PROVINCIA: Un problema comune ma ogni Amministrazione “veleggia” per conto proprio. Il mare “mangia” la spiaggia: con una mareggiata “spariscono anche 15 metri”.La zona nord la più colpita. Ripascimento ok, ma serve una difesa
Quei 150, forse 200 milioni di metri cubi di sabbia fossile trovati pochi giorni fa a circa 60 chilometri dalla costa riminese, rappresentano un vero tesoro sommerso. Una riserva di “oro grigio” di queste dimensioni (qualora i ministeri delle Attività Produttive e dell’Ambiente dessero via libera all’utilizzo), è strategica per chi – come la costa romagnola – soffre periodicamente di erosione. Il fenomeno del mare che “mangia” la sabbia e dunque la spiaggia.
Secondo gli studiosi locali, da 70 anni in qua la riviera riminese è particolarmente soggetta al fenomeno, tanto che a Riccione – come conferma il presidente dei bagnini Enzo Manzi – a seconda della virulenza delle mareggiate, si è arrivati a perdere 40 metri di arenile.
“I vecchi marinai e bagnini della Perla parlavano di un erosione di 1 mt all’anno, ora si perdono 15 mt di spiaggia solo con l’ultima mareggiata“ è sconsolato il 74enne lupo di spiaggia. Per contrastare il fenomeno del mare che “gratta la sabbia” (con le correnti marine che spingono da sud verso nord, sono sempre queste zone a soffrire maggiormente del problema), sulla riviera le stanno provando tutte, con alterne fortune per la verità. E soprattutto senza un fronte comune: ciascun Comune, insomma, con il mare forza quattro si comporta a modo suo: scogliere, scogliere soffuse, mare aperto e sacchi sul fondale.
L’ultima “trovata” della Regione Emilia Romagna è rappresentata dalle scogliere soffuse, cioè sotto il livello dell’acqua: lasciano libera la vista del mare, ma la prima sperimentazione avvenuta nel 2007 a Bellaria-Igea Marina ha dato risultati contrastanti, e ad Igea si è dovuti ricorrere in tutta fretta ad un molo supplettivo per impedire all’acqua di sferzare i muri delle colonie a riva. Sperimentazione bocciata? “Dove l’erosione è violenta, occorrono le maniere forti. - avverte Giorgio Mussoni, presidente di Oasi-Confartigianato, la massima categoria dei bagnini riminesi – Purtroppo servirebbe una quantità di pietra molto maggiore di quella utilizzata, e di conseguenza un investimento enorme”.
Al Bagno 16 non hanno dubbi: tutto è cominciato con la costruzione dei porti, Misano, Portoverde, Cattolica. Secondo Mussoni, la migliore difesa restano i tradizionali scogli che “parano” le mareggiate. Ma non si crea acqua stagnante all’interno delle scogliere? “Sciocchezze, - replica piccato – l’acqua è pulita e il bagno assolutamente godibile”. Un altro fronte è quello riccionese: un anno fa, la Perla Verde (e Misano) sono ricorsi ad un ripascimento d’urgenza, versando sulle spiagge 160mila mt cubi di sabbia. I sacchi di sabbia soffolti, cioè sul fondo, il sistema qui utilizzato, sono spesso oggetto di fastidiosi problemi di manutenzione. Ezio Venturi, dirigente del Servizio Ambiente della Perla, li difende. “Sono il frutto di una sperimentazione progettata sul finire degli anni Ottanta e poi rimodellata sull’esempio olandese.- precisa Venturi - Ci sono evidenti problemi di manutenzione ma l’idea ha dato i suoi frutti”. Riccione spende 100mila euro l’anno per il ripascimento, cioè il ripristino della sabbia perduta. “Dovessimo acquistarla ogni anno, comporterebbe un esborso di circa 800.000 euro - assicura Venturi - Un metro cubo costa 30 euro. Per questo, la Perla Verde si attrezza: 10mila metri cubi li recupera con la draga al porto, altri 20/30 mila da altri scavi.
Dall’alto della sua esperienza, Manzi rovescia la questione: prima si progetti la difesa, poi si pensi al ripascimento, “altrimenti ogni anno migliaia di euro se ne vanno in fumo“. Anzi, in mare aperto.
Paolo Guiducci