RIMINI: È di pochi giorni fa la sentenza della Cassazione n. 13 del 2010. Il mero fatto di non aver potuto scegliere di abortire nei tempi prescritti...
È di pochi giorni fa la sentenza della Cassazione n. 13 del 2010. Il mero fatto di non aver potuto scegliere di abortire nei tempi prescritti, da parte di due coniugi, per una tardiva diagnosi di malformazione fetale della figlia, nata poi con problemi agli arti inferiori, ha comportato un risarcimento del danno. A favore di entrambi i genitori è stato riconosciuto un indennizzo mensile per le spese occorrenti per il mantenimento della bambina, fino al momento del raggiungimento della sua prevista autonomia economica (fissata a 30 anni).
Si badi bene che non è stato risarcito il danno per l’handicap fisico della bimba (che per errore dell’azienda sanitaria non è nata sana), bensì il danno per non aver potuto esercitare il diritto all’aborto (nelle modalità di cui alla legge 194), che ha causato la nascita della bimba con handicap. Così è stato liquidato non solo il differenziale tra la spesa necessaria per il mantenimento di un figlio sano e la spesa per il mantenimento di un figlio affetto da deficit, ma una somma pari al fatto di dover “sopportare per intero un costo economico che altrimenti la coppia non avrebbe avuto”.
È stato riconosciuto anche il danno per la “nascita indesiderata”, che “determina una radicale trasformazione delle prospettive di vita dei genitori”, i quali “si troveranno esposti a dover misurare la propria vita quotidiana, l’esistenza concreta, con le prevalenti esigenze della figlia, con tutti gli ovvi sacrifici che ne competono…”.
Non so come si potrà guardare negli occhi quella figlia, con la consapevolezza di aver chiesto ed ottenuto un risarcimento del danno, per il solo fatto della sua presenza. Non so come potremo guardare negli occhi i nostri figli pensando al mondo che stiamo loro lasciando.
Eppure la legge 194 al primo comma sancisce il diritto alla vita, e pone limiti all’esercizio del diritto all’aborto. C’è da credere che non abbia un’attuazione conforme ai presupposti della legge stessa, cosa peraltro che avviene anche con la commercializzazione della pillola abortiva Ru486 al di fuori delle strutture ospedaliere.
Perchè di queste cose dovrebbero parlare solo i cristiani?
Stefano Spinelli