RIMINI: Terzo candidato a sfilare negli studi di IcaroRiminiTv. Metropolis, la trasmissione di approfondimento condotta da Gianluca Angelini ospita Maurizio Taormina. “Io via dal Partito Democratico. È stata una scelta di responsabilità”.
Terza puntata, analogo copione. Prosegue la carrellata televisiva dei candidati alla presidenza della Provincia di Rimini. Dagli studi di Metropolis, la trasmissione televisiva di approfondimento politico di IcaroRiminiTv, condotta da Gianluca Angelini, sfila un terzo candidato, quello che nel bene e nel male ha raccolto intorno a sé grande clamore: Maurizio Taormina. L’attuale vicepresidente della Provincia di Rimini, guidata dal PD, ha abbandonato il partito, fondandone uno nuovo di zecca, che lo vede alla guida: “Fare provincia”. Un caso anomalo, quello riminese, con l’attuale vicepresidente in carica che abbandona il suo gregge per mettersi in proprio. Questa scelta ha creato clamore da destra a sinistra, soprattutto ha fatto sorgere un interrogativo: come voteranno gli elettori del centro sinistra? Seguiranno le linee del partito, e fedeli alle scelte imposte “dall’alto” opteranno per Stefano Vitali? Oppure, riconosceranno il lavoro svolto dal vicepresidente e lo seguiranno, anche in questa che Taormina stesso definisce “Una scelta che lancia un messaggio di rottura molto forte”? Oppure si opterà per la terza via. Gli elettori del centrosinistra delusi da tutto quello che è accaduto si sposteranno verso il centrodestra, scegliendo un voto di “protesta”? Le questioni da mettere sul piatto della bilancia sono molteplici e rilevanti e nei quaranta minuti di trasmissione tv, il candidato non si è risparmiato nello spiegare la sua scelta e sciorinare i punti del suo programma.
In studio oltre al conduttore, un parterre tutto al femminile, con le giornaliste Sara Perria de La voce di Romagna e Alessandra Leardini de il Ponte a interrogare il vicepresidente.
La prima domanda spetta al padrone di casa, che comincia la partita da dove l’aveva lasciata Marco Lombardi, candidato del Pdl e ospite di Angelini la settimana prima.
Il suo collega Lombardi non ha escluso la possibilità di un apparentamento con lei nell’eventualità in cui il Pdl andasse al ballottaggio con Vitali. Come risponde?
“Io ringrazio Lombardi ma sarò io ad andare al ballottaggio, perché siamo noi a rappresentare il centro sinistra vero, quello moderato che interpreta alcuni sentimenti di buon governo di questo territorio. Poi questi discorsi che non si possono fare prima”.
Dovuto il botta e risposta, lasciato in sospeso da sette giorni, si entra a piè pari sulla questione rottura con il PD. La cronaca dei giorni scorsi ha dato un altro scossone al partito di centro sinistra. È di domenica 3 maggio, infatti, la notizia delle dimissioni di Luigi Bonadonna, segretario del Partito Democratico di Rimini, che lascia aprendo una querelle con Andrea Gnassi, accusandolo di non essere stato consultato nella stesura della lista che affianca il candidato Stefano Vitali. Una ulteriore piccola bufera che attraversa il giovane partito riformista e che spinge all’inevitabile domanda.
Quello che è accaduto chi favorirà, lei o il Pdl? Prima la sua scelta, poi quella di Bonadonna, il progetto del PD è fallito a Rimini?
“La nascita del Partito Democratico ha segnato un momento di grande intuizione politica. Il problema che abbiamo riscontrato e denunciato, e che mi ha portato a correre da solo, è che un gruppo di dirigenti locale poco capace si è impadronito del partito e ne sta facendo un uso limitato e proprio. Questa parte della storia del PD riminese è la somma di pochi e spiccioli interessi personali. C’è il vuoto di progetto. Da quando sono iscritto nel PD non è stato fatto nulla. Non conosco alcun contenuto del programma del candidato. Quel progetto è fallito. Le dimissioni di Bonadonna per me non sono inaspettate”.
Pensa ci saranno altre fuoriuscite nel PD?
“Penso sia inevitabile, se il gruppo dirigente sarà lo stesso. Non è successo poco. Credo che quello riminese sia un caso nazionale. Sono fuoriuscito dal partito io, che sono ancora il vicepresidente della Provincia. Si sono dimessi un segretario comunale di Cattolica, uno di Rimini. Ci sono dei malcontenti, qualcuno vorrà rendersi conto che c’è un problema politico che deve essere affrontato?”.
Rigiriamo il punto di vista. Non teme che parte dei suoi elettori possano rimanere delusi da questa scelta?
“Probabile. È uno dei rischi che ho messo in conto. La mia è stata una scelta meditata a lungo. Ho sentito i colleghi e ho sentito i cuori pulsanti del nostro territorio - gli imprenditori, i commercianti, il volontariato - registrando una grande preoccupazione: che la Provincia con i suoi dieci anni di buon governo diventi come quel gran buco nero che è il Comune di Rimini. Io molto serenamente ho fatto la scelta più ovvia, di continuare ad essere responsabile. Candidarmi è per me una scelta di responsabilità e di servizio. Corriamo il rischio di cadere nel cattivo governo e oggi non ce lo possiamo permettere, assolutamente”.
