Il Ponte

L’avventura di Mal di Plastica

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Dopo il varo e le prove di galleggiamento, Mal di Plastica è pronta a salpare dalla darsena di Rimini, il prossimo martedì 4 giugno, e arrivare a Venezia sabato 8.

Costruita con quasi 3mila bottiglie di plastica e materiale di recupero, come pallet, legni da cantiere, teloni di plastica e vecchie reti da pesca, Mal di Plastica è un catamarano di 6 metri per 3, spinto da due grandi vele e un motore a pedali, interamente realizzato da tre amici riminesi.

L’idea è quella di sensibilizzare sul tema della dispersione della plastica in mare, ma di farlo in modo “leggero”.

“Lasciamo i numeri e i dati a chi li conosce e li sa dare – racconta Matteo Munaretto, ideatore del progetto, realizzato insieme al fratello Piero Munaretto e a Stefano Rossini (io)- noi vogliamo dare un segnale e far parlare del problema ma con tono più ironico, non per sminuire, ma per coinvolgere”.

E a proposito di coinvolgimento, la prima parte del lavoro ha riguardato i bambini dell’Istituto Comprensivo Statale “Alighieri” Rimini, più di 900 bambini delle elementari che hanno fornito la parte galleggiante delle barca.

Il lavoro è stato possibile grazie al sostegno di Hera che ci ha donato più di mille borracce di alluminio, che noi abbiamo portato ai bambini delle elementari. Con loro abbiamo voluto lanciare un messaggio chiaro: “Dateci le vostre bottiglie che sono usa e getta, che diventano rifiuti pochi minuti dopo averle comperate, e prendete in cambio una bottiglietta che invece può essere riutilizzata tantissime volte”.

“I bambini sono impazziti continua Matteo – la bottiglia è diventata il loro orgoglio. Quando abbiamo parlato loro di dispersione delle plastiche in mare e pericoli dell’inquinamento sapevano già tutto, sono preparatissimi! E adesso utilizzano la borraccia tutti i giorni”.

Le bottiglie raccolte sono finite in dieci sacche realizzate con vecchie reti da pesca donateci dai marinai di Rimini, e poi sono state legate negli scomparti realizzati all’interno dei due scafi del catamarano.

La costruzione della barca è cominciata a ottobre scorso ed è finita a ridosso della partenza.

Ma quello che ci ha sorpresi di più, a quel punto, è stata la generosità e la partecipazione di tutti quelli che in qualche modo sono venuti a conoscenza del progetto. Citarli tutti sarebbe troppo lungo (ma li trovate tutti sul sito www.maldiplastica.it). Ognuno a suo modo ha voluto contribuire alla realizzazione di Mal di Plastica: chi donando del materiale, chi comprandoci strumentazioni o materiale per il lavoro, chi realizzando la vela o altre parti del natante, chi con una donazione economica, ma anche raccontandolo in giro e diffondendo la notizia.

Mal di Plastica parte con il patrocinio di Legambiente Emilia Romagna, Legambiente Veneto, Comune di Rimini e Regione Emilia Romagna.

E tra i tanti che ci hanno dato tutto l’appoggio possibile non possiamo non citare la Darsena di Rimini che ha ospitato la barca per l’ultimo mese di lavorazione – prima era nel magazzino del negozio SevenTeen di via Marecchiese mettendoci a disposizione ogni cosa. La data di partenza è fissata per martedì 4 giugno, tempo permettendo. L’appuntamento è alle ore 12 in darsena, dove, assieme a tutti quelli che ci hanno aiutato e a chiunque abbia voglia di venire a salutarci, ringrazieremo tutti e cominceremo la navigazione.

Da lì in avanti, per 4 giorni veleggeremo sottocosta – a circa 500 metri di distanza – fino all’approdo finale: la compagnia della Vela a Venezia.

“Sarà una navigazione «Slow Sail» – precisa Piero Munaretto, skipper dell’imbarcazione – siamo consapevoli che il nostro catamarano, che qualcuno ha giustamente chiamato catamarone riciclone, navigherà lentamente. Noi ci aspettiamo di andare ad un nodo o poco più col vento in poppa. Ma sarà l’occasione per fare un viaggio lento, sempre visibili dalla costa, accompagnati per alcuni tratti da chi vorrà fare un pezzo di tragitto con noi, in canoa, con la propria barca, in surf, o come preferisce, così da dare vita ad una carovana del mare. Avremo poi anche degli ospiti a bordo, che saranno portati e poi ripresi dalle imbarcazioni dei vari circoli che incontreremo sul nostro cammino. Uno di questi è Roberto Mercadini, attore, che si è innamorato del progetto e ha voluto assolutamente partecipare”.

“All’occorrenza abbiamo anche un motore a elica a pedali realizzato per noi dai ragazzi dell’En.aip Centro Zavatta. E per le emergenze un piccolo fuoribordo. Ma la nostra trazione principale sarà la vela. Tra l’altro una bellissima vela, coloratissima, realizzata con i ritagli delle tende da sole donati da Druma tende e Tendasole, cucita da Venanzio Ferri, con la grande scritta realizzata da Jean-Martin Grisar. Vela che non potrebbe stare su senza l’albero di 7 metri donatoci dal Cantiere Nautico Adriatico”.

Dalla partenza in poi, il viaggio diventerà ufficialmente un’avventura. Un’avventura? Nell’Adriatico, sottocosta tra Rimini e Venezia?

Ok, è vero, non stiamo veleggiando lungo le coste della Malesia, o tra le pericolose anse del Rio delle Amazzoni, ma in ogni caso stiamo parlando di una barca autoprogettata e autocostruita, tenuta a galla da sacche piene di bottiglie di plastica e con uno scheletro fatto di legno di scarto, limato e smussato ma sicuramente non pensato per fendere le onde e creare meno attrito possibile.

Per noi, dunque, è un’avventura.

Non sappiamo come la barca reggerà le onde, il vento, l’acqua e tutto quello che mette a dura prova imbarcazioni costruite con tutti i crismi e i migliori materiali a disposizione sul mercato.

Figuriamoci se non metterà a dura prova il catamarone riciclone!

“ Siamo molto soddisfatti di quanto fatto – dice Matteo – di averlo progettato, realizzato e soprattutto di aver coinvolto i bambini delle elementari, che hanno da subito amato il progetto. Da qui in poi, tutto quello che succederà sarà un successo!”.

E di cose, speriamo ne succederanno. In anteprima possiamo intanto dire che Mal di Plastica e un pezzo di equipaggio saranno sabato 22 giugno, anche al tendone di Al mèni, che quest’anno dà vita ad un’edizione plastic free.

Quando ho parlato di questo progetto a mio figlio, 13 anni, ha inanellato due belle risposte, una dietro l’altra, nell’ordine: “Tanto affondate”, e, “Ma a cosa serve? Mica cambierà niente?”.

Rispondo a quest’esplosione di entusiasmo preadolescenziale, che di tutti i problemi che può avere la barca, sicuramente non ci sarà quello del galleggiamento – come insegna Archimede.

Per quanto riguarda la seconda domanda, no. In effetti non cambieremo il mondo, ma ad oggi ci sono quasi mille bambini contenti di usare una borraccia e non più bottiglie di plastica. E chissà che a forza di parlare di inquinamento del mare, non cominciamo davvero ad affezionarci e a voler bene al nostro mare. Anche perché lui sopravviverà di certo senza di noi. Ma, senza un mare sano, noi no.

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