Home Attualita “La mia New York è una signora”

“La mia New York è una signora”

Vedere la vita da un obiettivo è sempre stata la sua passione. Scriverla con la luce, un sogno. Ma i sogni non sono facili da perseguire. Soprattutto se sei giovane, se ami la fotografia e se vivi in Italia. E così nel 2007 ha deciso di salire le scale di un aereo che l’ha portata fino in America. Destinazione New York. E lì che Giulia Piccari, riminese doc, vive e lavora. Immortala sfilate di moda, concerti, spettacoli teatrali, eventi privati e, la sua grande passione, i set cinematografici. Le sue foto sono state pubblicate da riviste e magazine di tutto il mondo. Noi l’abbiamo raggiunta pochi giorni dopo l’elezione di Obama e il passaggio di Sandy… Ma partiamo dall’inizio.

Giulia, raccontaci quando sei sbarcata nella Grande Mela.
“Sono arrivata a New York il 29 marzo 2007. È una di quelle date che sai che nel tempo, durtante gli anni e la vita, non ti dimenticherai mai… È una di quelle occasioni in cui dici se ce la faccio sto via un paio d’anni…. Ne sono passati cinque e mezzo e NY è diventata quasi un’amica, una signora da coccolare e studiare con calma. Ci vuole tempo perché si fidi di te.
A 20 anni ero a Londra per studiare inglese e poi mi sono affezionata alla fotografia e ho iniziato un corso al Westminster College. A 23 anni mi sono trasferita a Roma per iscrivermi ad un Master Triennale in fotografia all’Istituto Superiore di Fotografia. A 28 sono andata un anno in Florida alla ricerca dell’America e del suo modo di vivere. A 29 anni ho messo piede a NY. E non l’ho ancora tolto…”.

Spesso vediamo le tue foto pubblicate su diverse riviste, sei riuscita a coronare il tuo sogno.
“Diciamo che a New York ho trovato il successo professionale come non l’ho mai trovato prima. La città mi ha dato gli spazi, i complimenti, le pubblicazioni, le soddisfazioni, i pianti, quelli veri, e mi ha confermato che l’uomo che avevo scelto in Florida era quello giusto. Mi ha fatto entrare a lavorare alle sfilate di moda, nei backstage, sui set cinematografici; mi ha fatto incontrare movie star come Cindy Lauper, Oliver Stone, Gloria Estefan; mi ha fatto lavorare con l’Italia molto di più da qui che se fossi stata nella mia nazione; mi ha fatto ricevere complimenti da fotografi di calibro mondiale; mi ha fatto competere con fotografi americani più esperti di me e ha fatto in modo che fosse la mia, alla fine, la foto di copertina… Se non fosse che mi sono sudata ogni singola soddisfazione, forse, tornando indietro di cinque anni, non ci crederei neanche io e invece, nel tempo, ho imparato a usare i tempi, scrivere le email, attirare l’attenzione, giocare sulle mie qualità, in mezzo ad una folla di gente, ognuna coi propri sogni. Essere freelance ti permette di scegliere di fare solo le cose che ami, non ti pieghi ai compromessi, non accetti cose che non ti danno stimoli.

Tutto quello che faccio, se lo faccio, deve avere stima per il mio genere di fotografia reportagistica e devo averla io per quello che il cliente fa”.
Spostiamoci sull’attualità, ti va?

“Prego”.

Cosa significa la conferma di Obama a presidente degli Stati Uniti?
“Obama rappresenta gran parte della popolazione americana e non. Rappresenta anche gli immigrati come me. Rappresenta la libertà, l’essere tutti parte di un’unica nazione che se affonda, affonda con i sacrifici di tutti, ma se risorge non si lascia indietro nessuno e porta in alto anche le persone che non hanno creduto in lui. L’Europa stessa voleva Obama, lo stato di NY, come quello della California voleva Obama e così tutte le persone di classe media/bassa. Diciamo che Romney nel suo percorso politico degli ultimi mesi è incappato in diversi errori, si è contraddetto, è stato ripreso di nascosto in un discorso sbagliato e sleale e non ha saputo giocare bene le sue carte con persone del ceto medio/alto. Obama è il sogno americano, racconta la vita delle persone dall’est all’ovest e sa ispirare fiducia a chi la fiducia negli anni l’ha persa…”.

E con l’uragano Sandy come è andata?
“Sandy è arrivato pochi mesi dopo Irene. NY veniva già da una situazione allarmante che il sindaco Bloomberg aveva esagerato e non tutti sono stati capaci di ammettere quello che stava succedendo finché non è effettivamente successo. La cosa che forse ha innervosito è vedere le tv europee dare già per morte persone prima ancora che l’uragano stesso arrivasse. Quando poi Sandy è arrivato, alle 19, ha soffiato per qualche ora ed è svanito nello stesso modo in cui è giunto. Ha lasciato case distrutte, è saltata l’elettricità in diverse zone, se ne sono allagate altre.
Indubbiamente NY ha fatto tutto il possibile per ripararsi da tale disastro e ha sfruttato tutte le sue forze per ripristinare l’ordine e la vita della città. Ma non si è piegata, perché NY è una di quelle città che non lo farà mai. Si è unita, alleata, e piano piano si sta rialzando. Forse ci vorrà qualche settimana in più, ma NY è forte ed è una signora e, da signora, non si farà mai vedere piangere”.

E Rimini ti manca?
“Certo che sì! Mi mancano gli affetti, la famiglia, gli amici e il mare. Che non sarà l’Oceano ma che è sempre dentro di me”.

Francesco Barone

La foto è di Giulia Piccari