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Alla “magica” fiera della gioia

22 giugno 2008

RIMINI: Anche tanti giovani volontari riminesi al 22° appuntamento con il “Treno della Grazia”, l’iniziativa promossa dall’Unitalsi e dall’Azione Cattolica. L’entusiasmo e la spontaneità dei bambini fanno cadere tanti pregiudizi.

Vendesi gioia. Chi ne ha bisogno? Ne ho talmente tanta che mi scoppia il cuore: devo assolutamente donarla agli altri!”.
Questa è la formula magica del Treno della Grazia – la condivisione della gioia – che quest’anno è giunto al 22° appuntamento. Si tratta di un pellegrinaggio che riunisce a Loreto per tre giorni bambini e ragazzi diversamente abili e non, provenienti da tutta la regione (circa 650 persone), organizzato dall’UNITALSI e dall’AC (Msac e Acr): un’esperienza di festa e spiritualità davvero unica e indimenticabile.
Sono tre anni che il Movimento Studenti di Azione Cattolica(Msac) promuove e sostiene il Trenino della grazia rivolto a bambini diversamente abili.
Anche quest’anno un nutrito gruppo di studenti riminesi delle superiori accompagnato da don Giampaolo Rocchi (assistente giovani di Ac e del Movimento Studenti di Azione Cattolica, nonché insegnante di religione) è salito sul treno per mettersi in gioco nei momenti di servizio e animazione, non senza aver prima fatto un salto in ‘Curia’ per ricevere un mandato, un saluto e una benedizione dal vescovo Francesco. Consegnando un pensiero di Madre Teresa di Calcutta (“Io sono come una piccola matita nelle mani di Dio. È Lui che pensa, è lui che scrive...”) ha ricordato ai giovani che in questi giorni non erano loro ad agire, ma era il Signore che operava in loro. Ha anche sollecitato a seguire l’esempio gioioso e tenace di Sandra Sabattini, una giovane riminese di cui si sta celebrando il processo di beatificazione. E poi... Tutti in carrozza! Cominciano a risuonare i canti che li accompagneranno per tutto il treno. Arrivati a Loreto, la prima visita d’obbligo è quella alla Santa Casa, per affidare alla Vergine Maria i giorni successivi; poi i bambini si sono divisi in gruppi a seconda delle fasce d’età ed è cominciata una lunga catena di giochi, balli e momenti di preghiera che ha avuto il suo culmine tra domenica sera, con la grande festa conclusiva e lunedì mattina, col tradizionale lancio dei palloncini. Sotto un cielo un po’ grigio i bambini hanno lasciato volare centinaia di palloncini colorati a cui era appeso un messaggio scritto da loro e diretto a Gesù: un gesto che lascia senza fiato per la meraviglia quelli che sono alla prima esperienza e continua a commuovere i veterani.
Per noi volontari le giornate cominciavano presto, con la messa per il personale alle 6.45, e finivano tardi, con l’incontro fra animatori alle 22.15 e quello interno per il nostro gruppo, per riflettere su quello che facevamo, per scambiarci impressioni ed episodi della giornata e per trovare delle motivazioni al nostro spenderci, che spaziavano dal semplice atto di giustizia (dare gioia e attenzione a chi di solito ne riceve ben poca) al vedere il Signore nei bambini che seguivamo e servirLo in loro. Nonostante la stanchezza, la carica sembrava inesauribile: cantare e ballare, correre e giocare dal primo giorno all’ultimo, anche quando la voce sta ormai calando disperatamente e le gambe stanche invocano un letto!
Tutto a Loreto è più immediato, più semplice, più diretto: sarà il poco tempo che si può passare insieme, sarà l’entusiasmo e la spontaneità dei bambini, sarà che cadono le barriere dei falsi pudori, sarà che ci si mostra così come si è davvero senza curarsi dell’immagine esteriore, ma in questi giorni si intrecciano rapporti intensissimi e preziosi, tenuti saldi dall’aver partecipato ad una forte esperienza di servizio e di fede. Si sa persino accettare la pioggia con un solo sospiro di delusione – pioggia che è caduta persino l’ultimo giorno – e spostarsi in fretta sotto i portici per far continuare la festa; si sa mettere in moto tutti quei bimbi per giocare al parco, carrozzine comprese; si sa dimenticare la maturità imminente; si sa far suonare nel coro un ragazzo cieco e dar voce a chi di solito parla con suoni incomprensibili; si sa servire con puntualità e attenzione – riferimento ai momenti del pranzo e della cena, in cui abbiamo anche ricevuto i complimenti dalla responsabile! Soprattutto si sa accettare e amare la vita in tutte le sue gioie e difficoltà, e dare la giusta dignità a ogni persona.
Che esperienza!!! Che modo per sfatare la cattiva fama che si attribuisce ai giovani: fannulloni, bulli ed egoisti! E se non credete, l’evangelico invito “Venite e vedrete” è proprio a proposito! Venite, vedrete e... troverete! D’altra parte, il nostro motto è “Gioia di vivere”!

Valentina Marchetto

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