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Emergenza educativa

04 ottobre 2009

RIMINI: Di educazione si parlerà molto quest’anno. A Roma i vescovi la indicano come la priorità

Di educazione si parlerà molto quest’anno. A Roma i vescovi la indicano come la priorità attorno a cui costruire il prossimo decennio. Il Progetto culturale della Chiesa italiana, in un Rapporto appena pubblicato da Laterza, avverte che “abbiamo bisogno di educazione non tanto per essere buoni cittadini o buoni cattolici, ma semplicemente per essere uomini”.
Non è questione di saperi o di tecniche. Non si riassume in un elenco di regole fini a se stesse. Non è funzionale a generare consenso e docilità. Vive del quotidiano, è un cammino feriale, è l’aria che si respira, è fiducia - che non significa indulgenza - nelle nuove generazioni: fiducia appassionata, lucida e critica sulle possibilità e sugli stili di vita che il contesto sociale prospetta.
L’educazione plasma il modo di stare al mondo, di interpretarsi e di interpretare. Ha sete di adulti che accettano di essere tali, nonostante i problemi irrisolti che tutti ci portiamo dentro e che rimangono motivo di inquietudine, quando non di disorientamento.
Adulti la cui stabilità è legata alla memoria, incisa dall’esperienza, da storie di vita, da incontri, affetti ed appartenenze a un territorio e ad una comunità.
Adulti disposti a coinvolgersi con le generazioni di domani, a raccontarsi in sincerità e pazienza, a cercare le forme per poter condividere con rispetto e discrezione orizzonti di senso.
Adulti coscienti che prendere per mano non deve significare possedere, ma aiutare l’altro a realizzare la sua umanità e il suo destino, ad essere consapevole, autonomo e libero: non più bello, ma meno vuoto, perché meno dipendente dai mille condizionamenti e più sensibile al tempo e agli uomini con cui vive.
Da sempre il Ponte è attento a queste problematiche, ma quello che è l’impegno di tutta la Chiesa italiana è ancor prima il nostro impegno di educatori, genitori, insegnanti, giornalisti, ogni giorno a contatto con i giovani, le loro difficoltà, le loro speranze. Ai lettori chiediamo una partecipazione attiva e da protagonisti in questa riflessione. Siamo certi che non mancherà.

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