Il Ponte

“La Fungar è la nostra grande famiglia”

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In Romagna hanno trovato l’America, nei funghi la loro missione. E pensare che questa regione, nell’immaginario collettivo, non è propriamente associata a questo prodotto. Loredana Alberti e Maddalena Zortea hanno fin da giovanissime accolto la sfida. Entrambe approdano in riviera, appena ventenni, negli anni Settanta. Entrambe arrivano dal freddo Trentino, Loredana accompagnata dal marito Tommaso Simoni, e Maddalena, scesa in Romagna come tanti giovani per fare la stagione, qui trova l’amore, Massimo Magnani, oggi unico romagnolo della squadra al timone della Fungar di Coriano. Un’avventura iniziata quasi per caso, che per queste due donne è stata al tempo stesso un percorso di lavoro e amicizia. Oggi, questa impresa è diventata una grande famiglia. Un esempio di produzione di qualità, ma anche di welfare, come dimostrato anche dal recente premio “Welfare Index PMI 2017”, primo indice di valutazione del livello del benessere aziendale nelle Piccole e Medie Imprese Italiane. La Fungar si è distinta su 3.422 aziende per “aver saputo rispondere – così si legge nella motivazione della giuria – con politiche di welfare mirate ai bisogni dei propri dipendenti”.
Domenica 30 aprile, in occasione delle giornate dedicate a Fattorie Aperte, anche noi abbiamo potuto avventurarci tra le serre, guidati dal profumo degli champignon coltivati nella fungaia, in ambiente protetto, e incuriositi soprattutto dalla grinta di Loredana e Maddalena, diventate negli anni come delle mamme e sorelle per i loro 80 dipendenti.

Loredana, arrivata in Riviera, avreste mai immaginato di costruire tutto questo?
“Assolutamente no. Il mio primo approccio con la Romagna non fu nemmeno facile. Ero motivatissima, ma dovetti scontrarmi con l’atteggiamento di certi imprenditori della costa, diciamo un po’ troppo pieni di sé. Mi ricordò quello di molti valligiani delle mie parti, quelli che hanno aperto attività nelle maggiori località turistiche e raggiunto il benessere in poco tempo. Nelle prime persone romagnole che ho incontrato non ho trovato, forse, quello spirito di accoglienza che mi aspettavo. Diversa è stata la storia di Maddalena, arrivata subito nella famiglia di un romagnolo vero”.

Da lì si è trasferita nell’entroterra. Una rinascita?
“Senz’altro. Insieme a Maddalena e ai nostri mariti, iniziata l’avventura alla Fungar, abbiamo subito deciso di vivere in azienda. Credo sia questa la scelta di un agricoltore vero. Alla nostra azienda noi dedichiamo 24 ore su 24 e il rapporto con la campagna per me è diventato una vera e propria dipendenza: non sarei più capace di vivere tra strade e traffico. Pensi che sono quattro giorni che non prendo la macchina. E sto benissimo!”.

Quanto ha inciso il vostro essere donna nella impostazione della vita aziendale?
“Molto. Non a caso la maggior parte delle nostre dipendenti sono donne, e mamme. Se all’inizio io e Maddalena ci siamo occupate prevalentemente della parte contabile, con il tempo abbiamo imparato a fare di tutto, per diventare imprenditrici a 360 gradi. Entrambe abbiamo avuto la fortuna di sfruttare la famosa pratica casa-bottega, e quando si hanno i figli piccoli è una grande comodità. Ora i nostri figli sono grandi ma cerchiamo di aiutare il più possibile i nostri dipendenti nelle politiche di conciliazione”.

In che modo?
“In azienda – ma preferisco parlare di grande famiglia, azienda mi ricorda troppo l’industria! – non esiste un orario fisso. L’orario di lavoro varia a seconda della necessità dei singoli dipendenti. Chi ha il figlio alla materna, chi al nido. Noi cominciamo alle 7 ma nessun nido apre a quest’ora. Ormai sono strutture più a vantaggio di chi vi lavora che di chi deve usufruire del servizio. E poi da noi si lavora anche il sabato e nei mesi estivi e, da questo punto di vista, i nidi di Riccione sono più flessibili di quelli di Coriano. Non è possibile che continuiamo a meravigliarci della scarsa natalità quando le mamme non hanno un appoggio”.

Voi avete anche moltissimi dipendenti stranieri. Cosa vuol dire essere una “Babele”?
“In realtà, fino a qualche anno fa ne avevamo molti di più. Le cinesi, ad esempio, erano la grande maggioranza. Per loro, grazie al costante aiuto di una mediatrice culturale, abbiamo organizzato tanti corsi di lingua. Avevamo solo tre parole per capirci, o i gesti, che però sono diversi anche quelli. E sempre per loro io e Maddalena abbiamo voluto applicare orari flessibili, per evitare la pratica, purtroppo diffusa in Cina, di partorire in Italia, mandare il bimbo in patria e riprenderlo da grande. Ma nessun figlio può crescere senza la madre. Non mi si venga a dire: «Tanto lo sento via Skype!». Noi fin da subito abbiamo aiutato queste donne ad iscrivere i bambini al nido (non conoscevano questa opportunità), andiamo a prendere i loro figli a scuola se loro non riescono, le aiutiamo ad organizzarsi. Abbiamo tante coppie e cerchiamo di permettere ai babbi e alle mamme di alternarsi nei turni”.

Oggi le cinesi alla Fungar sono di meno?
“Sì. Abbiamo ancora il gruppo ‘storico’, ma moltissime hanno messo su un’attività in proprio (un bar, un ristorante, un banco al mercato). Continuiamo però a sentirci. Pochi giorni fa si è sposato il figlio di una delle prime ragazze cinesi entrate in azienda. Anche noi siamo state invitate con le nostre famiglie e una delle frasi della cerimonia che mi sono rimaste più impresse è stata, tradotta: «Abbraccia tuo suocero e tua suocera come se fossi un bambino». Sa perché? Perché tra i cinesi non c’è l’abitudine di abbracciarsi tra adulti”.

Vi sentite delle “mosche bianche” in tempi in cui sembrano prevalere la paura dello straniero e la tendenza ad erigere muri?
“Guardi, nel mondo dell’agricoltura, soprattutto, sono tante le famiglie dove c’è lo straniero e mangia anche a casa tua. Forse fanno meno notizia. Noi non abbiamo mai lasciato correre su una cosa: la legalità. Se qualcuno si presenta senza il permesso di soggiorno, non può lavorare. Oggi per fortuna i nostri dipendenti hanno quasi tutti la carta di soggiorno, ma sa quante volte io e Maddalena li abbiamo accompagnati a rinnovare il permesso? Poi, nel momento in cui c’è legalità, tutti hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri. Noi li aiutiamo anche a fare il 730 o a pagare le multe. E tante volte le abbiamo pagate noi se loro, al momento, non avevano i soldi. Ce li hanno sempre restituiti. Capiscono il valore dell’aiuto”.

C’è in agricoltura un ritorno degli italiani, soprattutto dei giovani?
“Sì, noi l’abbiamo notato tantissimo. Puoi fare a meno dell’avvocato o del notaio, ma non del cibo”.

E i vostri figli, cosa faranno?
“Il figlio di Maddalena è laureato in Agraria ed è già in azienda. Mio figlio non può lavorare con noi per motivi di salute, ma la Fungar sarà anche in futuro sicuramente in ottime mani”.

Alessandra Leardini

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