Il Ponte

Matteo Brighi ha detto basta!

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A 38 anni Matteo Brighi ha deciso di appendere le scarpette al classico chiodo. Un meritato riposo dopo una carriera che si è sviluppata nell’arco di 21 lunghi anni. Il golden boy riminese ha esordito con i colori della sua Rimini. Poi, a 19 anni, dopo aver conseguito il titolo di ragioniere, approda alla Juventus, dove debutta nella partita vinta contro il Napoli per 2-1. L’anno successivo inizia la serie di trasferimenti che lo vedono toccare Bologna, Parma, Brescia, Verona (sponda Chievo), Roma, Bergamo (sponda Atalanta), Torino, Sassuolo, ancora Bologna, Perugia e chiusura ad Empoli.

Matteo, è davvero finita?
“Diciamo che quest’estate, dopo aver terminato il campionato ad Empoli, qualche richiesta c’è stata, ma ho preferito dire basta e guardarmi un po’ attorno. Sono appena rientrato dalle ultime vacanze”.
Hai vestito tante maglie nella tua lunga carriera, chissà quanti ricordi avrai?
“Tanti e tutti belli. Ho avuto la fortuna di conoscere città dove la qualità della vita è ottima e dove ho potuto svolgere la mia professione in assoluta tranquillità. Girando molto ho avuto anche la possibilità di frequentare tanta gente, tante persone. Con alcune di esse sono ancora in contatto, con altri ci lega solo una reciproca conoscenza nata sui campi di calcio”.
A questo proposito: il calcio è in continua evoluzione. Secondo te, oggi come oggi, contano più le qualità tecniche e morali di un calciatore o avere un ottimo procuratore?
“Indubbiamente avere un buon procuratore aiuta, perché ha conoscenze importanti. Però se non hai qualità tecniche e serietà professionale è difficile approdare nella massima serie e rimanerci”.
L’ultimo prodotto espresso dal vivaio riminese arrivato in serie A è Stefano Sensi. Ti rivedi in lui?
“Stefano sta facendo benissimo. È un giocatore che può fare il regista, la mezzala e lo sta dimostrando molto bene all’Inter. Credo che per i prossimi dieci anni svilupperà una grande carriera. Personalmente non ci conosciamo, ma ne ho sempre sentito parlare bene, anche sotto l’aspetto umano. Gli auguro il meglio”.
Parliamo del tuo futuro. Rimarrai nel calcio?
“Non lo so, per il momento mi sto guardando intorno. Certo, mi piacerebbe rimanere nel mio ambito, però con un ruolo più dirigenziale che di campo”.
Quindi niente carriera di allenatore?
“Ho conseguito il patentino, ma non mi vedo nelle vesti di allenatore. Però, mai dire mai. Il nostro è un ambiente difficile. Una volta che si esce bisognerebbe essere bravi a rimanere attaccati a certi treni. Capire in un attimo se uno ci sta bene oppure no. Come dicevo prima, mi piacerebbe rimanere in un ambiente dove ho lavorato per tanti anni, però sinceramente vivo bene anche senza pallone”.
D’accordo, però si sa che in campo ci vai e alleni anche.
“A tempo perso cerco di dare una mano ai Delfini Marecchia con i più piccolini. Diciamo che questa collaborazione non fa testo. Mi diverto perché veder crescere i ragazzini è molto appagante”.
La Rimini calcio ti ha mai contattato per chiederti una collaborazione, anche dirigenziale?
“No, non ho avuto nessun rapporto con il Rimini”.
È possibile che in un prossimo futuro tu, Marco ora alla Savignanese e Andrea ora alla Sammaurese, possiate diventare i proprietari del Rimini ?
“(risata) Ma no, la Rimini calcio è gestita da altri, quindi è inutile dire sì, no, o ci penseremo. Marco e Andrea poi sono ben inseriti nelle loro società di appartenenza”.
Un giudizio da tifoso sull’attuale Rimini?
“Ancora non ho avuto la possibilità di vederlo giocare. Da quello che leggo sta facendo un campionato come da previsioni. Deve lottare e penso che alla fine riuscirà a centrare l’obiettivo prefissato”.
Chiudiamo con l’ultimo pensiero per don Oreste Benzi, prossimo alla beatificazione.
“Don Oreste è stata una figura importate per la mia crescita alla parrocchia della Grotta Rossa. È una figura che ricordo con tanto affetto e riconoscenza”.

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