Il Ponte

Lasciti testamentari – La solidarietà che resta

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Negli ultimi quattro anni la propensione degli italiani a destinare un lascito testamentario ad un’associazione benefica o no profit è salito del 55%. La cultura del lascito comincia a diffondersi tra i nostri connazionali che dichiarano – per il 66% – di conoscere l’opportunità di redigere un testamento solidale. Stiamo parlando di 7 italiani su 10.
Redattore Sociale ha recentemente riportato una stima elaborata dalla Fondazione Cariplo, su dati della Banca d’Italia sulla ricchezza degli italiani e quelli dell’Istat sull’aspettativa di vita. La proiezione arriva sino al 2020 e parla di un tesoretto che potrebbe valere dagli 11 ai 16 miliardi di euro. In poche parole questa cifra è quella che potrebbe essere donata agli enti del terzo settore considerando le 844mila famiglie che nei prossimi cinque anni saranno chiamati a gestire una successione. La ricerca è stata curata da Giampaolo Barbetta (Università Cattolica) che ha elaborato i numeri anche su periodi più lunghi, tanto che la stima arriva a ipotizzare che i lasciti testamentari potrebbero oscillare tra i 54 e i 76 miliardi di euro nel 2025 e tra i 100 e i 130 miliardi di euro nel 2030.
Il tema è caldo, tanto che a inizio mese è stato fatto il primo convegno nazionale sul “Testamento solidale. Una tradizione che guarda al futuro” nel quale si sono affrontati questi temi e i lavori svolti dalle associazioni (16 in tutta Italia) che hanno dato vita al Comitato Testamento. Ciò che ne viene fuori è che sempre più persone decidono di destinare parte dei propri averi per una causa benefica, non considerandola più solo una faccenda “da ricchi” o da famiglie che non hanno figli (45%, 10 punti in più rispetto al 2015), bensì come una buona azione che può essere compiuta da chiunque (30%, lo scorso anno era il 24%).
“Fare testamento – ha commentato Rosario Bartoli, portavoce del Comitato Testamento Solidale e Segretario Generale della Lega del Filo d’Oro – significa andare verso una versione positiva del futuro, avere la possibilità di sostenere il mondo del no profit anche quando non ci saremo più, aiutando la ricerca scientifica, i bambini in difficoltà e tutta la nostra società”.
E di esperienze positive e costruttive ce ne sono anche a casa nostra. Come quella della Goccia di Villa Verucchio (vedi articolo a lato) che aiuta da decenni persone con handicap, facendole lavorare in diversi contesti.

Angela De Rubeis

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