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Insieme per ripartire

09 gennaio 2010

RIMINI: Una cinquantina di giovani riminesi (Ac e Papa Giovanni) insieme a migliaia di persone hanno partecipato alla 42ª Marcia per la pace...

Una cinquantina di giovani riminesi (Ac e Papa Giovanni) insieme a migliaia di persone hanno partecipato alla 42ª Marcia per la pace, promossa dalla Cei in collaborazione con Pax Christi e Caritas, e celebrata a L’Aquila l’ultimo giorno dell’anno. “Abbiamo ancora una volta voluto mostrare affetto e solidarietà verso questo territorio e la sua gente, - ci ha detto don Gigi Ciotti - in piena coerenza con l’appello del Santo Padre. Se si fosse rispettato e difeso il territorio, quella notte a L’Aquila molte vite sarebbero state risparmiate. Bisogna camminare nella giustizia per costruire la pace”.
Passando per i luoghi simbolo del terremoto, la Marcia ha sostato davanti alle macerie della Casa dello studente, ascoltando la testimonianza di chi quella notte ha perso tutto: il passato, il presente, il futuro. Migliaia di fiaccole hanno illuminato via XX Settembre, la “via dolorosa” degli aquilani: è scesa qualche lacrima non solo dai volti di chi guardando i resti della propria città ha rivissuto quei momenti drammatici ma anche di chi, venuto da lontano, si è sentito coinvolto, ha voluto condividere la tragedia. Dopo il buio del centro, la luce di piazza d’Armi, luogo che per mesi ha ospitato migliaia di sfollati: qui, l’arcivescovo di L’Aquila, mons. Giuseppe Molinari, ha presieduto la celebrazione eucaristica. Nell’omelia il vescovo si è rivolto alla sua gente: “Su l’Aquila, capitale del dolore, una grande croce si è innalzata, con su scritti i nomi di chi è stato ucciso dal terremoto, di chi ha perso casa e lavoro”.
C’è chi, tra le lacrime, ha ricordato le festività passate, vissute in casa con tutta la famiglia riunita; “oggi non c’è più nulla di quanto avevamo, ma noi ci siamo ancora, viviamo ancora. Per questo, uniti come stasera, possiamo rialzarci e ripartire”. Qualcuno ha confessato di aver preso parte alla Marcia solo perché spinto da un amico, “ma sono contento di essere venuto e di aver ritrovato quello spirito di condivisione e fratellanza che si perse dopo il 6 aprile”. Mentre i giovani fanno festa in attesa della mezzanotte, una volontaria della Caritas aquilana commenta: “Credevo che si fossero dimenticati di noi. Invece c’è stata molta gente, giunta da molto lontano, per darci sostegno e forza. La loro presenza ci darà il coraggio necessario per andare avanti”.

(Alessandra Circi - L’Aquila)

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