RIMINI: I dati forniti dall’Unità operativa di Malattie Infettive. Lo scorso anno 5 decessi. Aumentano le infezioni da Hiv.
Aids e Hiv. Per molti sono la stessa cosa. Per molti rappresentano la stessa faccia della morte. Ma non è così. Perché si può essere sieropositivi, ossia si può aver contagiato il virus dell’Hiv, ma non per questo si deve essere ammalati di Aids. L’Human Immunodeficiency Virus, infatti, è il virus che distrugge il sistema immunitario e quando tutto il sistema di una persona è distrutto, allora quella stessa persona avrà contagiato l’Aids. Ma come detto, non è per forza una conseguenza. Quello che è certo è che nel 2010, di Aids si muore ancora. Anche a Rimini. Lo scorso anno sono stati cinque i decessi certificati.
“Ecco perché è fondamentale continuare a tenere alta la guardia - sottolineano dall’Unità Operativa di Malattie Infettive dell’Infermi -
vi sono ancora troppe persone che si accorgono dell’infezione quando iniziano a manifestarsi i sintomi della malattia, segno che la pratica del test quando si hanno comportamenti a rischio, è ancora troppo poco praticata”.
I dati
I numeri parlano chiaro: dal primo gennaio 2002 al 26 novembre 2010 sono state effettuate 488 diagnosi di nuove infezioni da Hiv. Di queste, 365 in persone di sesso maschile (74%).
“Si conferma il fatto che alla nostra Unità operativa afferiscono molte persone non residenti nel territorio della provincia. Ad esempio, secondo i dati del Centro Operativo Aids aggiornati a fine 2009, fra i residenti della provincia di Rimini vi sono stati globalmente 489 casi di Aids, mentre dall’ospedale ne sono stati notificati 700: i residenti sono dunque il 70 per cento circa dei casi. Stesso fenomeno per quanto riguarda le nuove diagnosi di infezioni da Hiv: delle 488 nuove diagnosi, 272 (il 56 per cento) sono state effettuate su residenti, le restanti su non residenti”. Globalmente presso “Malattie Infettive” afferiscono circa mille persone con infezione da Hiv e circa 850 sono in terapia antiretrovirale.
“Dai dati in nostro possesso, emerge che l’incidenza a livello provinciale è di 9.6 casi per 100mila abitanti”.
I commenti
Numeri importanti che portano a diverse riflessioni.
“La prima è l’aumento dell’età delle persone con infezione da Hiv. A livello regionale l’età media al momento della diagnosi è di 41 anni per gli uomini e di 35 anni per le donne e circa il 20 per cento delle nuove diagnosi viene effettuata in persone con più di 50 anni. A Rimini il 6 per cento delle persone a cui viene posta diagnosi di infezione da Hiv ha oltre 60 anni”.
Seconda considerazione, la trasmissione dell’infezione è ormai quasi esclusivamente sessuale. La tossicodipendenza è attualmente responsabile del 5 per cento delle nuove infezioni da Hiv. Vi è poi una scarsa percezione del rischio dell’infezione e solo il 25 per cento delle persone a cui è stata fatta diagnosi di infezione da Hiv aveva fatto il test per una individuale percezione del rischio. Ne consegue che in una quota rilevante di casi la diagnosi di infezione da Hiv viene posta quando già l’infezione è ad una fase molto avanzata.
“A Rimini, dal 2002 al 2009, si sono verificati 116 casi di Aids conclamato e di questi 78 (il 67 per cento) si sono manifestati in persone che non sapevano di avere l’infezione da Hiv. Dei restanti 38 casi solo 5 erano in terapia, mentre 33 persone pur sapendo di avere l’infezione non la stavano seguendo. L’avvento di una terapia efficace ha notevolmente contribuito ad una diminuzione della mortalità nei pazienti con infezione da Hiv. I casi di Aids osservati all’Infermi sono passati da 79 l’anno nel 1994 a 12 nel 2009. Il rischio di mortalità aumenta per i pazienti che si presentano tardivamente: nel 2010 vi sono stati 5 casi di morte, tutti in persone che si sono state ricoverate con Aids e che non sapevano di essere positivi all’Hiv. È dunque fondamentale non avere comportamenti a rischio, ma anche eseguire il test Hiv per ridurre la probabilità di una evoluzione dell’infezione verso la malattia”.
Inoltre essere consapevoli di avere l’infezione da Hiv mette la persona sieropositiva nelle condizioni di adottare comportamenti atti a ridurre la trasmissione dell’infezione. O almeno, dovrebbe.
Francesco Barone