Ma il PD ha fatto bene guidando questa Provincia. Cosa facciamo di questo buon governo, lo buttiamo via?
“Il mio programma non vuole buttare all’aria proprio nulla. Noi siamo per continuare le politiche di buon governo del centro sinistra, guidati da principi di rigore economico, di sostegno alla crescita, di forte sostegno al sistema del welfare, della scuola, dell’economia e della piccola impresa. Noi non vogliamo distruggere nulla, il rischio è che qualcun altro lo butti via, per incapacità o per inesperienza”.
Cosa risponde a chi dice che la sua è solo ambizione personale?
“Sapevo che correvo il rischio di essere giudicato in questi termini, ma ribadisco la mia è una scelta di responsabilità. Io non sono preoccupato. A differenza di altri, che temono di perdere la poltrona, io sono un lavoratore. Sfido tutti gli altri candidati a raccontarci i loro percorsi professionali, cosa hanno fatto o fanno nella vita, che tipo di rapporto hanno o hanno avuto con il mondo delle professioni. Io lo posso dire: sono un uomo che viene dalle aziende e questo mi ha aiutato molto nel corso di questi anni, in quello che ho fatto a sostegno del lavoro e dell’impresa. Io sono un uomo di questa comunità, che lavora, che produce, che ha relazioni sociali”.
Si è parlato di buon governo, ma a livello nazionale si è anche parlato dell’inutilità delle Province. Lei cosa ne pensa?
“A Rimini questo discorso non ha senso, perché la Provincia ha lavorato molto bene, svolgendo un ruolo di coordinamento, di una politica che guardi a una comunità più vasta, fatta di comuni più o meno piccoli. Qui si è sviluppata una forma nuova di Provincia, che ha assunto quasi le sembianze di provincia metropolitana in cui c’è stata una condivisione piena delle scelte, dei bisogni, degli obiettivi. Tutto questo serve. Serve avere un tavolo comune, un ente che abbia capacità di progetto”.
Spesso ha detto che welfare e trasporti sono gli elementi che permetteranno a Rimini di uscire dalla crisi come capitale e non come periferia. Cosa intende?
“Bisogna fare una scelta fondamentale. Superare la crisi vuol dire entrare in un mondo nuovo, un mondo che guarda all’Europa. Dobbiamo diventare una capitale europea e per farlo si devono fare delle scelte fondamentali. Basti pensare all’accessibilità. Si potrebbe cominciare dalla terza corsia dell’autostrada e alla statale 16 in un progetto comune”.
E il Trc?
“Il Trc è vecchio di 15 anni. A livello tecnologico siamo andati avanti. Ora penso che la soluzione migliore per risolvere i problemi di viabilità sia il treno metropolitano. Si possono sfruttare delle infrastrutture già esistenti (15 stazioni e fermate già pronte) e potenziare la frequenza dei treni. È un asse di mobilità straordinario, sostenibile e già pronto”.
Ma con il Trc non si è già troppo avanti per cambiare le carte in tavola?
“No. Quel progetto è obsoleto, sarebbe sbagliato portarlo avanti. Molte risorse che erano destinate al Trc, invece, potrebbero essere utilizzate per il potenziamento di tre grandi assi: Valconca, Valmarecchia, San Marino”.
Dove si andranno a prendere i soldi?
“Intanto alcune opere sono in parte finanziate, altre si sono autofinanziate. È il caso della terza corsia dell’autostrada che si è pagata attraverso un piccolo aumento del pedaggio autostradale. Nello stesso modo si potrebbe finanziare la complanare della statale 16, in modo da non gravare sulle tasche dei nostri cittadini, ma sul Paese per intero”.
Come fare di Rimini una capitale europea?
“Bisogna dare spazio a quello che io definisco il fermento borghese. Dare voce e spazio a quella voglia di essere protagonisti che io ho visto tra la gente, tra chi si vuole scrollare di dosso il torpore che questa dirigenza politica ha alimentato nel tempo. Ci vuole una classe dirigente nuova, che colga questo fermento. Questo doveva essere il PD, ma ha fallito”.
Come pensa si muoverà l’elettorato cattolico?
“Ognuno ha le sue idee, farà le sue scelte. Io dico che dobbiamo entrare in una fase di welfare comune, con un piano regolatore che rimetta tutti e tutto intorno a un tavolo”.
Rientra nel welfare, anche il collocamento mirato dei disabili e dei soggetti svantaggiati. Cosa si farà in questo ambito?
“Noi abbiamo un’esperienza di buone pratiche unica a livello nazionale. Basta continuare su questa strada. Aggiungo poi, che dovremmo essere pronti nel fare dei cambiamenti quando questa crisi passerà. Dobbiamo essere pronti a cambiare. Una cosa a cui tengo tanto è quella dell’incentivazione delle libere professioni. Delle borse lavoro, per esempio. E le turnazioni delle consulenze nella Provincia e nei Comuni, fissando per ogni soggetto, un numero massimo di consulenze per legislatura”.
Il prossimo candidato ospite di Gianluca Angelini, sarà il candidato dell’Udc, Maurizio Nanni.
Angela De Rubeis