Il Ponte

Mangiamo o beviamo?

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“Come perdere peso velocemente?” siamo partiti da qui. Digitando questa frase nel più famoso motore di ricerca del mondo. Le risposte sono delle più disparate, le diete proposte sono assurde: dall’eliminazione di alcuni alimenti in base al gruppo sanguigno, al consumo di soli cibi crudi, passando per l‘abolizione del consumo di qualsiasi cibo dopo le 15.00.
Follie a parte, ciò che passa é il messaggio dell’abolizione, dell’eliminazione, della costrizione. Ma quello che più ci ha incuriositi è stato altro. Abbiamo notato, infatti, che nel corso dell’inverno c’è stata una diffusione – a livello di messaggi pubblicitari e di persone che hanno aderito – delle diete nei quali è prevista la sostituzione di uno o due pasti con dei beveroni, mentre un terzo pasto viene detto “libero” ossia si può mangiare senza nessun tipo di limite. Si tratta di mode alimentari che si diffondono su internet, oppure con meccanismi piramidali (dove il consumatore diventa anche venditore del prodotto), spamming su WhatsApp, foto di “prima e dopo” miracolosi sui profili degli amici e altro ancora. Ma che impatto ha sulla salute un comportamento alimentare di questo tipo? Se adesso ci accorgiamo della perdita di peso, quanti anni ci vorranno prima di accorgerci se abbiamo fatto dei danni al nostro corpo? Pur non essendoci degli studi medici sugli effetti che la sostituzione di pasti con beveroni ha sul corpo umano, abbiamo chiesto ad Anna Carla Babini – responsabile dell’Unità operativa semplice di malattie endocrino metaboliche della Medicina 2 dell’ospedale “Infermi” di Rimini, Endocrinologa e Internista che si occupa di nutrizione nell’obesità grave, diabete e malattie metaboliche – come influisce uno scorretto regime alimentare sulla salute delle persone, anche a livello psicologico.

Dottoressa, negli ultimi anni si è diffusa la moda della cura “fai da te” e rientra in questo ambito anche l’alimentazione, la cura del corpo, la dieta. L’idea è che tutti possano fare tutto, che esista la dieta miracolosa che fa al “caso tuo”. È così? Esiste una dieta che va bene per tutti?
“Non esiste una dieta che vada bene per tutti: prima di tutto occorre valutare la situazione metabolica del soggetto (presenza di diabete, alterazioni del pattern lipidico e la presenza di gotta, per parlare delle alterazioni metaboliche più frequenti) e il grado di obesità. Se sono presenti queste patologie la terapia dietetica è peculiare. E poi necessario considerare il dispendio energetico. Per cui è impossibile pensare che tutto vada bene per tutti”.

Cosa vuol dire per il corpo sostituire uno o due pasti con un beverone?
“La terapia con prodotti sostitutivi è nota da oltre 30 anni. Allora si chiamava Very low calorie diet ed era riservata a coloro che, per necessità di salute, dovevano perdere peso rapidamente in presenza di obesità di grado moderato severo. Questo tipo di terapia nutrizionale veniva seguita, in maniera molto accurata, dal personale sanitario, per la possibilità di comparsa di carenze proteiche ed elettrolitiche se non sono soddisfatti i fabbisogni nutrizionali necessari al buon funzionamento dell’organismo”.

Ecco, quello che abbiamo rilevato è che non esista un controllo di questo tipo, per lo meno per la maggior parte delle persone che – letteralmente – si avventurano in questi regimi.
“In generale è necessaria un’opportuna sorveglianza del paziente. Ma, lo scenario cambia molto se il regime nutrizionale è composto da uno o due pasti sostitutivi e un pasto a base di alimenti convenzionali, oppure da una totale sostituzione degli alimenti naturali. La sostituzione di uno o due pasti con quello che viene definito pasto formula, e con la possibilità di mangiare quello che si vuole nel terzo pasto, non insegna a mangiare in maniera corretta. Inoltre, la composizione del pasto con nutrienti è importante proprio per non incorrere in deficit carenziali”.

Cosa contengono questi sostitutivi del pasto?
“Solitamente proteine, elettroliti (semplificando molto: gli elettroliti, in particolare il sodio, consentono al corpo di mantenere nella norma i livelli dei liquidi, ndr), oligoelementi (magnesio, zinco, manganese, ndr).

Quali i danni per la salute delle persone?
“I fabbisogni nutrizionali devono essere soddisfatti altrimenti si incorre in stati carenziali di vitamine, proteine per carenza di amminoacidi essenziali (cioè, che il nostro organismo non è in grado di sintetizzare) o di acidi grassi essenziali; soprattutto se il regime nutrizionale prevede un pasto formula e un pasto lasciato alla libera scelta del soggetto, e se non viene spiegato al paziente la necessità di introdurre almeno 2 litri di acqua al giorno. Penso che una dieta bilanciata e una modifica dello stile di vita che comprenda esercizio fisico, l’astensione dal fumo e dall’abuso etilico siano certamente più efficaci sullo stato di salute e sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari. Non dimentichiamo poi che la dieta mediterranea, che è propria della nostra terra e che è patrimonio dell’Unesco, è il regime alimentare più favorevole al nostro stato di salute”.

Ha seguito casi di questo tipo?
“No. Ma mi sento di dire che una terapia dietetica con un pasto formula può essere continuato per un periodo limitato di tempo. Ma poi? Se non si cambia lo stile di vita si ricade nelle abitudini precedenti con probabile recupero del peso. Un andamento altalenante del peso ha un effetto peggiore sullo stato di salute, rispetto al peso stabile. Il successo di una terapia dietetica è l’aver perso peso e non averlo recuperato”.

Esiste una casistica, anche a livello nazionale di malattie legate all’uso di questi sostitutivi del pasto?
“In realtà, no”.

A livello psicologico cosa comporta adottare una dieta così restrittiva.
“La restrizione calorica attiva una serie di meccanismi e soprattutto di secrezioni ormonali che influenzano l’equilibrio fame/sazietà. Quindi certamente qualcosa cambia. Nel caso poi della presenza di disturbo del comportamento alimentare la restrizione calorica rigida è controindicata. L’essere in terapia nutrizionale con pasto formula è certamente percepita come restrizione calorica, compensata poi da un pasto ab limitum”.

Angela De Rubeis

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