Il Ponte

L’ingegnere con la fissa della sostenibilità

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Giacomo Ravaioli ha 23 anni e un fare da “una vita in vacanza”. Capello lungo, barba e camicia a fiori, quando entra in redazione per incontrarmi, in un lunedì pomeriggio, mi viene il dubbio che io abbia potuto sbagliare qualcosa. “Ma tu sei quel Giacomo Ravaioli, ingegnere energetico che è andato un mese in Ghana a portare l’energia elettrica in villaggi sperduti?”. “Si, sono io”. Allora mi metto l’anima in pace e penso: “Vediamo cosa ne viene fuori”. Non stiamo di certo qui a fare una lezione da “l’apparenza inganna” e “non è l’abito che fa il monaco”, ma sì, è tutto vero.
Giacomo (origini ravennate, una fidanzata di Riccione, ingegnere pure lei) si è laureato lo scorso anno alla triennale di Bologna e ha deciso di fermarsi un attimo per riordinare le idee e capire che cosa volesse fare dei suoi studi e del suo futuro. Internet gli è venuto in aiuto e su un gruppo Facebook che crea contatti per l’imprenditoria in Africa ha individuato la Ong che facesse al caso suo. “Avevo sempre avuto l’Africa nei miei progetti di vita. Sono molto interessato allo sviluppo sostenibile di energia elettrica e quelli sono luoghi nei quali ci sono margini di crescita”.

Allora sei partito, Giacomo. Raccontaci un po’ la tua avventura.
“Sono partito l’11 giugno per tornare esattamente un mese dopo. Le Ong con le quali ho lavorato in realtà sono due – Village Exchange Ghana e Social Venture Africa – e si occupano, tra le altre cose, di un progetto finanziato dall’ambasciata francese per l’elettrificazione di villaggi rurali tramite pannelli fotovoltaici. Ho scoperto essere un lavoro molto complicato”.

Perché?
“Perché, in realtà in Ghana la rete elettrica è molto estesa, a quanto pare il governo ci punta molto: mi hanno detto che l’80% della popolazione si potrebbe connettere alla rete (poi ovviamente non tutti possono sostenerne i costi). Per questo arrivare nei villaggi in cui non c’è questa possibilità non è proprio una passeggiata”.

Allora, Giacomo. Voi siete andati in questi villaggi e avete portato e installato dei pannelli fotovoltaici. A cosa serve l’elettricità? Mi spiego meglio, quali sono le priorità “elettriche” degli abitanti di questi villaggi?
“La prima cosa che ci è stata richiesta è stata l’installazione di una lampadina che permettesse ai bambini di fare i compiti anche la sera. I bambini vanno a scuola ma spesso, poiché devono aiutare la famiglia nei lavori di casa si riducono tardi a fare i compiti. Altra cosa per loro importante è la presa alla quale caricare il cellulare. Tutti hanno un telefono mobile, sia smartphone o telefono classico.

Come vivono in quelle zone?
“A me sono sembrati sereni e molto felici di avere l’elettricità, comunque difficile dirlo passando lì tre ore. Di sicuro vivono in modo semplice anche se hanno delle vite complicate, lavorano molto. Di sicuro non hanno molte delle preoccupazioni a volte inutili che noi occidentali abbiamo, ma di certo hanno molti altri problemi per noi inimmaginabili, tra i principali ritengo ci sia l’accesso alla sanità”.

Come sei stato accolto?
“A quanto pare un ragazzo bianco, con i capelli lunghi e un orecchino è una tra le cose più strane che si vedano in giro dove sono stato. I ghanesi sono veramente amichevoli e disponibili e mi hanno sempre guardato con curiosità, senza quella diffidenza con cui spesso qui in Europa approcciamo chi è diverso da noi, guidandomi e permettendomi di immergermi nella loro cultura oltre i filtri del puro turismo o della carità. Ritengo sia stato questo il valore aggiunto del mio viaggio”.

Mi hai detto che ti sei molto focalizzato sulle persone ma anche i riti e le abitudini. Era come te lo aspettavi?
“Come prima cosa ci tengo a ricordare che ciò che ho visto riguarda l’esperienza di una singola persona in una piccola regione di un piccolo Paese di un grande continente, senza alcuna pretesa di generalità. Per esempio già spostandosi ad Accra, la capitale, la situazione è completamente diversa: la vita costa molto di più, persone di ogni nazionalità lavorano in un contesto in continuo e rapido sviluppo ed è una vera e propria metropoli. In più il Ghana è tra i paesi più sviluppati: non ho visto gente morire di fame, non ci sono guerre ed è una democrazia”.

È una società molto variegata…
“In Ghana ho incontrato ragazzi che sognano di andare a studiare scienze politiche in Inghilterra, chi guida una motocicletta dalle 6 di mattina a mezzanotte per 40 euro al giorno (nei giorni in cui guadagna molto) e chi ha lavorato in Cina per due anni e ora guida i taxi. Poi c’è chi sogna di trovare una ragazza da sposare in Europa tramite Facebook, chi di continuare il suo commercio di kente o di continuare a produrlo anche da grande e chi di fare una magistrale in Cina e poi tornare in Ghana per produrre miele. C’è chi l’anno prossimo andrà a fare il dottorato in Danimarca e chi è venuto dall’Italia a lavorare come ingegnere e dopo essersi fatto le ossa per qualche anno ora vive ad Accra da signore e non tornerebbe mai indietro. E poi c’è chi dalla Francia arriva qui e ci passa un anno e mezzo per sviluppare il programma solare di una Ong e chi da 43 anni vive nello stesso villaggio ai piedi di una montagna facendo la guida qualche volta a settimana…e ti racconta della volta in cui un americano lo ha portato a vedere l’aeroporto”.

Futuro?
“A settembre partirò per Stoccolma per cominciare la magistrale e poi si vedrà”.

Poi si vedrà, il ragazzo da “una vita in vacanza” gira i tacchi e se ne va.
Angela De Rubeis

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