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La Gotham City del sesso a pagamento

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La realtà a volte supera la fantasia, e Rimini è la nuova Gotham City? Il paragone lo propone – anche senza i panni di Batman – il Questore Maurizio Improta. La questione “prostituzione” è davvero molto complessa e contribuisce ad un’immagine “oscura” da città del peccato. Il fenomeno è dilagante. “Cerchiamo di dare fastidio ai clienti attraverso una presenza sulle strade e creando un danno economico alle ’signorine’: – rivela il Quatore – toccare nelle tasche gli organizzatori della prostituzione potrebbe essere una soluzione”. Ma le difficoltà nella lotta al contrasto del “mestiere più antico del mondo” sono diverse. Sembra di essere sempre in salita. “La difficoltà per le forze dell’ordine è convincere la ragazza a parlare, a denunciare. E pensate anche ai proprietrai di residence, di alberghi che non registrano anzi favoriscono la prostituzione… Come possiamo noi intervenire, capire come contrastare questo fenomeno?”. La prostituzione, nemico che non si sconfigge? Il Questore Improta sembra allargare le braccia: “Le ragazze non denunciano più, mentre noi abbiamo bisogno di storie e testimonianze per intervenire”.
Le Unità di strada della Comunità Papa Giovanni XXIII che escono due volte a settimana di storie ne registrano a decine, anzi a centinaia. “Monitoriamo la zona della stazione, del grattacielo, il lungomare e la statale Adriatica. – racconta Silvia, dell’Unità di Strada – In una notte contattiamo un centinaio di ragazze. La maggioranza, 30/35 circa, sono rumene, una quindicina ungheresi oltre a qualche bulgara e qualche cinese. Più o meno una decina sono i transessuali. Ultimamente arrivano nazionalità difficilmente viste prima: peruviana o argentina”. E sono ricomparse anche le nigeriane: “con gli sbarchi e la tratta dei migranti sono decisamente in aumento”.
Non è chiaro quante minorenni ci siano. Le ragazze si dichiarano tutte maggiorenni per sfuggire ai controlli ma spesso, dall’aspetto fisico, ci sono pochi dubbi. “In estate e nei periodi in cui a Rimini ci sono importanti manifestazioni o fiere questo numero triplica. – prosegue il racconto Silvia – Spesso arrivano con macchine piene, colleghi di lavoro distinti e ben vestiti, per concludere in questo modo una cena d’affari”.
Non esiste una tipologia di cliente: vanno dai diciottenni che “festeggiano” la maggior età, ai ventenni in vacanza, trentenni (a volte uomini bellissimi, specificano i volontari) con l’adesivo sull’auto “bimbo a bordo” per arrivare fino agli ottantenni.
Le tariffe con la crisi si sono abbassate: si va dai 30 ai 50 euro a notte. Le nigeriane si accontentano di 30 euro, perché le bianche sono più richieste. Nei periodi migliori una ragazza arriva perfino a quindici prestazioni a notte. Ma i soldi non bastano mai… A volte le ’lucciole’ non mangiano neanche. Tra l’affitto del marciapiede, la percentuale al pappone e il canone mensile di “casa” va via tutto. Vivono nei residence tra Marina Centro e Miramare, dove una stanzetta con bagno costa mediamente 1.000 euro al mese: anche questo è sfruttamento.
E i clienti? “Spesso arrivano ubriachi, o sotto l’effetto di droga. Pretendono cose che le ragazze non vogliono fare, e le minacciano con coltelli o altro. Le picchiano e le violentano. Se proviamo a parlare con loro, a spiegare che la prostituzione è schiavitù, o dicono di non saperlo, o che no, la donna è libera, è uno scambio reciproco: sesso per soldi”.
La Comunità Papa Giovanni XXIII ha lanciato la campagna “Questo è il mio corpo”, sottoscritta da numerose persone, gruppi e associazioni. È una campagna a sostegno di un disegno di legge che prevede la punibilità del cliente.
Irene Ciambezi della APG XXIII è la referente per l’Unità di strada: “la prostituzione minorile in strada è allarmante – assicura – soprattutto quella delle nigeriane in seguito ai flussi di migranti. In strada finiscono ragazzine di 13/14 anni”.
Il tema è delicato, ne conviene il Questore Improta: “tante ragazze sono in strada ma tutte regolari: o comunitarie, o con il permesso soggiorno, o rifugiate politiche”. Ragazze violentate e costrette a prostituirsi già in Africa e inserite in un percorso criminale che prosegue anche da questa parte del Mediterraneo. “Con un permesso di soggiorno rischiamo di fare un favore alle organizzazioni criminali: abbiamo salvato le ragazze dal mare ma le stiamo preparando ad un’attività sul marciapiede dalla quale rischiano di non uscire più”.

Paolo Guiducci