Il Ponte

Se la donna ritrova il suo posto

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L’Ufficio Liturgico Diocesano promuove domenica 9 febbraio 2020, questa volta indipendentemente dall’istituzione dei ministri che solitamente seguiva, un convegno, momento di formazione rivolto non solo ai ministri istituiti, che avrà come titolo “La donna nella vita della Chiesa”. Perché proprio questa tematica?

«Per espresso desiderio del Santo Padre Francesco, la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha pubblicato un nuovo decreto, datato 3 giugno 2016, solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, con il quale la celebrazione di Santa Maria Maddalena, oggi memoria obbligatoria, sarà elevata nel Calendario Romano Generale al grado di festa.

La decisione si iscrive nell’attuale contesto ecclesiale, che domanda di riflettere più profondamente sulla dignità della donna, la nuova evangelizzazione e la grandezza del mistero della misericordia divina». Con questo decreto la Maddalena è stata equiparata agli apostoli, tornando ad essere “apostola apostolorum”.
Oltre a ciò Papa Francesco ha istituito una commissione di studio, composta da uomini e donne, per esaminare sotto il profilo storico e teologico la questione del diaconato femminile.

Cristo, sottolinea Enzo Bianchi nel suo libro Gesù e le donne, è stato innovativo ed eversivo nel suo rapportarsi all’ “altro (sic!) sesso”: basterebbe riprendere tutti i brani in cui è messo vis a vis con una donna per rendercene conto. Una di queste sarà perfino capace di “convertirlo” (Mc 7,24-30, la fede della donna pagana). Il suo stesso entourage era composto dai Dodici e da alcune (per Matteo «molte», cfr. 27,55) donne.

Lo stesso fondatore della comunità di Bose pone inoltre l’accento su diversi brani, un paio in particolare.

Il primo è Genesi, facendo notare come, se il testo più recente sulla creazione dell’uomo (Gn 1,1-2,3a) afferma che l’adam è stato creato «a immagine e somiglianza di Dio», «maschio e femmina», pertanto con pari dignità tra i due, il racconto più antico (Gn 2,4b-24) contiene però degli elementi misogini, figli di quella redazione letteraria in cui si respira la società patriarcale che li ha prodotti.

In quest’ultima narrazione la donna è infatti creata dopo l’uomo, non solo, ma dopo tutto e tutti (vegetazione e animali), poiché l’adam non trova «un aiuto corrispondente», “capace di stargli di fronte” se vogliamo approssimarci il più possibile al testo letterale ebraico. Tale messaggio, trasmesso nel tempo, ha finito per giustificare come “voluto da Dio” il primato dell’uomo sulla donna.

Il secondo testo preso in esame è invece la Prima lettera ai Corinzi dove, prima Paolo riconosce alla donna la possibilità di pregare e profetizzare nell’assemblea liturgica (11,5), mentre più avanti – forse non più l’Apostolo, ma un discepolo che scrive “a suo nome” – si dice: «Come in tutte le comunità dei santi, le donne nelle assemblee tacciano.. (e) Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti» (14,33-35). In tal modo, commenta Enzo Bianchi, «la donna cristiana, liberata da Gesù e rivestita della sua piena dignità, è tornata ben presto ad essere imbrigliata nelle immagini della tradizione patriarcale».

Nella liturgia, che non è solo “fonte e culmine” ma anche cartina di tornasole della vita della Chiesa, la donna non è tuttavia equiparata all’uomo, eppure, per chiudere con la stessa donna con la quale abbiamo iniziato, la Maddalena non solo è stata raffigurata mentre predica all’ambone (vedi le cattedrali di Marsiglia e Salamanca, la chiesa austriaca di Weitensfeld im Gurktal e alcuni codici), ma racchiude in sé le condizioni richieste ai Dodici per essere apostoli: a) ha seguito Gesù dalla Galilea; b) è stata testimone della sua morte e sepoltura; c) lo ha visto risorto; d) è stata da lui inviata!

La XLV Settimana di Studio dell’Associazione Professori di Liturgia, svoltasi a Verona dal 28 al 31 agosto 2017, ha anch’essa colto l’occasione per approfondire la tematica. Nella presentazione degli Atti dell’evento, il presidente Luigi Girardi ci invita a riflettere sul binomio “ministerialità-diversità di genere” sostenendo che esso è sintomo di «un notevole rinnovamento ecclesiologico, di cui la liturgia è sia recettrice sia promotrice.. Il caso eclatante è dato dai ministeri istituiti, che si vogliono riservati ai soli uomini.. (eppure) Gli accoliti sono una presenza minima, mentre i lettori istituiti sono praticamente assenti dalle comunità parrocchiali. Tuttavia sono.. molto più numerosi, i ministri straordinari della comunione, e sono in numero maggiore le donne a esercitare tale ministero».

Interrogarsi sulla figura della donna nella vita della Chiesa non pare dunque superfluo, anzi. Farlo in un momento come questo, caratterizzato tra l’altro dallo scandalo dei “femminicidi”, da un lato aiuta certo a cavalcarne l’onda emotiva, dall’altro ci sembra necessario e improcrastinabile. Domenica 9 febbraio, dalle ore 15 alle 19, presso il centro Tarkovskij di San Giuliano Mare, ci aiuteranno pertanto a riflettere quattro relatori, sperando in tal modo di offrirne il più possibile una visione d’insieme: la biblista Laura Paladino, lo storico della Chiesa don Gabriele Gozzi, l’esperto in iconografia Auro Panzetta e la pastora valdese Letizia Tomassone.

Cristian Messina

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