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Maestre Pie – Sempre nuovi e fedeli all’identità cristiana

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La scuola superiore delle Maestre Pie è stata fondata a cavallo del secolo, tra ‘800 e ‘900 da Madre Elisabetta Renzi, beatificata nel 1989. Istituto Magistrale molto importante per la città, dal quale sono uscite molte maestre del territorio, ha resistito eroicamente alle guerre del ‘900. Addirittura per non perdere giorni di scuola, durante la Seconda Guerra Mondiale hanno sfollato a Novafeltria racconta suor Anna, preside delle Scuole Paritarie Maestre Pie.  A seguito è stata istituita anche la Scuola Magistrale che formava le maestre di scuola materna, della durata di tre anni prima, poi con la prima riforma sono diventati cinque anni. ”Una bella scuola che preparava veramente le persone all’insegnamento – spiega Suor Anna – e con la penultima riforma era stato aggiunto un indirizzo, il Liceo della Comunicazione”. Infine, con l’ultima riforma, sono state istituite due sezioni, la A e la B, rispettivamente il Liceo delle Scienze Umane e il Liceo Economico e sociale. ”Le scienze umane hanno un’identità ben precisa, richiama molto quello che era la scuola negli anni della sua nascita ma si affaccia alle materie classiche senza appesantire troppo i ragazzi come fosse un Liceo Classico”. Gli studenti sono complessivamente 180 e i professori sono all’incirca una trentina. La classe prima, che è comune per entrambi i licei, si divide solo quando una scuola ha teatro e lingua spagnola (economico-sociale) e quell’altra ha musica e latino (scienze umane).

Il messaggio Cristiano
Le Scuole Paritarie Maestre Pie hanno la possibilità, essendo private, di scegliere i propri professori. ”Parlo con tutti i professori e posso conoscerli di persona – spiega Suor Anna – posso capire che persone sono e se hanno voglia di continuare con la tradizione della scuola, quella di inserire il messaggio cristiano all’interno dei loro insegnamenti. La Scuola infatti mira ad una formazione principalmente sulla persona. Una formazione educativa che deve portare i ragazzi ad una convivenza civile e pacifica tra tutti gli esseri umani. Una scuola che educa con indirizzo cattolico dove il collegio docenti è molto unito anche dal punto di vista educativo che mira a sviluppare una personalità alla luce anche dell’antropologia cristiana. “Un senso critico nei confronti delle relazioni e della socializzazione in modo che nella vita si sappiano muovere creando comunione. – conclude Suor Anna – Come in tutte le altre scuole, anche qui c’è solo un’ora di religione ma il messaggio cristiano viene diffuso attraverso ogni ora di lezione. È fondamentale quindi che in tutte le materie i professori siano disponibili a questo tipo di messaggio”.

La serenità della scuola
Quella che nelle altre scuole viene chiamata Peer Education, viene incoraggiata a partire dalla classe terza, scegliendo i ragazzi in base alle loro inclinazioni, per aiutare studenti del biennio o della scuola media. Questo tipo di attività viene premiato alla fine dell’anno scolastico, “perché noi premiamo a livello educativo chi si è distinto, come l’eccellenza scolastica, ma premiamo l’aiuto reciproco e la partecipazione alle attività extra-scolastiche”. Un attestato a livello educativo, che richiama il modello anglosassone delle attività extrascolastiche e distacca i ragazzi dall’individualismo estremo. Negli ultimi anni però, le iscrizioni sono calate e la prima classe ora è unica. ”Sono sicura che il calo sia avvenuto a causa della crisi economica, ma so anche che molto spesso i ragazzi si trasferiscono dalle scuole pubbliche proprio perché il numero elevato di studenti non li fa sentire al sicuro – spiega Suor Anna – qui invece i ragazzi vengono seguiti dai professori, aiutati e agevolati nello studio con tanta serenità. Gli insegnanti hanno il loro ruolo di educatori, non sono degli amici ovviamente, ma è importante che si approccino ai ragazzi con amore e tranquillità”.

Il messaggio di suor Anna
Di una sola cosa suor Anna è dispiaciuta: “Sembra una moda da che mondo e mondo instradare i propri figli verso i due poli principali, il Liceo Classico e il Liceo Scientifico. Le famiglie hanno l’ambizione di mandare i ragazzi in quelle scuole come se fosse il passaggio ti testimone, come se fosse un passaggio dell’esistenza necessario. Invece sarebbe importante informarsi anche su tutti gli altri licei che ora finalmente esistono e che guardano molto alla sostanza delle cose e anche ai messaggi educativi, e non solo alle materie in senso stretto. Questo vale per noi ma vale anche per il G. Cesare – M. Valgimigli. Anche loro hanno i due licei che abbiamo noi. Sono scuole che educano alla vita”.

Studiare e insegnare in una scuola paritaria
“In questa scuola ci troviamo molto bene, i professori tengono a noi e non ci lasciano indietro, dicono gli studenti. I ragazzi sono felici di “vivere” la scuola perchè si sentono parte di una famiglia e apprezzano il teatro, dove ogni anno si ha un compito ben preciso, come la messa in scena di un Musical. Ma c’è qualcosa che non va? Sì c’è ed è il codice dell’abbigliamento. L’abbigliamento deve essere sobrio, non vistoso e non sono accettati piercing o tatuaggi. “È vero che questo educa al rispetto e all’educazione, ma talvolta non possiamo esprimere noi stessi”, affermano delle studentesse. Per quanto riguarda le materie di studio invece ci sono opinioni contrastanti. Alcuni sostengono inoltre che sarebbe bello poter scegliere le proprie materie, come accade negli Stati Uniti, dove si spostano sia i professori che gli alunni e si sviluppa spirito d’adattamento. Per i professori infine sarebbe utile avere un po’ più di autonomia e di sicurezza lavorativa. Tommaso Mazzucca, docente di Filosofia, spiega lavorare in una scuola paritaria non ti dà la sicurezza del posto fisso, come invece avviene quando entri di ruolo in una scuola statale. “Ti senti sempre un po’ precario, anche se una scuola di questo tipo regala grosse soddisfazioni in termini di autonomia didattica.  Sono qua da due anni – racconta docente di Filosofia –e vorrei avere la possibilità di insegnare questa materia in una maniera completamente nuova. I ragazzi devono interagire, applicare la materia in una maniera a loro utile nella vita di ogni giorno, per capire che la filosofia è in ogni cosa”.

Sara Ceccarelli

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