origine filippina e che, come intuibile, è stata importata per scopi commerciali circa 30 anni fa. Una scelta che, tutto sommato, ha portato benessere nel territorio in termini di commercio e lavoro”.

Quali, invece, le specie importate involontariamente?
“Soprattutto alghe, molluschi e crostacei che arrivano nei nostri mari attraverso le acque di zavorra dei grandi mercantili. Queste navi imbarcano ingenti quantità d’acqua, si parla di migliaia di metri cubi, nel porto di partenza e così facendo imbarcano anche larve, uova o alghe che poi vengono scaricate nei porti italiani d’arrivo. E così si diffondono organismi provenienti da tutto il mondo, le cosiddette ‘specie aliene’, anche se questo può portare a conseguenze spiacevoli”.

In che senso?
“Tra gli organismi importati c’è un’alga, la Ostreopsis ovata, che libera una tossina che può avere effetti negativi sulla salute umana: se respirata produce irritazione, più o meno intensa. Qualche anno fa, a Genova, circa 200 bagnanti furono ricoverati a causa di questa alga. Per fortuna nel territorio romagnolo non è presente, perché provenendo da acque tropicali ha bisogno di un livello di salinità maggiore per sopravvivere”.

Concludiamo con un tema importante: l’Adriatico in che misura risente del riscaldamento globale? Ci stiamo tropicalizzando?
“A livello globale assistiamo a un fenomeno generale chiamato ‘meridionalizzazione’, cioè il generale innalzamento della temperatura delle acque di tutti i mari. Anche l’Adriatico, dunque, ne è soggetto, e come conseguenza abbiamo l’introduzione, come già illustrato, di nuove specie nelle nostre acque. Un ulteriore segnale del processo di riscaldamento globale in atto, dovuto sia a un fenomeno di mutamento termico naturale (che non è inedito, fu registrato anche milioni di anni fa) sia a un contributo dell’uomo, che attraverso l’inquinamento si sovrappone a questo fenomeno, amplificandone gli effetti”.

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