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Informazione tutt’altro che Comune

09 maggio 2008

PROVINCIA: Ogni anno le amministrazioni spendono migliaia di euro per parlarecon i loro cittadini. Dai 56 mila euro dell’Arengo ai 51 mila de La Città

Il Comune informa. In Italia, quello della comunicazione pubblica è un nodo ancora da sciogliere, trascurato per troppo tempo sia a livello legislativo che come coscienza di cittadinanza attiva; di partecipazione, attraverso la conoscenza di quanto le amministrazioni pubbliche fanno in vece dei cittadini. Appurato che informare i cittadini è cosa buona e giusta siamo andati a vedere in quali forme questa comunicazione si manifesta e quanto costa alle tasche dei Comuni ergo a quelle dei cittadini, informare e informarsi.
“L’azione di emettere al corrente il cittadino /i>- spiega Gianpaolo Proni, professore di semiotica all’università di Bologna, Polo di Rimini - è un’attività che in Italia è stata troppo a lungo schiava dell’impossibilità di distinguere la propaganda dall’informazione”.
Ma l’informazione da bollettino e un’informazione efficace?
L’opinione del semiotico è esemplificativa della situazione: “Da una parte bisogna prendere atto del fatto che nei contenuti si tratta di giornali onesti, nel senso che pur essendo editori di se stessi, si parla anche dei problemi, com’è nell’ultimo numero dell’Arengo di Rimini che apre con la zanzara tigre, però manca una cosa fondamentale, mancano i cittadini che rispondono”. Quello del feedback e della comunicazione a due direzioni è una questione cruciale nella comunicazione, un aspetto che potrebbe servire anche alle amministrazioni stesse. “Sentire le voci dei cittadini- termina Proni - può essere un modo per un operato migliore anche per le amministrazioni. Ma non mi pare che nei siti internet dei Comuni, tranne rare eccezioni, ci siano spazi di discussione, forum o posti in cui i cittadini possano lasciare un post".

L’Arengo. È il giornale pubblicato dal Comune di Rimini. 7 numeri l’anno ( nel 2003/2004 furono solo 4), 8 pagine, consegnato direttamente a casa, è uscito per la prima volta nel lontano 1979. Ne vengono stampate 60 mila copie per un costo di 8 mila euro a numero. Costo cui incide notevolmente la spedizione, e l’abolizione degli incentivi per coprire questa spesa. Attualmente viene redatto completamente in Comune. Raccoglie la pubblicità di una banca.

Tutto Santarcangelo. 7 i numeri del giornalino della città clementina. numero che può variare da un minimo di 5 a un massimo di 7, appunto. 8 le pagine, 9000 le copie distribuite tramite Poste alle famiglie della città. Per un costo anuo che varia dai 16 ai 17 mila euro. Il taglio è poco celebrativo. Qualche redazionale del sindaco, mentre gli amministratori scrivono poco; con i gruppi consigliari che intervengono in due occasioni: il bilancio preventivo e conto consuntivo (due atti fondamentali dell’amministrazione), per il resto si punta di più sugli appuntamenti in città.

La città. 8000 mila copie stampate per il mensile di Bellaria Igea Marina. 8 pagine per un costo di 4.300 euro a numero. Primo numero nel 1979, molto orientato sulle attività dell’Ente, con interventi e interviste degli amministratori.. Non mancano , però, le lettere e gli articoli che arrivano dai cittadini, con delle rubriche fisse dedicate proprio a loro. Filiazione record con 24 pagine, per una pubblicazione che nel 2007 ha raccolto pubblicità per 7450 euro.

Città di Cattolica. 4 numeri l’anno, per 6500 copie, 5500 delle quali distribuite a Cattolica porta a porta . Ogni numero ha un inserto di 4 pagine a disposizione dei gruppi consigliari. I contenuti sono più legati a eventi o iniziative che dovranno essere attuati, è praticamente impossibile trovarvi resoconti di eventi già avvenuti: un vero e proprio giornale di servizi. Ci sono spazi autogestiti dedicati alle associazioni sportive, culturali e di volonariato cittadine.

...’L novo da Verrucchio...2 numeri l’anno, 3500 copie distribuite in vario modo. 8 pagine a colori redatte dal Comune, per un costo di 1087 euro a numero. Non ha pubblicità, anche se contiene un inserto di Hera. Dal 1996 al 2005 si chiamava “La Piazza”.

Il Caso Riccione. Qui Riccione, era il giornalino del Comune sino a due anni fa. Poi per motivi interni all’amministrazione, non è più stato possibile pubblicarlo. Prima del silenzio completo c’è stato un periodo di transizione, quando il Comune in collaborazione con “Chiamami città”, redigeva due pagine su quel periodico ( è impossibile stabilire quanto costasse tale collaborazione). Attualmente la stessa pubblicazione riserva delle pagine alla cronaca cittadini, ma non ha nulla a che vedere con l’Amministrazione pubblica.
Attualmente nelle case delle famiglie della Perla Verde arriva solamente un periodico pubblicato dall’Associazione “Famija Arciunesa”.

Angela De Rubeis

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