PROVINCIA: A volte richiamano parti del corpo, altre espressioni non proprio oxfordiane. La "casata" non si sceglie e può provocare seri problemi come spiega lo psichiatra. A Rimini, in tre anni, sono stati una decina. In Italia 1400 ogni 12 mesi.
DITE la verità, vi sarà capitato di avere qualche amico, qualche compagno di scuola con un cognome un po’ buffo. E magari chissà quante volte lo avrete preso in giro, o vi sarà uscita una battutina. Forse non lo sapevate, e magari non lo sapete neppure adesso, ma un cognome che fa soffrire, perché buffo o perché beffeggiato può ostacolare le proprie ambizioni e nei casi più gravi può anche far cadere in depressione. Tanto che molti decidono di cambiarlo: ogni anno più di 1.400 persone chiedono al ministero dell’Interno di sostituirlo, magari anche solo una lettera, cambiandone però così il suono o sollevandoli dall’imbarazzo. Anche in provincia non mancano casi di questo genere. Solo nel Comune di Rimini, per esempio, sono state dieci le persone che hanno chiesto una modifica.
“Ma a ogni persona che arriva a prendere provvedimenti concreti per placare il malessere, ne corrispondono tre che al contrario si chiudono in depressione. Una vera e propria depressione da cognome - sottolinea lo psichiatra Massimo Di Giannantonio - il fenomeno è riconducibile a una grave lesione narcisistica del nostro ideale dell’io: noi tutti abbiamo vissuto un processo psicologico che ci ha portato a formare la nostra identità, ma se tale meccanismo è stato accostato per anni a un cognome che mette in ridicolo, che falsifica in apparenza il modo in cui noi pensiamo di essere, il nostro valore, si possono creare due tipi di problemi: uno intrapsichico, cioè quello che consiste nella critica che noi stessi ci facciamo, spesso considerandoci colpevoli di portare un cognome che frustra le nostre ambizioni; l’altro interpersonale, l’idea cioè di essere presi in giro, svalutati dall’ambiente sociale sia stretto che allargato, e la sofferenza che ne consegue”.
Ma se c’è chi reagisce a tutto questo e non appena possibile rimedia al proprio cruccio modificando il cognome come previsto dalla legge (vedi articolo a fianco) “perché ridicolo o vergognoso o perché rivela origine naturale”, c’è anche chi non ha questa forza e si chiude in una sofferenza che spesso richiede l’intervento dello psicologo.
“Esistono due strade che possono essere percorse da chi ha questo problema. La prima è quella del principio di realtà: si prende coscienza del malessere, delle soluzioni disponibili per risolverlo e si agisce per eliminare questo insulto alla nostra personalità. La seconda è quella che va in direzione opposta rispetto al principio di realtà: con il tempo si procede verso un conflitto nevrotico, un’interiorizzazione e un’elaborazione depressiva del problema, che ci porta a vivere con il malessere in maniera silente e non cosciente”.
Francesco Barone