Credo in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore

16 marzo 2012 | 9:00
RIMINI: Credo in Gesù Cristo, sul unico Figlio, nostro Signore” è il titolo della seconda meditazione del ciclo quaresimale organizzato dalla Diocesi...
Credo in Gesù Cristo,  suo unico Figlio, nostro Signore
Credo in Gesù Cristo, sul unico Figlio, nostro Signore” è il titolo della seconda meditazione del ciclo quaresimale organizzato dalla Diocesi e che si è tenuto lunedì 12 marzo, presso la Chiesa di Sant’Agostino, stracolma, con tanta gente seduta anche a terra.
Ospite di questa serata, introdotto da don Mirko Vandi, direttore dell’Ufficio Diocesano Scuola, è stato padre Enzo Bianchi, Priore di Bose, teologo e biblista.
La scorsa settimana abbiamo approfondito il primo articolo della professione di fede: una fede in Dio che è Padre e Creatore. Questo è quello che abbiamo in comune con le altre religioni. Cos’ha in più il cristianesimo?
“Il cristianesimo ha una singolarità in più rispetto soprattutto a ebraismo e islam, le due religioni monoteiste. Quando noi professiamo la nostra fede, affermiamo di credere in Dio che è Padre di Gesù Cristo l’unigenito, che sta nella sua vita grazie al soffio dello Spirito Santo. A volte abbiamo la concezione di Dio che non è cristiana. Infatti Dio ci è Padre attraverso la generazione di Gesù. Nel prologo di Giovanni leggiamo che Dio nessuno l’ha mai visto, il Figlio ce lo ha definitivamente ‘<+cors>exeghetato<+testo_band>’, cioè <+cors>raccontato<+testo_band>. Quindi nessun uomo lo vede. Nell’Antico Testamento ci viene detto che “Chi vede Dio muore”. Ciò che afferma nel suo Vangelo, Giovanni lo ribadisce, con un altro termine, nella sua prima lettera: Dio nessuno l’ha mai contemplato. (1Gv,4-12). In tutti gli uomini di tutte le culture c’è al fondo la ricerca di un senso della vita, la ricerca di un divino, di Dio. Ma la ricerca non è sufficiente per trovare Dio. Molte immagini che l’uomo si è fatto di Dio sono perverse, non reali, non giuste. Per questo Dio si è ri-velato, ha alzato il velo. Ha parlato ad Abramo, ai Profeti fino a Giovanni il Battista, ma definitivamente attraverso suo Figlio. Questo per qualcuno è scandaloso. Dio è venuto non come apparizione, ma facendosi uomo, mortale, terrestre, in tutto simile all’uomo tranne che nel peccato”.

<+nero>Un solo Dio in tre Persone?
<+testo_band>“Il Dio dei cristiani è uno, sì, ma è un Dio che è nell’unità. È in una comunione in cui ci sono anche il Figlio e lo Spirito Santo. È un Dio che vuole un Tu davanti e questo Tu è Gesù, il figlio attraverso il quale Dio parla. Non è più un Dio trascendente perché si è fatto uomo. In Lui c’è un uomo, c’è un corpo glorioso, quello di Gesù di Nazaret. Anche i Padri della Chiesa dei primi secoli, lo affermano. Ippolito ci dice che il Padre si può conoscere solo attraverso il Figlio. Gesù non è stato solo un messaggero, un profeta, ma Egli è la Parola fatta carne che ha assunto la nostra condizione. Gesù ha ’evangelizzato’ Dio, lo ha reso buona notizia. Non basta affermarlo, occorre conoscere e credere in Gesù”.

