Il Ponte

Lui, “svelto come la polvere”

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Per non dimenticare, il 30 marzo, nella suggestiva cornice dell’abbazia di Montetiffi, in occasione dell’anniversario della morte di Agostino Venanzio Reali (moriva a Bologna il 25 marzo 1994), si è tenuto come ogni anno un importante incontro per ricordare e approfondire la figura di questo artista che la critica sta decisamente scoprendo come una delle più importanti voci poetiche dell’ultimo novecento. Dopo la Messa celebrata da Padre Dino Dozzi, direttore di Messaggero Cappuccino, che nella sua omelia si è soffermato più volte sulla figura dell’ artista Reali, poeta e biblista, illustrandone le doti di umiltà, discrezione e di fede, di cui la parola suggellava un itinerario spirituale di umana sofferenza, si dava vita ad uno straordinario incontro nella canonica diventata da alcuni anni il museo dove sono collocati le sue opere: disegni, quadri, sculture, poesie, pubblicazioni.

Ritorno
a casa

Organizzato dall’Associazione Culturale “Agostino Venanzio Reali” in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Sogliano, l’incontro voleva tracciare un profilo non tanto dell’artista, quanto dell’uomo Reali, che qui era nato e qui è vissuto per gran parte della sua infanzia e qui ritornava nei rari periodi di vacanza. Pertanto, di fronte ad un numeroso pubblico, si sono raccolte le testimonianze dei suoi compaesani, dei suoi famigliari, degli amici, di chi l’aveva conosciuto. Ne è emerso un ritratto per tanti versi nuovo e vivo, di quella vivacità che solo le persone del luogo, con il loro parlare concreto, riescono a dare.
Agostino Reali era nato il 27 agosto 1931 a Ville Montetiffi, una piccola frazione del Comune di Sogliano al Rubicone. Come di solito capitava in quegli anni, per poter continuare gli studi, da paesi lontani – dove le uniche scuole elementari erano formate da pluriclassi assai numerose – non c’era altro modo che quello di “andare nei frati o nei preti”, come si diceva. Così fu anche per Agostino che a 11 anni entrava nel seminario dei Cappuccini di Imola. Di questa partenza tracciava un nitido ricordo nei versi“Il barrocciaio”, lirica che fa parte della raccolta Bozzetti per creature.

L’amore per
la sua terra

La sua natura schiva e per altri versi forte, il suo amore per le cose concrete e per la sua terra, emergono nei ricordi tracciati con grande ricchezza di particolari. Tornando a Ville nelle rare vacanze, tornava a casa sua e soleva dormire nel sottoscala, luogo a lui molto caro perché era il luogo della sua infanzia. Amava conoscere i soprannomi con cui venivano chiamate le persone, non i nomi reali, perché dai soprannomi poteva risalire a una caratteristica, a un segno, a una caricatura del personaggio, e saranno raccolti in “Bozzetti per creature” i ritratti che egli amava disegnare. Animato da un forte sentimento religioso, fin da piccolo amava disegnare ed era attirato dalle cose concrete, dal quotidiano, con una osservazione attenta e scrupolosa. Nulla veniva lasciata al caso. Delle erbe e delle piante voleva conoscere il nome scientifico e lo rapportava al termine dialettale. A volte si presentava in ritardo agli appuntamenti, a volte si dimostrava distratto, come quel giorno che lo attendevano per un matrimonio e, tardando, seppero che si era fermato a dormire in auto lungo i tornanti di Santa Maria.
Anch’egli, come tanti bambini dell’epoca, si divertiva a correre nei campi, a giocare con gli amici, a fare ruzzoloni o ad affaccendarsi a raccimolare legna per l’inverno; i suoi amici di infanzia, tra questi Sebastiano Selighini e Pierino, l’ex tegliaio, ci raccontano di un bambino “svelto come la polvere”, di un bambino molto vivace che “andava come una lepre”, specialmente quando i giochi e a volte qualche “birichinata” ne facevano un eccellente protagonista.
Si dice che andasse fino a Rimini a piedi (sono quasi 40 km), che si recasse spesso nella bottega del tegliaio e che un giorno avesse fatto con la creta un ritratto di Togliatti, chiedendo poi a Pierino, che aveva il suo forno per le teglie, di cuocerlo. Rideva di gusto, di una risata forte, piena, come quell’estate che, in abito normali, lo presentarono a una ragazza, perché Padre Venanzio era davvero un bel ragazzo, dal fisico magro e asciutto.

L’impegno
sociale

Forte fu il suo impegno nel sociale, amava la pace e si infervorava e discuteva in difesa della pace e contro la guerra (erano gli anni della Guerra del Golfo), come pure si ricorda la sua grande battaglia in difesa della Roccia dell’Archetta, uno spuntone di roccia che si trova davanti a Montetiffi e di fronte a Ville, dove si tentava o si cercava di aprire una cava.
Considerava gli abitanti di Ville come se fossero la sua grande famiglia, e quando, ormai ammalato, vide entrare in ospedale a Bologna nella sua cameretta Anna che lo andava a trovare, come illuminato e con un sorriso pieno di dolcezza, così esclamava:
“Ho visto entrare il sole delle Ville”, poi, ormai stanco, con la malattia che avanzava e con un tono di sofferta accettazione, esclamava: “Adesso sono veramente nelle mani di Dio”.
Era consapevolezza questa di un non ritorno, l’impossibilità di restare che il poeta identifica con questa terra “ferita da sentieri” che si “incrociano” nella sua mente con “desolate esistenze”, con queste figure di donne che non si vedono ma che si intuiscono “nel vano degli usci”.“Debbo andarmene, terra, ferita da sentieri, che m’incrociano la mente, sull’orlo del mistero, con desolate esistenze assembrate, nel vano degli usci, sotto limature di cicale”
Moriva a Bologna il 25 marzo 1994 e ora riposa nel cimitero di Montetiffi, quel cimitero tante volte cantato: “sotto il firmamento di margherite, nel profumo di serpillo”, come egli stesso scrisse a proposito di sua madre.

L’incontro si è chiuso ricordando a tutti i presenti il prossimo appuntamento il 21 settembre (sempre terza domenica di settembre) quando il prof. Marino Biondi (Università di Firenze) nel teatro “Elisabetta Turroni” di Sogliano approfondirà i temi salienti della sua poesia e quando si procederà alla premiazione della 7ª edizione del Premio Nazionale di Poesia “Agostino Venanzio Reali” che vede coinvolti artisti e poeti provenienti da ogni parte d’Italia. Un appuntamento per ritrovarsi tutti a settembre a Sogliano.

Bruno Bartoletti

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