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La Fondazione Carim e le “cugine” romagnole: un confronto

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Uno degli eventi organizzati dalla Fondazione in questi anni

In attesa di scoprire cosa succederà alla Fondazione Carim dopo la cessione totale della banca a Credit Agricole, un’analisi del patrimonio e delle risorse investite dal 2001 al 2016, comparato alle “cugine” romagnole

La Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini e la Carim, in attesa di completare il passaggio a Credit Agricole. Torniamo sulla vicenda. Dopo aver analizzato, nello scorso numero di TRE, la questione della vendita della principale banca riminese al colosso francese (“Carim salva, a che prezzo”), sottolineando come la crisi della Cassa riminese, con il collasso delle azioni, (arrivate a circa 50 centesimi l’una) abbia affossato soprattutto la Fondazione quale azionista di maggioranza, ora cerchiamo di capire cosa rischiamo di perdere con il crollo del patrimonio della stessa Fondazione Carim che, come noto, aveva come mission quella di investire sul territorio con i dividendi incassati dalle azioni della banca. In attesa di nuovi sviluppi sulle azioni Carim e sulla possibilità che per il patrimonio della Fondazione ci sia qualche speranza, proviamo a fare un confronto tra la Fondazione Cas- sa di Risparmio di Rimini e gli altri enti “cugini” romagnoli.

Come si evince dall’analisi di TRE, descritta nei grafici in pagina, dal 2001 al 2016, il patrimonio della Fondazione riminese è crollato da 288 a 56 milioni di euro, la “collega” di Cesena ha fatto ancora peggio passando da 109 a 27 milioni, l’omonima di Ravenna è scesa da 280 a 188 milioni di euro, mentre per la Fondazione della Cassa di Risparmio di Forlì il patrimonio e salito da 240 e 492 milioni di euro. Interessante anche il confronto sulle risorse investite sul territorio nei diversi settori (arte, formazione, volontariato, salute, sviluppo locale, assistenza sociale, ecc.). Complessivamente, sempre dal 2001 al 2016, gli investimenti erogati dalla Fondazione Carim si sono più che dimezzati, da 2,5 a 1,1 milioni di euro; ancora peggio
è successo a Cesena dove si sono quasi annullati, mentre quelli della Fondazione di Ravenna e Forlì sono quasi raddoppiati. Quale territorio abbia tratto maggiori vantaggi dalla gestione delle rispettive banche e Fondazioni è nei numeri: solo nel 2016 la provincia di Forlì ha avuto a disposizione, dalla rispettiva Fondazione, risorse dodici volte superiori a quella di Rimini.

 

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