In Zimbabwe a scuola di solidarietà

25 luglio 2010 | 9:00
RIMINI: Dodici ragazzi delle superiori riminesi e alcuni loro insegnanti in Africa. Quindici giorni di campo di servizio presso l’ospedale di Mutoko. ’Progetto’ iniziato nel 1998 con lo sbarco in Albania, Tanzania ed Etiopia
In Zimbabwe a scuola di solidarietà
Non hanno fatto neppure in tempo ad incorniciare il diploma di maturità che hanno già le valigie pronte. No, nessun viaggio alla Muccino: l’aereo che decolla in direzione Zimbabwe e gli obiettivi sono chiari ben prima della partenza: vivere con grinta il tempo dell’estate dando senso allo studio attraverso pace, giustizia e solidarietà. Laura e Chiara sono pronte a volare in Africa per due settimane (dal 29 luglio al 13 agosto) insieme ad altri dieci ragazzi per portare ai loro coetanei e ai bambini più piccoli un po’ di quella esperienza che loro hanno già vissuto a scuola, in parrocchia, dentro Azione Cattolica e Fuci. Per non partire come un’Armata Brancaleone, il “check-in” lo hanno fatto prima in Vescovado: ad attenderli don Aldo Fonti, direttore dell’Ufficio Missionario, e la dottoressa Marilena Pesaresi, il “leone che sa” nella lingua africana. I volontari accompagnati dagli insegnanti di religione e Assistenti di Azione Cattolica Giovani e Ragazzi, don Giampaolo Rocchi e don Alessandro Zavattini, sono accolti insieme ai genitori.
“Due le attività principali che andremo a svolgere presso il villaggio di All Souls-Mutoko: - spiega don Giampaolo Rocchi, ancora alle prese con le valigie da preparare - costruire un ponte «da studente a studente» e «da scuola a scuola», potenziando alcune attività sportive e oratoriali nel villaggio vicino alla clinica; e individuare mini progetti per il sostegno della clinica, in particolare «Operazione Cuore» così da sostenere interventi al cuore per bambini da eseguire in Italia”. L’intenzione è quella di proseguire il rapporto, anche a distanza - assicura don Alessandro - “perché l’esperienza non sia né estemporanea né rimanga isolata e fine a se stessa ma continui a portare frutto in Italia e in Africa”, accopagnando l’opera attraverso iniziative, incontri e progetti di autofinanziamento a Rimini.
Attraverso attività diverse, in Tanzania gli studenti (tra i diciassette e i diciannove anni) sono riusciti nell’impresa di aiutare la realizzazione di un dispensario, un pozzo d’acqua potabile e iniziali forme di scuola di formazione nel piccolo villaggio di Guandumenhi, diocesi di Mbulu. “Tante scoperte, un’esperienza straordinaria: - è il commento entusiasta di Ambra Sartini, una del gruppo Tanzania - quello che ho ricevuto è ben superiore a quel poco che assieme ai miei amici ho portato laggiù”. Un’esperienza così fruttuosa non poteva essere abbandonata: così dopo l’Albania e la Tanzania, i giovani sono sbarcati in Etiopia. Ed ora “puntano” sullo Zimbabwe.
Alla base del progetto ci sono forti motivazioni umane e sociali. “Ad esempio, c’è l’intenzione di promuovere delle forme di cittadinanza attiva come educazione alla mondialità, al dislivello socio-culturale ed economico tra nord e sud del mondo. - spiega il responsabile don Giampaolo Rocchi - viaggi di condivisione come «laboratorio» sono considerati importanti per formarsi ai diritti di convivenza civile, con riferimento ai contesti sociali sempre più multietnici e multi religiosi che i giovani riscontrano nei loro ambienti di vita (scuola, lavoro, tempo libero). L’educazione e la formazione ai diritti umani ed inalienabili della persona, sono poi una condizione per avviare una cultura di pace e giustizia, di solidarietà e di cooperazione internazionale”..
“La Chiesa è per definizione missionaria, anzi la garanzia dell’autenticità della Chiesa è che essa sia missionaria! - aggiunge il direttore dell’Ufficio Missionario diocesano, don Aldo Fonti - È la passione e lo slancio di questa Chiesa che si vuole incontrare, condividere, sperimentare e, in un qualche modo, sostenere. I «campi-viaggi» non si caratterizzano come un’azione di «proselitismo», l’intento in realtà è quello di porre domande e suscitare scelte e atteggiamenti liberi nelle persone”.
I dodici ragazzi a All Souls-Mutoko saranno impegnati con l’animazione per bambini orfani e altri amici, ma anche per imboccare, cambiare i vestiti e giocare. E ancora lavori di giardinaggio, di falegnameria e idraulica. Due di loro indosseranno camice bianco e cappellino d’ordinanza per aiutare la cucina dell’ospedale, altri saranno impegnati a scuola e nell’allestimento di campi sportivi. Ce n’è per tutti e per tutti i gusti, in questa palestra di condivisione, creatività e gratuità. (p.g.)
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