Il Ponte

Non è un Super-parroco, ma un “facilitatore pastorale”

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“La penuria dei sacerdoti è un grande opportunità per una conversione del nostro modo di vivere la pastorale, un’occasione preziosa per scoprire nuovi ministeri e un ruolo diverso dei sacerdoti e dei laici nella comunità cristiana”. Il Vicario generale don Maurizio Fabbri (nella foto) giudica positivamente gli importanti cambiamenti che accadono in Diocesi, dove, anche se lentamente, è in atto una piccola rivoluzione. Le parrocchie fino a ieri fortemente condizionate dalla “cultura del campanile” sono oggi chiamate a collaborare, scambiarsi le esperienze e i doni che le caratterizzano.
Per questo sono nate le 21 “Zone Pastorali” e nei giorni scorsi il Vescovo ha nominato ufficialmente i Moderatori delle stesse

Ma quale ruolo hanno, quale il profilo di queste nuove figure?
“Mentre il Codice di Diritto Canonico prevede la figura del Moderatore, nel caso di più preti responsabili «in solido» di una o più parrocchie, mancano invece riferimenti espliciti a Responsabili specifici nel caso di “Zone pastorali”, composte da più parrocchie con il loro parroco. Il compito di colui che chiamiamo «Moderatore» di Zona Pastorale, si avvicina di fatto a quanto previsto per i Vicari Foranei”.

E in particolare cosa?
“Il Direttorio Pastorale dei Vescovi ritiene necessario che il Vicario foraneo abbia un grande spirito di disponibilità e di apertura e goda la stima e la fiducia dei suoi confratelli e, ancora, il Codice di diritto Canonico al can.555: «il Vicario Foraneo ha il dovere e diritto di promuovere e coordinare l’azione pastorale comune nell’ambito del Vicariato»”.

Alla luce di questi e altri riferimenti giuridici e pastorali, quale può essere il “profilo” del Moderatore?
“Occorre distinguere le due diverse situazioni. La prima, all’interno di una cura pastorale «in solido», si tratta di una figura con una vera e propria autorità affidata dal Vescovo e riconosciuta dagli altri Sacerdoti e dalle Istituzioni civili, come garante del progetto pastorale unitario che guida l’Unità Pastorale.
L’altra, appunto, nel contesto di una «Zona Pastorale» con parrocchie rette da singoli parroci, il “Moderatore”, anch’esso riconosciuto ufficialmente dal Vescovo, acquista un carattere di ‘facilitatore’ delle relazioni fraterne tra i sacerdoti e di promozione di forme di collaborazione pastorale interparrocchiale. In altri termini, il moderatore ha a cuore da una parte la relazione tra i confratelli, e dall’altra il coinvolgimento effettivo delle diverse comunità parrocchiali che fanno parte della Zona Pastorale”.

In entrambi i casi cosa c’è da attendersi dal “moderatore”?
“Un grande spirito di disponibilità e di apertura e che goda la stima e la fiducia dei suoi confratelli; una certa capacità di lavoro in equipe, di collaborazione nel lavoro pastorale; una buona spiritualità che aiuti i confratelli a coltivare lo spirito di preghiera, la passione apostolica, la carità pastorale”.

Qualcuno potrebbe chiedersi: ma non si pretende troppo?
“Certo, ma credo che assumere questo compito stimoli il prete stesso a crescere in una maggior apertura, senso di appartenenza al presbitério e alla Chiesa Diocesana”.

I sacerdoti “moderatori” sono stati indicati dai sacerdoti della Zona Pastorale ed hanno avuto la conferma del Vescovo. Rimarranno in carica tre anni. (GvT)

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