Il Ponte

Marina, regina del suo Belvedere

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Un vulcano di idee. Circondata da un microcosmo di progetti, motivazioni, competenze e ragioni. Senza dimenticare il grande impegno, le responsabilità, la dedizione e l’organizzazione.
Tutte premesse necessarie per illustrare ciò che ritma, da molti anni, una normale giornata lavorativa di Marina Pasquini, titolare e manager dell’Hotel Belvedere di Riccione, risultato al primo posto in Italia e al secondo nel Mondo, in una speciale classifica stilata da Tripadvisor, il principale portale relativo al mondo del turismo.

Marina, il suo Belvedere ha battuto hotel da favola che si trovano in località da sogno: come avete fatto?
“Semplicemente coccolando i nostri ospiti e dando loro l’opportunità di trascorrere giorni sereni non dovendosi occupare di nulla. La nostra filosofia, da sempre, è quella di non considerare il nostro lavoro come un business. I clienti non sono numeri, ma persone che ci hanno dato la loro fiducia. È come se venissero a casa nostra e quando inviti qualcuno a casa tua vuoi che stia bene. Puntiamo tantissimo sul lato umano che riteniamo essere un nostro punto di forza. Consideriamo l’ospitalità come un grande abbraccio. E così persone con ville a Miami, tanto per fare un esempio, mi hanno detto che da noi hanno passato la più bella vacanza della loro vita. È il sentimento che dai, la carta vincente”.

Come ha iniziato la sua avventura?
“Si può dire quasi per caso. Da ragazza abitavo a Spadarolo, il babbo aveva comprato casa lì per fuggire dalla confusione della Rimini estiva. Un giorno capitò l’occasione e lui mi chiese se volessi provare a vivere quell’esperienza. Avevo appena 19 anni, ma dissi subito di sì con l’entusiasmo che mi contraddistingue e mi si aprì un mondo. Arrivai a Riccione con zero esperienza professionale, ma con tanta voglia di apprendere. Del resto la curiosità mi ha sempre stimolato molto. Io osservo tutto ciò che mi circonda perché è importante per l’evoluzione della carriera. Chiudersi nelle proprie convinzioni porta al ristagno”.

Direi che l’esperienza è andata non bene, ma più che bene!
“Assolutamente sì. All’inizio pensavo che questo fosse il lavoro più bello del mondo, un impegno di soli quattro mesi e gli altri otto in vacanza. Erano gli anni Ottanta, non c’era il web e tutto era più lento. Anche il modo di vivere. L’aeroporto funzionava, non esisteva il marketing. E io mi inventai un nuovo modo di fare colazione. E non solo”.

In che senso, scusi?
“Nel senso che proposi il buffet dove uno poteva andare e prendere quello che voleva. E poi l’animazione per i nostri clienti e soprattutto le biciclette. Ne acquistammo diverse e le mettemmo a disposizione dei nostri ospiti. All’inizio mi hanno guardata con diffidenza perché se porti un cambiamento nell’ottica del miglioramento e tutti pensano che non ce ne sia bisogno, sei solo un elemento di disturbo. Io, invece, sono sempre stata molto ambiziosa, molto avanti in certe cose. Curo il particolare, il dettaglio, l’unicità, la bellezza. Ieri come oggi”.

Un anno fondamentale è stato il 1989.
“Esattamente. Per chi non lo sapesse o non rammentasse, il 1989 è stato l’anno delle mucillaggini che ci hanno costretto a reinventarci. Ci domandavamo: cosa viene a fare la gente da noi se non abbiamo più il mare pulito? Da quel momento abbiamo capito che ci si poteva concentrare anche su altro. È iniziato un percorso che ci ha portato fino agli anni Novanta quando ci siamo trasformati in un «Family Hotel». Tutti i servizi utili che ho avuto modo di sperimentare e vedere nei miei soggiorni durante le vacanze, li ho portati al Belvedere: dai mini club alle attrezzature a disposizione delle mamme. Naturalmente se punti alle famiglie devi fare anche un certo discorso sul prezzo e così abbiamo lanciato il «bambino gratis». Ad un certo punto ce ne siamo ritrovati oltre quaranta”.

 

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