Il Ponte

La Goccia, 40 anni di umanità

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Disabili e normodotati insieme da 40 anni, per lavorare l’uno accanto all’altro e crescere in umanità e condivisione. Questa esperienza singolare è quella che da quattro decenni anima La Goccia, la prima cooperativa del genere in Valmarecchia ed una delle prime sorte in tutta la Provincia di Rimini. Nata a Villa Verucchio nel 1977, per iniziativa di un gruppo di amici legati all’esperienza della Gioc, la casa contadina a due passi dal parco Marecchia, mattone dopo mattone è stata ristrutturata e ampliata fino ad assumere l’attuale importante conformazione.
La scintilla scoccò grazie a don Oreste. Invitato da Raffaella Dell’Omo nel “centro di lettura” ospitato nell’attuale Centro Civico, il “prete dalla tonaca lisa” parlò degli ultimi, di quelli che nessuno vuole perché è difficile capirli, ascoltarli, aiutarli. “Quell’incontro fu la scintilla che ci fece trovare la strada per vivere più concretamente la solidarietà con gli altri” ricorda Domenico Pasini, uno di quelli della prima ora, che ha messo nero su bianco i ricordi suoi e degli amici nel libretto stampato in occasione della festa dei 40 anni, Come il mormorio di un vento leggero. Il primo impegno fu seguire una ragazza, Paola, che nel periodo usciva dall’istituto. Ermanno Tomassini e Giuseppina Dolci in prima persona, e gli altri amici di supporto. Dopo Paola fu la volta di Barbara e Luisa, due gemelle di 10 anni che pur avendo famiglia, vivevano in istituto. Un periodo di volontariato alla casa famiglia della Papa Giovanni di Coriano, aiutò il gruppo ad avere le idee più chiare. E a mettere gli occhi su una casa disabitata di proprietà dell’ECA (Ente Comunale di Assistenza), ente che stava per essere eliminato. Venne accordata la concessione della casa in affitto. Un pomeriggio di novembre del 1977, Giancarlo Fabbri e Domenico varcarano la soglia della casa ex abitazione Migliarini. Da qui in avanti è tutto un aiuto, un prodigarsi di persone, di iniziative di raccolta fondi, di autotassazione (mille lire al mese). “Un movimento sotterraneo e a volte nascosto di persone, di donne a Villa che si davano da fare per essere anche loro parte di quel lavoro che si andava facendo alla «Casa»” ricorda con orgoglio il presidente Angelo Giovagnoli.
La struttura era quasi rimessa a nuovo e restaurata ma era ancora innominata. Quelli proposti non avevano fatto breccia nel cuore del gruppo. L’occhio cade su una poesia di Eugenio Pazzini, il grande dialettale di Verucchio. La storia di una goccia che cade dal cielo durante una giornata di pioggia. E non vuole che una volta caduta in terra, tutto finisca. Era nata “La Goccia”!
“È un luogo in cui le persone diversamente abili si sentono accolte e offrono il loro contributo – spiega il coordinatore Tiziana Rossi, 45 anni – ma nello stesso tempo è un luogo che educa ad una cultura dell’accoglienza e della solidarietà, senza barriere”. La Goccia ha festeggiato i suoi primi 40 anni con due giorni di festa, con la celebrazione eucaristica in parrocchia presieduta dal Vescovo, la festa in piazza Europa e il concerto nella Sala Romagna Mia.
Attualmente la onlus è suddivisa in due settori: il centro socio-riabilitativo semiresidenziale (centro diurno), e il laboratorio di meccanica: lavora parti meccaniche per conto terzi. Accoglie 19 ospiti, ai quali si aggiungono due ragazzi con borsa-lavoro, e 6 operatori del centro diurno, e 14 dipendenti dell’officina. La Goccia svolge attività con la scuola elementare di Villa Verucchio: dal multisport al teatro, fino a cucina e orto. Una goccia dopo l’altra.

Paolo Guiducci

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