RIMINI: Un gruppo di leghisti blocca i lavori al nuovo campo nomadi di Venezia. Il giornalista Tv li intervista: “Non siamo razzisti. - risponde una signora che manifesta- Anzi siamo contro la ghettizzazione degli zingari”.
Un gruppo di leghisti blocca i lavori al nuovo campo nomadi di Venezia. Il giornalista Tv li intervista: “Non siamo razzisti. - risponde una signora che manifesta- Anzi siamo contro la ghettizzazione degli zingari”.
A chiarire i termini di un’affermazione così poco leghista interviene un quarantenne padano: “Perché dovrebbero costruire un campo spendendo 70.000 euro a villetta, quando tanti italiani cercano casa e non hanno i soldi per comprarla”. Fine servizio. Si torna in studio e tu che sei a casa ti dici: “perbacco, non hanno torto”. Peccato che il giornalista si sia “dimenticato” di chiarire che il campo è per famiglie di shinti, italiani da secoli, integrati nella città, con lavoro e scuola per i figli e che non abbia ricordato al leghista che da sempre esistono le Case popolari, lo Iacp e che lo Stato ha il compito istituzionale di aiutare le famiglie in difficoltà sul problema casa. Un esempietto per capire come si fa certa informazione oggi, come viene confezionata, sempre più simile alla propaganda, tesa a guidare e formare un’opinione pubblica più che a informarla davvero. Basti pensare a come viene avvertito il problema sicurezza… Ci sono più morti sulle strade che assassini? L’Italia perde colpi su tanti fronti? Bene, se qualcosa non va la colpa è certamente dello straniero, "brutto sporco e cattivo”. Come ci qualificavano gli svizzeri non più di vent’anni fa (e anche oggi).
Che dire? Come cittadini e come cristiani non possiamo subire passivamente questa situazione. I problemi certo sono complessi, il confronto dev’essere chiaro ed esplicito, ma non facciamoci trattare da imbecilli. Informarsi, informarsi, informarsi, crescere nella capacità critica, imparare a “leggere” i messaggi che ci vengono inviati. Su tanti temi (ecclesiali e sociali) è davvero tempo di controinformazione Ne parlava in termini espliciti anche il cardinal Bagnasco all’ultimo convegno Cei sulle comunicazioni sociali: “con pacatezza, serenità e scelta dei tempi giusti dobbiamo replicare, per sviluppare quella che a tutti gli effetti si configura come una contro-informazione: serena, pacata, ma puntuale ed esauriente, condotta con la massima efficacia che si riesce ad esercitare".
Giovanni Tonelli