<+nero>Ma chi è il Gesù in cui dobbiamo credere per arrivare a Dio?
<+testo_band>“È colui che ha dato inizio alla fede. Il primo nome dato ai cristiani (Atti 2,44) è credenti, in quanto essi si distinguevano per questa fede in Gesù di Nazaret. Il cristianesimo non disprezza le altre religioni, anzi, dialoga con esse. Ma non dimentica la verità e cioè che Dio si è fatto uomo in Gesù. Quando professiamo la nostra fede con il Credo noi confessiamo la fede in Gesù Cristo percorrendo tutte le tappe della sua vita. Crediamo che Gesù è stato un uomo, figlio del popolo. Ebreo, nato da una donna, proprio come noi. Ha vissuto una vita di bambino come noi imparando a parlare, a camminare, è diventato adulto. Ha poi iniziato a predicare e ha radunato intorno a lui una comunità itinerante fatta di uomini e donne comuni che risiedevano in Galilea ma che in occasione di certe feste particolari come la Pasqua, si recavano a Gerusalemme. Di Lui dicevano che era una Rabbi, cioè un maestro, che era un profeta in quanto era simile, nella sua predicazione, ai profeti dell’Antico Testamento. Da molti era considerato un inviato, un unto da Dio (in greco <+cors>unto<+testo_band> si traduce con <+cors>Christos<+testo_band>). Quindi lo chiamavano il Cristo o l’unto. Quest’uomo supponiamo sia nato nel 7 a.c. in un momento in cui Israele era vassallo dell’Impero Romano. Quando sembrava aver un certo seguito tra la folla fu catturato e condannato come un uomo che bestemmiava, nemico del Tempio, nocivo per la società. Condanna a morte che avviene il 7 aprile dell’anno 30 a.C. Ma il primo giorno dopo il sabato, le donne vanno al sepolcro e non trovano più il suo corpo. Questa è una vicenda che nessuno contesta, nessuno storico nega la storia di Gesù di Nazaret”.

<+nero>Fin qui perciò tutti dovrebbero credere in Gesù. E’ un fatto storico. Ma per i cristiani si va oltre…
<+testo_band>“Infatti i cristiani dalla storia devono passare alla fede. Dopo la scoperta della tomba vuota i discepoli si sono fatti delle domande, hanno riletto tutto quello che aveva detto Gesù in vita alla luce dell’Antico Testamento. Hanno capito che Gesù era davvero risorto come aveva annunciato. Gesù vivente si è fatto vedere in sembianze diverse (tanto che non lo riconoscevano) dai suoi amici e dalle donne al sepolcro ponendo solo delle domande. A Maria chiede: ‘Perché piangi?’ o ai discepoli di Emmaus ‘Ma cosa state dicendo?’ oppure ‘Avete da mangiare?’. Infine si mostra con i segni della passione. Questo per dire che anche di quello che ha patito nulla va perso. Dove c’è amore c’è sofferenza e sacrificio. La vicinanza ha un prezzo: la nostra fedeltà. Gli amici di Gesù accettano a caro prezzo la fede in Gesù: pagano con il martirio, le persecuzioni. È qui che la fede prende una regola. I cristiani cercano di rispondere alla domanda su chi è Gesù, ma la gente inizia a dire che è tutto un inganno e la Risurrezione è una bugia dei discepoli che hanno invece portato via il corpo. Siccome la croce è una vergogna si inizia a dire che quello che è stato crocifisso non è Gesù che è Dio, ma Simone il Cireneo. Si svuota l’Incarnazione dicendo che in croce è andato un altro perché Gesù è Dio! Eppure la croce è la spiegazione più vera della nostra fede”.

<+nero>Qual è quindi il Dio che Gesù ci ha fatto conoscere?
<+testo_band>“È amore. Un amore che l’uomo non può che accogliere perché non lo merita. Amore che c’è sempre e che si manifesta in Gesù nel suo farsi servo, nel suo lavare i nostri piedi e nel suo perdono. È un amore che ha fatto sì che Gesù morto scendesse agli inferi per annunciare la salvezza a chi non conosceva Dio. Gesù ci aspetta a braccia aperte e noi saremo salvi se accetteremo questo abbraccio. Se non c’è Gesù noi non possiamo essere cristiani, ma solo uomini religiosi”.

Isabella Rinaldi
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