Ragazzi, qui passa il treno della vita

05 luglio 2012 | 9:00
RIMINI: L’altra estate. Come tutti gli anni il “Treno della Grazia” ha inaugurato l’estate solidale, nel servizio, che caratterizza le ferie di molti giovani studenti. Da Rimini erano 41
Ragazzi, qui passa il treno della vita
Quando il treno è partito, quarantuno studenti delle scuole superiori riminesi, insieme a tre educatori e due sacerdoti, sono saltati a bordo. La destinazione? Loreto. Il convoglio è il “Treno della Grazia”, l’iniziativa è a servizio di ragazzi disabili. O meglio, “Loreto è un momento di riconciliazione con Dio: tutto accade grazie a Lui”.
La proposta Unitalsi Emilia Romagna - caldeggiata da Azione Cattolica (Movimento Studenti di AC e ACR) e CRF - scende in rotaia da ventisei anni. Quasi seicento ragazzi, tutti con abilità, sensibilità e motivazioni particolari, fra animatori e bambini, si sono lanciati in quattro giorni (dal 19 al 22 giugno) di “bans”, balli di gruppo, giochi, canzoni e momenti spirituali.
Sul treno partito da Piacenza c’erano giovani di realtà differenti, persino dalle zone terremotate dell’Emilia. A Rimini ha fatto tappa mentre i ragazzi e gli educatori, insieme a don Giampaolo Rocchi e don Massimiliano Cucchi, cantavano e ballavano energicamente, dopo aver ricevuto il saluto e la benedizione del vescovo Francesco Lambiasi.
“Una volta saliti in treno l’avventura si è messa in moto, anche per conoscere tante persone che come noi avevano deciso di mettersi in gioco” racconta Miranda Massani, 18 anni da Ospedaletto, studente al Liceo Classico e da tre anni impegnata nel Msac.
Dopo ore di caldo e canzoncine dall’altoparlante del treno, i ragazzi si sono catapultati nella piazza di Loreto con musica e balletti, in attesa della divisione in squadre e delle attività. Il tradizionale passaggio presso la “Santa Casa” è stato il primo dei numerosi e profondi momenti spirituali che hanno accompagnato il percorso. Oltre che essere guidato da “Maria”, il Treno aveva come filo conduttore una storia-tema: “Il sogno di un Falegname”, ispirata alla favola di Pinocchio, rappresentata da alcuni attori nel corso delle quattro giornate. Dal falegname Geppetto ad un altro famoso “falegname”, Giuseppe, il passo è stato breve, così come alla più famosa “famiglia”, quella di Nazareth con Maria e Gesù.
“Il pellegrinaggio di Loreto non è fatto solo di giochi e divertimento. - assicura la riminese Giulia De Filippis, 16 anni, all’esodio in Treno - Al centro c’è soprattutto una riflessione sincera sulla spiritualità intesa come donarsi con gioia e semplicità a chi ti sta vicino, valorizzando in ognuno il suo «cuore» e non ciò che appare esteriormente. In questo modo si può ricevere tanto e ancora di più dai ragazzi diversamente abili sempre disponibili ad un sorriso e custodi di infinito affetto da manifestare anche attraverso i piccoli rapporti quotidiani per poi riempirci di positività e amicizia da portare anche nel dopo-Loreto!”.
I canti urlati a squarciagola, le gambe che fanno male a motivo delle animazioni serali, i coriandoli gettati a piene mani durante la festa dell’ultima sera, le liturgie partecipatissime, alla faccia di chi dice che la fede è una cosa “da vecchi”: il “Treno della Grazia” porta con sé un sorriso dalla bimba sempre imbronciata e un po’ schiva, il tifo sincero ed entusiasta dei ragazzini durante il gioco, una giornata di sole rovente quando il meteo prevedeva pioggia torrenziale. Servizio, volontariato, preghiera, gioco e condivisione rivolta a ragazzi e bambini disabili: “i sentimenti e le emozioni suscitati da questa esperienza sono sempre molto forti e incisivi soprattutto se si vivono per la prima volta, ma anche se cercati e ricevuti ancora ogni anno non rischiano mai di cadere nella ripetitività o di deludere - concludono in coro Giulia De Filippis e Miranda Massani - in noi partecipanti si accende un’estrema necessità del clima di bontà, di bisogno reciproco e di condivisione”. Loreto fa conoscere e vivere tutto questo, su e giù dal treno.

Tommaso Cevoli
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