Il Ponte

Lavoro, le nuove frontiere del (social) recruiting

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Lavoro – Per voi che siete alla ricerca di un impiego, dimenticate le vecchie strade. I social network sono sempre più utili anche su questo fronte. Ma in che modo i recruiters li consultano per scegliere i candidati? Quali opportunità (e rischi) nascondono Facebook e Linkedin?

La ricerca del lavoro, che tutti conosciamo, è sempre difficile. Faticosa anche, talvolta incomprensibile. Con i tempi che cambiano in maniera repentina, inoltre, sembra essere qualcosa di enigmatico, “per pochi”. Abbiamo quindi intervistato Riccardo Schiappa, classe 1976, Socio fondatore, direttore marketing e vendite della Network Service, una Web Agency che lavora in maniera specifica in ambito alberghiero. Per conto degli alberghi la Network si occupa di generare business online attraverso marketing operativo, cercando quindi in giro per la rete la clientela giusta per quel tipo di struttura. Con Riccardo abbiamo quindi cercato di capire in che modo i datori di lavoro utilizzano i nuovi strumenti Social, come Facebook e Linkedin per decidere chi assumere.

In base alle tue esperienze negli ultimi anni la ricerca di un dipendente si fa in maniera differente?
“Una volta si guardava molto di più il curriculum e quello che c’era scritto all’interno. Oggi la decisione avviene solo dopo un colloquio e dopo aver capito che tipo di persona si ha davanti. La mentalità di quella persona deve essere una mentalità di autoformazione, ossia, un datore di lavoro ha interesse ad assumere una persona solo se si rende conto di avere davanti un soggetto che è in continua formazione, in continuo studio a proposito del proprio settore. Una persona che si aggiorna e che si forma con le proprie forze, senza aspettarsi che sia l’azienda a formarlo, ma offrendo la propria formazione all’azienda stessa. Purtroppo il mito del posto fisso non esiste più e la cosa importante oggi è stare al passo con il mondo che cambia e il proprio lavoro non deve essere facilmente sostituibile, più è sostituibile da molte persone, meno valore ho sul mercato del lavoro, per questo ci si deve perfezionare in continuazione. Bisogna distinguersi dalla massa”.

Cosa diresti ad una persona che si vuole presentare ad un’azienda per essere assunto?
“Devi stupire! Quando si va a fare un colloquio ci vogliono persone con leadership, personalità, con una mentalità aperta, particolare, che voglia stare al centro di un team. È importante avere le lauree e studiare, ma l’università italiana non ti forma in maniera specifica al mondo del lavoro, quindi devi imparare a formarti per conto tuo utilizzando le conoscenze acquisite studiando”.

E del curriculum?
“I curriculum non possono più essere quelli basilari di una volta. Devono avere un copywriting, una lettera che a me titolare mi emozioni, che mi racconti cosa mi può dare questo dipendente, come può intervenire per migliorare la mia azienda. Certamente poi si va a vedere che tipo di esperienze ci sono alle spalle, ma al primo impatto un datore di lavoro vuole essere stupito, emozionato. Le lettere di presentazione devono essere personalizzate e dirette al direttore dell’azienda e non alla mail della selezione del personale. Nel mio caso, per esempio, devono colpirmi. Se fossi uno che cerca lavoro, cercherei in tutti i modi di sapere il nome del responsabile assunzioni, e cercherei attraverso una lettera scritta con un copy persuasivo, di vendere in questo caso, la possibilità di essere selezionato per un colloquio”.

Allora mettiamo il caso che ho mandato il CV, accattivante e particolare e offro qualcosa che colpisce il datore di lavoro che a questo punto deve decidere se darmi un appuntamento per un colloquio. E me lo da. Cosa succede poi? È vero che subentrano i social network per informarsi su che tipo di persona si ha a che fare?
“Questo è un punto molto importante e davvero tanto sottovalutato. Che cosa fa il titolare o chiunque altro? Va sul mio profilo Facebook o Linkedin per sapere chi sono e tirar fuori più informazioni possibili su di me. Mettiamo il caso che sei un avvocato e al momento sei disoccupato. Se sul tuo profilo Facebook ci sono cose non inerenti al lavoro che fai, che hai fatto, alle tue ricerche personali e a quello che vorresti fare, come faccio io a capire che tipo di persona sei? Mi spiego meglio. Capita di fare questo tipo di ricerca, perché è in questo modo che un datore di lavoro utilizza i social network, cercando informazioni sull’eventuale dipendente. Se una persona pubblica solamente cose relative alla vita privata, alla vita sociale, delle proprie serate mondane e cose di questo tipo, io non mi rendo conte che per te è importante il lavoro che stai cercando da me. Questo è un grosso problema che però tu non sai di avere perché noi siamo quello che compare sui nostri profili social (se di persona non ci conosciamo). Detta così so che sembra drastica, ma è la realtà. Tutti noi ci divertiamo, usciamo e stiamo in compagnia degli amici, ma se assieme a queste cose non aggiungiamo anche delle informazioni, dei post di carattere divulgativo a proposito del nostro lavoro, nessuno mai sarà spinto a venire da noi per richiedere, in questo caso, una consulenza legale, negli altri casi, sapere che tu fai di tutto per essere lo “specialista” di una determinata disciplina sicuramente farà si che avrai un punteggio alto nella classifica dei candidati ad essere assunti nella tal azienda”.

Tu a questo punto cosa consiglieresti?
“Se parliamo di professionisti io farei il mio profilo personale chiuso con la privacy e darei l’amicizia solo a quelli che me la chiedono, che conosco e che non hanno a che fare con il mio business. Poi creerei una Fanpage aperta dove chiunque può seguirmi mettendo il like alla pagina. Io qui divulgo, spiego il mio lavoro, di cosa mi occupo. Facebook è meglio di uno psicologo. Visualizzo la tua pagina Facebook e ti dico chi sei e che tipo di persona sei e che problemi hai. È bene ricordarlo. Nel mondo del lavoro è così che vengono utilizzati”.

Sara Ceccarelli

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