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Lo sport oltre l'handicap

01 febbraio 2008

PROVINCIA: Si chiama "Calcio senza barriere", ga tre settimane di vita ed è già un successo. Una quindicina di ragazzi diversamente abili si allena un paio di volte a settimana

Coraggio, partecipazione, voglia di usare il pallone per aggregare. Solidarietà attiva e tanto, tanto impegno. “Calcio senza barriere”, aperto a tutti i ragazzi diversamente abili e con tre settimane di rodaggio nelle gambe, è quasi arrivato a pieno regime. Ne abbiamo parlato con Fabio Maisto, ideatore, coordinatore e responsabile del progetto.
Allora Fabio, come procede il progetto? Quanti ragazzi vi partecipano e di quali età? Ci sono anche delle ragazze?
“Siamo molto contenti di poter sperimentare questa esperienza come allenatori di un gruppo di ragazzi che ha molto entusiasmo in campo. Molti non hanno mai giocato a calcio e devono acquisire alcuni concetti base del gioco ma per il momento è un bel gruppo formato da una quindicina di ragazzi che si allena un paio di volte a settimana. C’è anche una ragazza molto brava e speriamo di poterne contare anche qualcuna in più. Ci piacerebbe arrivare ad una ventina di elementi ma non poniamo limiti, aspettiamo con molto piacere tutti i ragazzi che vorranno venire a provare i nostri allenamenti. L’unico limite, purtroppo, è l’età: si prevede infatti la partecipazione di ragazzi dai 13, 14 anni in su”.
Come sono strutturati gli allenamenti? L’obiettivo è l’aggregazione, il divertimento o anche, come nel caso di Special Crabs, la coordinazione motoria?
“Il vero obiettivo del corso è quello di creare e organizzare per i ragazzi uno spazio, quello del tempo libero, dove poter praticare uno sport come il calcio. Per molti ragazzi il calcio è un pallone, la porta e il goal… Tutti vogliono tirare in porta e andare “a segno”! Noi vorremmo, attraverso il corso, ampliare la visione del gioco del calcio spostando l’attenzione al concetto di gruppo, senza però perdere il divertimento di tirare in porta.
Tutti gli esercizi sono mirati oltre che ad affinare le varie tecniche (tiro, controllo di palla, stop, palleggi, passaggi) anche ad un concetto di squadra che preveda non il gioco in solitario ma quello del collettivo. Il goal, come fine ultimo, non si realizza grazie all’individualità del singolo ma alla costruzione di un gioco di squadra.
Nel calcio il gruppo è determinante, e l’apporto tecnico, psicologico (ansia, competitività, vittoria e sconfitta) e educativo che ne ricevono i componenti va condiviso nella stessa misura da tutti i giocatori, sviluppando così lo spirito di solidarietà.
Si vuole anche dare la possibilità ai ragazzi, a seconda delle condizioni in cui si trovano, di sviluppare un’attività motoria, che può portare ad una migliore conoscenza del proprio corpo, ad una più corretta concezione dello spazio-azione e del tempo, ad un miglioramento dell’equilibro e della coordinazione motoria nonché all’attenzione e al rispetto delle regole e ad una dimensione di squadra che uno sport come il calcio presuppone.
Lo sport può rappresentare un’esperienza bella e gratificante, favorire la maturazione e la crescita, migliorare l’immagine di sé e la sicurezza personale”.
Come è stato l’approccio dei ragazzi ad uno sport ’confusionario’ come il calcio?
“Confusionario! Se io non so giocare ad un gioco è ovvio che non so come poi questo si sviluppi, così come se del gioco conosco solo alcuni concetti non posso comprendere come questo avvenga.
Come dicevo prima molti dei ragazzi concepiscono questo gioco come il ’tiro in porta’ e il nostro compito è di far comprendere come realmente si sviluppa un gioco così complesso. Non è facile, però gli allenamenti sono finalizzati a sviluppare il rispetto delle regole, il gioco di squadra e la condivisione di un momento dove si pratica uno sport per il piacere di divertirsi”.
Ci sono ulteriori novità in vista? Magari la partecipazione a qualche campionato?
“Le novità sono dietro l’angolo, ci diamo solo del tempo per conoscerci e migliorare in quello che ci manca e poi partiremo con qualche amichevole (ad esempio con la Nazionale disabili di San Marino) e se riusciremo ad organizzarci anche a livello economico vorremmo provare a partecipare ad un torneo a La Spezia. Siamo giovani, il tempo ci maturerà”.

Matteo Peppucci

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