Il Ponte

La chiesa riminese interpella i giovani

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Il Documento conclusivo del Sinodo sui giovani (n. 120) era stato esplicito nell’indicare che il percorso fatto dai Vescovi nella loro assemblea andava adesso continuato in “processi di discernimento comunitari” fatti nelle Diocesi con tutto il popolo di Dio (“famiglie, istituti religiosi, associazioni, movimenti e i giovani stessi”). Lo stile, scrive il documento, “dovrebbe comprendere l’ascolto fraterno e il dialogo intergenerazionale, con lo scopo di elaborare orientamenti pastorali particolarmente attenti ai giovani emarginati e a quelli che hanno pochi o nessun contatto con le comunità ecclesiali”.
Su questi temi da tempo il Consiglio pastorale diocesano e l’Ufficio di Pastorale Giovanile da qualche mese stanno confrontandosi.
Abbiamo chiesto a don Maurizio Fabbri, Vicario generale di fare il punto sui lavori fatti.

Quali gli obiettivi di questo lavoro?
“Dando continuità al cammino del Sinodo e anche della nostra precedente Assemblea diocesana, vogliamo vivere una esperienza di Chiesa, giovani e adulti, che unisca due aspetti: interrogarsi sulle condizioni e modalità in cui può avvenire l’incontro dei giovani con Gesù, verificando l’esistente e aprendo strade nuove, e lasciarsi mettere in discussione dai giovani, per una conversione, un rinnovamento missionario delle nostre Comunità”.

Per fare questo cosa si propone?
“Di attivare un processo sinodale, non semplicemente delle iniziative, che trova nell’Assemblea Sinodale, prevista per marzo del 2020 un punto di arrivo e di partenza per un lavoro pastorale che veda i giovani protagonisti, sia prima che durante l’Assemblea diocesana. Naturalmente è previsto un coinvolgimento degli adulti e delle famiglie nei luoghi di partecipazione parrocchiale, zonale e delle aggregazioni laicali (CPP, Gruppi famiglie, Gruppi di ascolto della Parola)”.

Per giovani quale età si intende?
“Abbiamo previsto come riferimento due fasce di età: 16-18 e 19-30 anni”.

Quali saranno le prime tappe di questo percorso?
“Si è creato un Comitato specifico che accompagni e precisi il cammino verso l’Assemblea. Ne fanno parte: un prete e almeno due giovani come rappresentanti/ referenti di ogni Vicariato; un rappresentante delle Aggregazioni Giovanili più significative (AC, Agesci, CL, Papa Giovanni XXIII, Punto Giovane); un rappresentante dei religiosi, il Direttivo della Pastorale Giovanile/Vocazionale”.

I Vicariati come verranno coinvolti?
“Il Vescovo desidera incontrare, ascoltare, condividere il cammino dei giovani e educatori di ogni Zona per lanciare il percorso verso l’assemblea sinodale. In uno stile semplice, informale, di famiglia. Si vorrebbe far ‘scoccare la scintilla’ del camminare insieme verso l’Assemblea, facendo convergere realtà ecclesiali (e non solo) diverse”.

Quali giovani verranno invitati a questi incontri di Vicariato col Vescovo?
“Giovani dai 17/18 anni in su, non solo appartenenti a gruppi ecclesiali. Sarebbe bello allargare l’invito anche a giovani che non partecipano a gruppi o associazioni ecclesiali. Certo anche giovani e adulti che svolgono un compito di educatori in varie forme: Educatori associativi, Insegnanti di religione, allenatori sportivi, come pure, naturalmente, i loro sacerdoti”.

Avete pensato anche a come dovrebbero svolgersi questi incontri?
“I giovani devono sentirsi protagonisti nel pensare come e cosa condividere: ’cosa vorremmo dire e far conoscere al nostro Vescovo?’
Per facilitare questo occorre creare un clima informale e gioioso in un ambiente accogliente, con canti e altro che aiuti la comunicazione.
Potrebbe esserci qualche testimonianza personale di giovani ed educatori su come sta vivendo il loro cammino di fede, sulle ragioni del proprio servizio educativo…
Come pure comunicare esperienze belle vissute dalle singole realtà ecclesiali sul territorio (a livello di evangelizzazione, di fraternità, di servizio..) con i linguaggi che i giovani ritengono più loro (video, canzoni…)”.

Il Vescovo ascolterà soltanto?
“I giovani possono porre al vescovo alcune domande sulla propria esperienza di vita, ricerca di fede… Il vescovo soprattutto ascolterà poi inviterà a coinvolgersi pienamente nel cammino verso l’assemblea sinodale diocesana (laboratori, pellegrinaggio Terra Santa etc..)”.

Hai parlato di laboratori. Su quali temi?
“Le aree tematiche individuate sono tante. Naturalmente dovremo individuare alcuni ambiti e in cui raccogliere dei sotto temi, che saranno quelli su cui lavorerà l’assemblea sinodale del marzo 2020.
Questi, per ora, i molti temi emersi: valore delle relazioni e vita fraterna (cfr. Documento conclusivo del Sinodo n.143); incontro con Gesù nella Parola e nella Liturgia eucaristica (cfr. n. 51.134); vocazione, cammini di santità; valore del corpo, sessualità e Vangelo (cfr. 39.149-150); servizio e condivisione con i poveri e migranti (cfr. nn.137.147); l’esperienza della malattia e fragilità; futuro e lavoro; impegno per il creato, la pace e la politica; il WEB (cfr. n.21-24.145); sport e tempo libero (cfr. n.47); scuola/università (cfr. n.158); relazione giovani e adulti/famiglia; presenza e protagonismo dei giovani nelle Comunità parrocchiali (cfr.nn.18.128-130; formazione di educatori/accompagnatori autorevoli e credibili (cfr. nn.97.102. 133.); relazione con il sacerdote e altre figure educative”.

Dove saranno realizzati questi “laboratori” che precederanno l’Assemblea?
“Gi ambiti possono essere i più diversi, dalle parrocchie alle aggregazioni laicali, dagli Uffici pastorali ai gruppi giovanili, dall’ora di religione alle convivenze comunitarie”.

Qualche idea è già chiara sulla organizzazione dell’assemblea diocesana del marzo 2020?
“Per ora abbiamo una ipotesi di titolo: ’Con i giovani per un nuovo volto di Chiesa’.
Sullo svolgimento c’è qualche proposta. Potrebbe essere un’esperienza h24 a misura di giovani con possibilità di ospitalità nelle famiglie. Occorrerebbe pensare a qualche iniziativa la notte del sabato sera, come nel pre-sinodo di Roma. Anche la liturgia potrebbe essere valorizzata in tono giovanile, come pure si potrebbe creare anche un momento di festa comune animata dai giovani per tutti. I “delegati” delle parrocchie dovrebbero essere almeno per il 50% della fascia di età fra i 16 e i 30 anni”.

Buon lavoro.

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