Il Ponte

Messaggi da Panama

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Qua a Panama city si vive già un’aria di festa. Se il cuore della città finanziaria appare ancora un po’ indifferente verso la Giornata Mondiale della Gioventù, i preparativi fervono ovunque nelle strade della capitale del piccolo Stato centroamericano. Gruppi di giovani si aggirano tra i grattacieli e nel Casco antiguo (il quartiere vecchio, di stampo coloniale) con le immancabili chitarre e le t-shirt che li rendono riconoscibili a tutti.

La Cinta costera, il lungomare sull’oceano Pacifico, brulica di attività. Ci sono km di transenne pronte per il passaggio di papa Francesco e non si contano i palchi già allestiti. Il bianco palazzo presidenziale è tirato a lucido e presidiato da numerosi militari che comunque non disdegnano un saluto e un sorriso a chi è giunto fin qui da molto lontano.

È forse questo il dato più significativo a una settimana di distanza dalla veglia e dalla Messa conclusiva con il Santo Padre: l’accoglienza dei residenti. Sempre disponibili per ogni richiesta, i panamensi si apprestano con ampia disponibilità a un evento che li porterà al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica mondiale. Se da un lato si avverte preoccupazione, in particolare per l’ordine pubblico e la sicurezza, dall’altra si nota una grande attesa nella gente comune e nella comunità cristiana.

Domenica sera, nella parrocchia di Nuestra Senora de Guadalupe, a meno di un km dall’hotel Sheraton che ospita un famoso casinò, sono stati sparati alti fuochi d’artificio per accogliere i primi pellegrini nelle case dei parrocchiani. Per non parlare dei megamanifesti che indicano il Papa come Hermano Francisco o delle bandiere vaticane e della Gmg (Jmj, in spagnolo) issate ovunque lungo il percorso che verrà attraversato dalla papamobile.

La Gmg è una festa nella festa, pur con tutte le cautele che anche qui sono state adottate. È il tripudio dell’incontro tra popoli diversi, tra generazioni, tra culture differenti che si ritrovano su invito del Papa e nel segno di un Altro. Un fatto per nulla scontato, ma che, dopo oltre 30 anni e un mondo tanto diverso da quello degli anni ’80, ancora muove centinaia di migliaia di giovani da tutti i continenti convocati per stare insieme e condividere un’esperienza che rimarrà indelebile per tanti di loro.

Panama è al tempo stesso segno di speranza e di contraddizione. Qua, in uno dei paradisi fiscali più cercati sul pianeta, ma anche terra di collegamento tra due oceani, ci si interroga sul valore della vita, sul futuro delle nuove generazioni e su quello dell’umanità intera. Un gesto forte, carico di significati da cogliere e di messaggi da non disperdere.

Francesco Zanotti

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