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La memoria allargata07 febbraio 2010 RIMINI: Nessuno mai giudichi ripetitivo il richiamo alle atrocità commesse nei lager... Nessuno mai giudichi ripetitivo il richiamo alle atrocità commesse nei lager. Nessuno mai si stanchi di ricordare quanto sia orrendo il baratro in cui gli uomini possono precipitare e far precipitare. Nessuno mai si limiti a guardare indietro senza poi guardare all’oggi e al domani, ove si possono annidare altre tenebre in grado di produrre altri guasti disumani. In quei lager si debbono sì leggere i segni della brutalità umana e della follia omicida, ma si deve percepire che tutto fu orrendamente reale, possibile, praticabile e praticato. Insomma allarghiamo la memoria, affiniamola, cerchiamo di mantenerla ben ancorata ai fatti quasi sempre tristissimi ed inquietanti. Qualche giorno fa, Elena Loewenthal, scrittrice ebrea, ha messo in guardia dal rischio o dalla tentazione di banalizzare Auschwitz, in una sorta di recinto sacrale o simbolico che finisce per stemperare paradossalmente il reale. “Nulla, là dentro, nel campo e nelle camere a gas e nei forni crematori, è mai stato un simbolo, ma soltanto una tremenda verità di carne e sangue.” I fatti devono essere nel cuore della memoria storica. Anche se i simboli possono interpellare, ma possono anche depistare. E questo va detto per rendere giustizia ad una memoria che non può confondere i contorni né scolorirsi nei simboli, né tantomeno limitarsi a ripetere frasi scontate. Questa “memoria” senza veli e anche cruda è quella - secondo Primo Levi - che dovrebbe evitare all’umanità di ricadere negli stessi abissi di male. |
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