Bello e possibile

25 aprile 2010 | 9:00
RIMINI: Allora è vero: un altro modo (e un altro mondo) è possibile. Solidale, festante, generoso...
Allora è vero: un altro modo (e un altro mondo) è possibile. Solidale, festante, generoso. Un mondo capace di donare, e con la gioia di ricevere indietro cento volte tanto. Un mondo dove i cuori e gli usci di casa siano aperti al prossimo: senza distinzione di condizione sociale, provenienza geografica, appartenenza culturale. Il Campo Lavoro Missionario, conclusosi domenica scorsa, ha costituito ancora una volta la dimostrazione concreta di questa alterità, bella e possibile, alla quale anelano le nostre stanche esistenze. Lo si leggeva negli occhi dei volontari che sudando e scherzando scaricavano cumuli di lavatrici, nelle grida dei bambini che giocavano nel container della carta; nelle risate dei ragazzi alla guida dei camion, nel caos dei mercatini, nei travestimenti, nelle musiche, negli spettacoli sul palco, negli applausi “alticci” sotto il tendone della mensa, nelle risposte consolatorie alle lamentazioni che arrivavano ai telefoni del Campo.
Nato in ambito ecclesiale, il Campo Lavoro è ormai diventato una festa di popolo che coinvolge migliaia di persone di idee e convinzioni diverse, o alla ricerca di un qualcosa in cui valga la pena credere. Per molti è un’espressione di fede, per molti altri semplicemente il desiderio di sentirsi utili, perché il solo pensiero dei 5 milioni di bambini che muoiono ogni anno per fame nel mondo fa accapponare la pelle a chiunque. Comunque la si pensi.
Una domanda spontanea nasce dal cuore: ora che il Campo è finito perchè non portare questo spirito nella vita di ogni giorno? Nel terzo mondo si continua a morire e, più vicino a noi, vivono migliaia di persone in condizioni di emarginazione, povertà, solitudine. Vengono in mente le parole di don Aldo Fonti quando dice che, dopo 30 anni di missione in Venezuela, adesso fa il missionario a Viserba. E viene una gran voglia di seguire il suo esempio. Senza bisogno di andare troppo lontano: basterebbe spegnere la tv, uscire di casa e bussare alla porta del vicino. Forse non conosceremo il volto di Cristo ma incontreremo qualcuno che gli somiglia parecchio.

Alberto Coloccioni
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