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La forbice della crisi

22 febbraio 2009

RIMINI: Come la crisi finanziaria ed economica interpella la comunità cristiana?

Come la crisi finanziaria ed economica interpella la comunità cristiana? Quali risposte solidali, quali proposte e segni porre per indicare nuove vie di uscita. Su questo tema nel fine settimana il Presbiterio riminese si sta confrontando con l’economista Stefano Zamagni e sta valutando le iniziative che Caritas riminese e Ufficio della Pastorale Sociale hanno in cantiere. Tutto ciò mentre crescono i segnali di allarme e le difficoltà in tante famiglie. Ma anche mentre gli operatori turistici della montagna dicono che da anni non si vedeva tanta gente sulla neve. Evidentemente la crisi colpisce in questo momento solo la parte più povera del Paese; chi ha reddito (per fare una vacanza sulla neve oggi occorre un ottimo reddito) non ne risente. È come se la forbice fra poveri e ricchi si fosse allargata a dismisura.
La conferma ci giunge da una dura presa di posizione della Caritas Italiana, che attraverso il responsabile ufficio promozione umana Diego Cipriani denuncia:“In Italia non c’è la volontà politica di distribuire le risorse disponibili, nel ripartire in maniera più razionale la spesa sociale, nell’attribuire la gestione delle risorse destinate all’assistenza sociale agli enti locali, nell’attuare un migliore equilibrio tra trasferimenti monetari e realizzazione di servizi”.
“La povertà è stata sempre aggirata - afferma Cipriani - mai affrontata direttamente non per mancanza di risorse economiche. Le ragioni vanno individuate in parte nella difficoltà di identificare il fenomeno povertà, ma soprattutto nell’assenza di una volontà politica”.
Il fenomeno della povertà, è considerato come “una specie di dimensione fisiologica del normale sviluppo economico di un paese ricco. La sensibilità nel nostro Paese è quella di una rassegnazione che è gravemente offensiva della dignità delle persone interessate”. Crescono costantemente secondo la Caritas le disuguaglianze. “Il reddito annuo del 54% degli italiani è di 15 mila euro - dice Cipriani - mentre il 10% più ricco della popolazione possiede il 45% della ricchezza italiana con un aumento di due punti negli ultimi due anni. Questo è un vero e proprio scandalo. Opportuna e doverosa una politica sociale e una ridistribuzione della ricchezza che possa consentire a tutti una vita dignitosa”.

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