Il Ponte

Luca e quelle cronache di ordinaria dis(abilità)

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Tutto inizia da qui. Anche se non ricordo bene dei miei primi anni di vita, da quello che raccontano i miei genitori ho avuto problemi di cuore. Ma del resto, chi non ha mai avuto problemi di cuore?”. Ne potrebbe raccontare tanti, di alti e bassi di una vita, Luca Leardini, 21 anni, chef neodiplomato con il massimo dei voti e quel cromosoma in più che in medicina si traduce come “Sindrome di Down”. Potrebbe, e l’ha fatto, nel suo Up&Down, su e giù di una vita. Cronache di ordinaria (dis)abilità, pubblicazione edita da GuaraldiLAB, che grazie alla “Ele” (così Luca chiama la sua insegnante di danza, educatrice, amica, confidente, ma soprattutto la sua “prima fan”, all’anagrafe Eleonora Gennari) ha preso forma giorno dopo giorno, pagina dopo pagina. Un racconto di sé a cuore aperto, una raccolta dei pensieri e degli scritti che hanno sempre accompagnato le sue giornate, da quando era piccolo, con uno sguardo autentico, uno stile riflessivo ma anche autoironico, una “ricetta” di vita dal sapore delicato e forte al tempo stesso.
“Ho sempre amato scrivere lettere di amore e di amicizia – scrive Luca – anche con errori ortografici, come per esempio l’uso dell’acca, dell’apostrofo, del punto, dell’accento, dello spazio. Ancora non li ho capiti bene, forse non li capirò nemmeno mai. Ma perlomeno sono sicuro e convinto di quello che scrivo”.
Scrivere, come sottolinea, l’ha cambiato dall’interno. Un percorso retrospettivo, dalla prima infanzia fino ad oggi che ha vent’anni, è uscito dall’Istituto Alberghiero (il “Savioli” a Riccione) diplomandosi a pieni voti, ha un lavoro ed è “felicemente fidanzato”. Tantissimi gli ostacoli incontrati lungo la strada, ma affrontati e ricordati con lo spirito di chi ha sempre creduto di potersi rialzare a testa alta.
“Ci sono diverse foto di me col sondino – scrive Luca ricordando i primi anni passati per ospedali – ero bello e paffuto, un po’ stile figlio del Gabibbo!”. E ancora: “I medici dicevano che avrei avuto problemi – e chi non ha avuto problemi?”. E qualche riga oltre: “La mia lingua era enorme come una balena, più la stimolavo e più il mio linguaggio si ingigantiva…”.
Ma Up&Down non è solo l’autobiografia tra “luce e tenebre” di un giovane con la Sindrome di Down. È un messaggio d’amore verso le persone più importanti di una vita: il babbo, la mamma, la sorella Margherita, la Ele, Vanessa – la fidanzata, anche lei dell’Associazione Centro 21, riferimento per famiglie di persone con la Sindrome di Down – e “la mia educatrice bionda e dagli occhi turchini”. È un invito, come ben sottolinea nell’introduzione il dottor Pierluigi Strippoli, professore associato di Biologia applicata presso la Università di Bologna, a superare i pregiudizi legati ad una malattia: “L’entusiasmo misterioso e il desiderio di felicità ed amore di Luca – continua Strippoli – sono gli stessi di qualunque uomo, abbia o no il numero corretto di cromosomi. Perdiamo la possibilità di questa riscoperta quando ci allontaniamo per una paura preconcetta”. La diversità spesso spaventa perché non la conosci, scrive Luca.
Infine, questo libro è un grido a quel gran miracolo che è la vita. Dove vede un limite, Luca vuole superarlo. Poteva esserlo anche un libro, così non è stato, come sottolinea anche mamma Rita, alias “Santa Rita”: “Nonostante tutto, quello che io posso vedere ogni giorno stando accanto a te, riesce comunque ancora  stupirmi e sorprendermi; così a volte mi chiedo: sarà forse quel «bellissimo cromosoma» in più che tu hai e a molti di noi manca?”.
Tutto questo è Luca, felice di essere Down.

Alessandra Leardini

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